Delitto Rosboch 10 anni dopo, il procuratore Ferrando e l’intuizione del confronto diretto
CASTELLAMONTE. Oltre la tragedia, quella del delitto Rosboch fu prima di tutto una grande vicenda giudiziaria, nella quale le personalità degli attori coinvolti giocarono un ruolo chiave nel rendere difficile farsi un quadro completo dei fatti.
Un compito riuscito solo grazie a una grande inchiesta condotta in modo esemplare e all’intuizione del procuratore Giuseppe Ferrando: «Seguii tutta la vicenda dall’inizio, fin dalla sparizione di Gloria - ricorda -. La prima traccia fu la querela per truffa presentata da Rosboch ai carabinieri l’anno prima. Da lì in poi emersero ulteriori elementi, tabulati di celle telefoniche e filmati di videocamere di sorveglianza che ripresero l’auto di Obert. La seconda traccia fu la presenza di due schede telefoniche, entrambe intestate a Obert, che si chiamavano tra loro. Questo elemento ci permise di interrogare l’uomo, che crollò rivelandoci dove si trovava il corpo».
Una volta riconosciuta la donna, iniziò il rimpallo di responsabilità tra Defilippi e Obert su chi fosse l’autore materiale del delitto: «Da una parte avevamo Gabriele - racconta Ferrando -. Mi colpì la sua sicurezza anche nell’affermare il falso, accusando Obert di qualsiasi nefandezza, compresa una violenza sessuale a suo danno. Una linea che avrebbe tenuto per moltissimo tempo, fin quasi alla fine del processo, quando infine confessò. Dall’altra parte c’era Obert, una personalità mite e sostanzialmente inoffensiva, ma invaghito del ragazzo, annientato dalla personalità più forte e trascinato da quest’ultimo».
Per stabilire le responsabilità materiali, si sarebbe rivelata fondamentale l’intuizione di un confronto diretto tra i due: «Obert è una persona con una dialettica molto più modesta di Defilippi - racconta l’avvocato dell’uomo Celere Spaziante -. Partiva quindi svantaggiato nel confronto. Per una settimana cercai di spiegargli come comportarsi, e ci riuscii infine con una metafora calcistica, sport del quale l’uomo è appassionato: la finale di Uefa 2012, tra Bayern Monaco e Chelsea, dove quest’ultima, svantaggiata, giocò in difesa buona parte della partita, riuscendo poi a vincere ai rigori, quando gli avversari erano ormai stanchi. La stessa cosa fece Obert, passando tutta la prima parte del confronto a difendersi dalle accuse di Defilippi. Quando arrivò la pausa per il pranzo, Obert mangiò, rimanendo in forze, mentre Defilippi non lo fece: stanco dalla giornata, nella seconda parte del confronto il ragazzo cominciò ad avere dei lapsus. Da lì in poi divenne chiaro al procuratore da che lato stesse la menzogna».