Mazzè, chiede aiuto per i debiti riceve truffe e tentate estorsioni
Mazzè
Quattro anni e mezzo. È la pena chiesta dalla pm Elena Parato per Giovanni Faranda, 64enne di San Maurizio Canavese, accusato di truffa e tentata estorsione di un 51enne di Mazzè, prima agricoltore poi imprenditore edile, trovatosi alle prese con problemi finanziari che Faranda gli aveva assicurato di poter ripianare. Una vicenda in cui figurano anche altri imputati, ma con posizioni marginali e legate strettamente alla prima: così per Graziella Restuccia, 38 anni di Venaria, accusata della sola truffa, è stato chiesto un anno e tre mesi di reclusione. Per Cataldo Munafò, muratore 60enne di San Francesco al Campo, accusato di furto di assi di legno e canaline di scolo, per un valore di 600 euro, sono stati chiesti invece 8 mesi. Per Amjad Hakiki, 34enne di San Maurizio Canavese, la pm ha formulato una richiesta di 3 mesi di pena per una minaccia. L’avvocato Giuseppe Pipitone, che difende tutti gli imputati, si è soffermato per lo più sulla posizione di Faranda, perché è quella che regge l’intero impianto accusatorio. «In realtà tra i due c’era un rapporto professionale e la parte offesa ha denunciato per tutelarsi», ha sostenuto Pipitone, chiedendo l’assoluzione per tutti perché i fatti non sussistono o non costituiscono reato.
La truffa è il capo di imputazione che sostiene tutto il processo. Secondo la pm Elena Parato, Faranda si sarebbe presentato al 51enne come poliziotto e presidente di una non meglio precisata Onlus che gli avrebbe permesso, tra le altre cose, l’accesso a crediti bancari per ripianare i suoi debiti. Lo avrebbe convinto anche a firmare una procura generale con poteri di amministrazione ordinaria e straordinaria su tutti i suoi beni e per suo conto avrebbe recuperato un credito di 4mila euro, senza poi trasferirgli il denaro. Avrebbe inoltre venduto per suo conto un trattore per 36mila euro nel 2018, versando alla persona offesa solo un acconto da 10mila euro. Inoltre avrebbe indotto il 51enne a convincere la moglie e la suocera a vendere un appartamento a Restuccia - che torna in più episodi della presuntatruffa - come titolare della Dima srl, un alloggio a Mazzè per 100mila euro di cui le signore non sono mai entrate in possesso perché pagati con assegni in seguito annullati.
Ci sarebbero poi due tentate estorsioni, con mazze da baseball e una pistola, contestate a Faranda, nei confronti del 51enne e di persone con cui lui aveva un contenzioso per la costruzione di alloggi.
Insieme al mazzadiese, più di una vittima si è costituita parte civile attraverso l’avvocata Anna Scaroina che ha spiegato in sede di discussione: «L’imputato ha manipolato e falsificato numerosi documenti, allo scopo di gettare discredito sul mio assistito, che si è trovato in grave condizione di prostrazione psicologica, spogliato di beni mobili e immobili. Il quadro probatorio emerso e ben descritto dalla pm dà un’ampia rappresentazione di una serie di soggetti lo hanno preso di mira perché pur non avendo soldi liquidi, era un soggetto capiente. Si sono presentati come amici, poi si sono rivelati tutt’altro».