Chiusura sedi Konecta di Ivrea ed Asti, la Regione dice no.Tavolo permanente su telecomunicazioni
IVREA
Se Konecta appare determinata a proseguire nel proprio piano industriale, che prevede la chiusura delle sedi di Ivrea e Asti con il trasferimento di oltre mille lavoratori a Torino entro giugno, la Regione Piemonte prova a contrastare una decisione che rischia di avere pesanti ricadute sociali ed economiche sui territori coinvolti. Ieri mattina, sotto il Grattacielo della Regione, oltre 350 lavoratori Konecta hanno partecipato allo sciopero proclamato dai sindacati, con un’adesione che ha raggiunto il 90 per cento, a testimonianza di una mobilitazione compatta e determinata.
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La giornata è culminata con il tavolo istituzionale convocato in Sala Giunta, dal quale è emerso un messaggio chiaro: nessun passo indietro sulla difesa del lavoro, della continuità produttiva e dei presidi occupazionali nei territori. Al confronto hanno preso parte i sindaci di Ivrea e Asti, amministratori locali, consiglieri regionali e rappresentanze sindacali. Il tavolo, coordinato dall’assessore alle Attività produttive Andrea Tronzano, ha visto anche il collegamento da Bruxelles del presidente della Regione Alberto Cirio, insieme agli assessori Marco Gabusi e Maurizio Marrone. La prosecuzione dell’interlocuzione sarà ora affidata al vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino.
Durante l’incontro di dicembre in Confindustria Canavese, Konecta ha motivato la scelta di chiudere le sedi di Ivrea e Asti richiamando costi ritenuti eccessivi, non solo sul fronte del personale, ma anche per affitti ed energia. Su questo punto la Regione ha manifestato la disponibilità a valutare interventi di sostegno, in particolare sui costi energetici e sugli immobili. A Ivrea, il sindaco aveva già avviato un confronto con la proprietà degli uffici di via Jervis, che si era detta disponibile a rivedere le condizioni contrattuali.
Secondo i piani dell’azienda, multinazionale spagnola del customer care e dei servizi digitali, le attività verrebbero accorpate nella sede torinese, con spostamenti forzati e disagi significativi per circa 700 lavoratori di Ivrea e 400 di Asti. Un’ipotesi che, come hanno evidenziato sindacati e amministratori, rischia di tradursi in una perdita occupazionale indiretta, poiché non tutti i dipendenti sarebbero nelle condizioni di accettare il trasferimento.
«Nei prossimi giorni convocheremo l’azienda per aprire un confronto diretto, sia con i vertici italiani sia con la casa madre spagnola – ha spiegato il presidente Cirio – affinché si discuta seriamente di alternative concrete alla chiusura dei siti». La Regione ha ribadito la propria disponibilità a investire nella formazione professionale e nella digitalizzazione, settori considerati strategici per il futuro delle telecomunicazioni in Piemonte.
Sulla stessa linea il vicepresidente Chiorino, che ha escluso scorciatoie o rassegnazione, assicurando l’utilizzo di tutti gli strumenti regionali a sostegno dei lavoratori. Tronzano ha sottolineato come Asti e Ivrea non siano realtà marginali, ma nodi fondamentali di un sistema produttivo diffuso che la Regione intende preservare, annunciando anche la creazione di un tavolo permanente sul settore delle telecomunicazioni.
Dal territorio, il sindaco di Ivrea Matteo Chiantore ha evidenziato come la domanda di servizi digitali da parte di enti pubblici, Asl e Comuni sia in forte crescita, aprendo spazi concreti di incontro tra domanda e offerta. Una prospettiva condivisa anche dagli assessori Gabusi e Marrone, che hanno richiamato risorse già disponibili per la digitalizzazione e il welfare, con l’auspicio che possano contribuire a dare ossigeno a un settore in forte difficoltà. «Siamo pronti a ripartire 3,7 milioni di euro, provenienti dal MEF, per promuovere la digitalizzazione dei servizi delle ATC agli inquilini e aiutare i servizi socio assistenziali dei comuni piemontesi a dotarsi delle cartelle informatizzate dei cittadini assistiti .- spiega Marrone -. L’auspicio è che queste risorse welfare possano contribuire a dare ossigeno ad un settore che rischia un'emergenza disoccupazione sui nostri territori, come dimostra la crisi Konecta».
La vertenza Konecta resta dunque aperta, con la Regione che tenta di costruire un’alternativa alle chiusure, mentre lavoratori e territori attendono risposte che mettano al centro occupazione e futuro produttivo.