La fatica del Milan di Allegri: così gli impegni doppi diventano una trappola
La buona notizia per Max Allegri è che dopo questo sforzo non ci saranno altri incroci pericolosi. Basta settimane con impegni doppi (o tripli), così da poter sfruttare al massimo il vantaggio di avere cicli di riposo e lavoro adeguati per preparare le partite di campionato mentre le avversarie per la corsa a un posto nella prossima Champions League saranno obbligate a dispendiose sfide in Europa. E’ una buona notizia per il Milan, costruito con una rosa ridotta all’osso e nel quale le alternative ai titolari stanno faticando ad emergere.
Il pomeriggio da incubo a Firenze lo ha confermato, bocciando quasi senza appello Estupinian e rimandando Jashari e Ricci mentre i rossoneri stanno cominciando a ricevere qualche risposta da Nkunku. L’uomo costato 40 milioni di euro e che fin qui era finito in un cono d’ombra.
Tralasciando la trasferta araba di Supercoppa Italiana, chiusa rapidamente contro il Napoli, il Milan a metà stagione ha perso 2 partite e ne ha pareggiate 7 e basta dare un’occhiata al calendario per verificare come uno dei due ko, quello contro la Lazio in Coppa Italia, e ben 4 pareggi siano coincisi con i famosi “doppi impegni”. Che Allegri ha dovuto affrontare solo in quattro minicicli da settembre a gennaio, ma che sono costati cari alla sua squadra.
Milan, tutti i risultati nelle settimane con impegni multipli
E’ andata bene solo all’inizio. A settembre il Milan era passato indenne dalla settimana aperta con l’ottima prestazione a Udine in campionato (0-3 convincente), proseguita con la sgambata casalinga di Coppa Italia contro il Lecce (altro 3-0) e chiusa con il successo a San Siro affrontando il Napoli campione d’Italia (2-1). Tre partite in otto giorni, tre vittorie.
Da lì in poi, però, la musica è cambiata. Tra il 24 ottobre e il 2 novembre, ad esempio, sono arrivati i pareggi consecutivi contro Pisa (2-2) e Atalanta (1-1 il 28 ottobre) prima del pieno di punti e fiducia nello scontro diretto con la Roma a San Siro (1-0).
A inizio inverno, schema simile. Il 29 novembre vittoria contro la Lazio a San Siro (1-0), eliminazione per mano dei biancocelesti all’Olimpico cinque giorni più tardi e poi blitz esterno con il Torino (2-3) il giorno dell’Immacolata Concezione. Fino ad arrivare alla strettissima attualità: doppio pari contro Genoa (2-2 l’8 gennaio) e Fiorentina (1-1 tre giorni più tardi) e ora altre due fatiche ravvicinate a Como (15 gennaio, recupero del turno saltato per andare in Arabia Saudita) e con il Lecce (18 gennaio). Un calendario da circolino rosso.
Allegri e il turn over gestito male
A Firenze Allegri ha dato fondo a un turn over massiccio. Oltre a dover sostituire Tomori squalificato, ha lasciato fuori altri cinque protagonisti della fatica di tre giorni prima contro il Genoa: Bartesaghi, Fofana, Modric, Rabiot e Leao. Non esiste controprova, dal momento che anche con il Grifone è arrivato un soffertissimo pareggio, ma la sensazione è che si potesse spalmare in maniera più equilibrata la rotazione anche se è evidente il tentativo di avere poi tutti i titolarissimi nella dura trasferta a Como.
In ogni caso, Allegri ha ricevuto risposte inadeguate da buona parte delle alternative e questo è un problema anche se la circostanza del “doppio impegno” da febbraio in poi non riguarderà più il Milan. L’alibi delle 64 ore di riposo tra i primi due match non regge: sono poche, ma è un problema che riguarda anche le altre e non uno sgarbo fatto ai rossoneri. e basta incrociare partite e date di tutte le big per rendersene conto e smontare una polemica alimentata in maniera pretestuosa.
Milan, ecco quanti minuti stanno in campo i titolarissimi
La realtà è che le ristrettezze della rosa messa a disposizione e qualche circostanza sfortunata (gli infortuni di Leao e Pulisic) o di campo (il pessimo rendimento di alcuni) ha costretto Allegri a spremere i suoi titolarissimi pur dovendosi occupare praticamente solo del campionato. I numeri lo confermano in maniera incontrovertibile.
Nelle prime 19 partite della Serie A della stagione, in pratica un girone anche se nella realtà manca il recupero a Como sostituito dalla sfida con la Fiorentina, ci sono 9 giocatori che sono stati in campo per almeno due terzi del minutaggio massimo. E di questi ce ne sono 6 con oltre il 75% di impiego: Saelemaekers (1.628 minuti su 1.710), Maignan (1.586), Modric (1.575), Pavlovic (1.537), Gabbia (1.496) e Tomori (1.312).
Gli altri sono Fofana (1.209), Bartesaghi (1.122) e Rabiot (1.020). Di fatto una squadra di titolarissimi che non cambia mai e il sospetto è che se Leao (849) e Pulisic (786) non fossero stati spesso ai box il quadro sarebbe stato delineato in maniera completa.
Le conclusioni sono due: Allegri non può fidarsi oltre al manipolo di quelli su cui sta costruendo la rincorsa alla zona Champions League e molti di questi giocatori stanno cumulando un minutaggio non dissimile a quello di colleghi di altre big che si devono confrontare con gli impegni internazionali. Può sembrare un paradosso, ma è così. Due stakanovisti riconosciuti come McTominay, che sta sopperendo alle assenze nel centrocampo napoletano, e Barella hanno rispettivamente 2.261 e 1.895 minuti già trascorsi in campo in tutte le competizioni (nazionali escluse); Saelemaekers (1.907) e Pavlovic (1.886) non sono molto distanti e lo stesso Modric, simbolo delle necessità di dosare gli sforzi causa carta di identità, è a quota 1.623.