Armi all’Ucraina, alla Camera 2 leghisti votano contro: “Basta soldi a Kiev, ha ragione Vannacci”. Al Senato “strappo” di Borghi
Sul prosieguo del sostegno militare all’Ucraina si apre una crepa nella Lega. Nel corso delle votazioni parlamentari sulle comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, due deputati della Lega hanno votato contro la risoluzione di maggioranza che conferma l’invio di aiuti militari a Kiev, segnando uno strappo politico che si è riflesso anche al Senato.
Alla Camera dei deputati, nell’aula di Montecitorio, l’Assemblea era chiamata a esprimersi sulle risoluzioni presentate a seguito delle comunicazioni di Crosetto in vista dei prossimi impegni internazionali dell’Italia. Quella presentata dalla maggioranza ribadisce la linea del governo: continuità nell’appoggio a Kiev, in coordinamento con Nato e Unione europea. Su questo punto, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, deputati del Carroccio, hanno votato no. A loro si è aggiunto Emanuele Pozzolo, eletto con Fratelli d’Italia e poi passato al gruppo Misto.
Poco prima del voto, in piazza Montecitorio, una decina di attivisti dell’associazione “Mondo al Contrario – Team Vannacci Roma Caput Mundi” ha esposto uno striscione con la scritta: “Basta finanziamenti a Kiev per le armi. Le risorse per i cittadini italiani». Un’iniziativa che ha fatto da cornice simbolica alla dissidenza leghista in Aula. Interpellato dai giornalisti, Rossano Sasso ha riconosciuto una vicinanza culturale con quell’area: “Vannacci è vicesegretario della Lega, è evidente che esista un’affinità”, ha detto, senza però parlare esplicitamente di una nuova corrente interna. “Non commento il voto di altri parlamentari. Io ho sempre avuto una posizione chiara circa l’invio di armi e il sostegno economico all’Ucraina, e sono sempre stato coerente. Chi oggi ha votato contro credo lo abbia fatto per la stessa coerenza”, ha commentato lo stesso Vannacci. “La strategia di cessione di armi e denaro a Kiev che dura da 4 anni ha dato risultati tutt’altro che positivi – aggiunge l’europarlamentare leghista -. È venuta l’ora di cambiare strategia”.
La linea politica è stata ribadita dallo stesso Sasso anche sui social. In un post su Facebook, il deputato leghista ha rivendicato il voto contrario spiegando di aver detto “no all’invio di soldi e armi a Zelensky” e interrogandosi su quale sia il reale interesse nazionale italiano. Secondo Sasso, la prosecuzione degli aiuti militari non favorirebbe il processo di pace e risponderebbe più alle pressioni europee che alla volontà della maggioranza degli italiani.
Anche Ziello ha motivato la sua scelta: “Si continua a inviare armi con un modello fallimentare che non ha portato alcun risultato concreto da un punto di vista non soltanto militare, ma tanti danni invece da un punto di vista economico al nostro Paese, dal costo delle bollette alle stelle, fino al prezzo dei carburanti sempre più elevato. Per tutti questi motivi ho votato contro, anche per una questione di coscienza”.
Lo strappo si è ripetuto poche ore dopo al Senato, dove la stessa mozione è stata messa ai voti per alzata di mano. In questo caso non si sono registrati voti contrari formali, ma si è consumata una dissociazione significativa: il leghista Claudio Borghi non ha partecipato al voto, confermando una posizione critica già espressa in altre occasioni. Anche Erika Stefani, inizialmente indicata come contraria, ha poi precisato di aver votato “convintamente” a favore. Assente al momento del voto il capogruppo leghista Massimiliano Romeo, che aveva tuttavia preso parte al dibattito.
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