Crans-Montana, la Procura chiede 400mila franchi di cauzione per la libertà di Jacques e Jessica Moretti
La procura generale di Sion, in Svizzera, ha richiesto una cauzione complessiva di 400mila franchi (circa 430mila euro), ovvero 200 mila a testa per concedere la libertà a Jacques e Jessica Moretti, proprietari del Constellation di Crans-Montana, dove sono morte nel rogo di Capodanno 40 persone e 116 sono rimaste ferite. Lo rivela la televisione svizzera Rts. Su questa istanza deve ancora pronunciarsi il Tribunale per le misure coercitive. I due sono accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi. Attualmente l’imprenditore francese è in carcere e sua moglie è sottoposta ad alcune misure cautelari come l’obbligo di firma e il divieto di espatrio.
Da Bruxelles intanto la portavoce della Commissione europea, Arianna Podestà, interpellata durante il briefing quotidiano sulla richiesta all’esecutivo Ue del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano di costituirsi parte civile, ha risposto che “la Commissione può partecipare ai procedimenti giudiziari nazionali solo quando devono essere rappresentati interessi o diritti previsti dai Trattati europei” e “alle condizioni che disciplinano l’ammissione ai procedimenti giudiziari previste dal diritto nazionale pertinente”. Podestà non ha risposto alla domanda esplicita se la Commissione si costituirà effettivamente parte civile. “Abbiamo visto notizie di stampa su questa vicenda”, ha replicato circa l’arrivo o meno di una richiesta italiana in tal senso. Intanto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha riferito di avere avviato una riflessione sull’ipotesi di vietare le candele scintillanti e altri artifici pirotecnici nei locali pubblici, come annunciato dalla premier Giorgia Meloni.
Ieri Palazzo Chigi, che ha incontrato le famiglie italiane delle vittime, ha delineato il percorso per assicurare sostegno concreto ai familiari e garantire la rappresentanza degli interessi delle vittime, anche a livello europeo confermando la volontà di costituirsi parte civile, coinvolgendo anche la Commissione nel procedimento in Svizzera. Mantovano ha informato che l’Avvocatura dello Stato “si sta attivando nella prospettiva che l’Italia si costituisca parte civile per la tragedia di Crans-Montana“. La linea del governo è stata chiara da subito a aveva anche annunciato la volontà di fare richiesta alla Commissione. A ribadire una vicinanza concreta, proprio l’Avvocatura, che seguirà la vicenda passo passo: “La nostra presenza, costituendoci parte civile, non è solo formale ma sostanziale. Così le famiglie sanno di non essere sole: questo è il senso della nostra presenza. Il segnale deve arrivare chiaro e forte: noi siamo con le famiglie”, ha precisato l’avvocato generale Gabriella Palmieri Sandulli.
Alessandro Vaccaro, uno dei legali dei familiari, ha spiegato che è stato deciso di organizzarsi in un coordinamento unitario per farsi ascoltare con “una voce unica”. Parlando a nome dei suoi assisiti, ha sottolineato cosa abbia significato l’incontro di oggi: “È stato molto importante, e a nome di tutti i parenti delle vittime e anche dei colleghi che erano presenti, non posso far altro che ringraziare il Governo, non solo per il sostegno ma anche per la vicinanza che ci danno”. La questione, ha chiarito l’avvocato, “non sono i risarcimenti, il dolore delle famiglie in questo momento è ben lontano dal discorso del risarcimento. La questione è accertare i fatti“. Sul piano giudiziario, è intanto il ministro della Giustizia Carlo Nordio a illustrare la collaborazione con le autorità svizzere, evidenziando differenze normative e possibilità di indagini in Italia: “La collaborazione è buona, le difficoltà sono essenzialmente di ordine normativo. Ogni Stato ha i suoi codici e i suoi modi di procedere”. Nordio ha poi aggiunto che il ministero chiederà eventuali procedimenti contro gli indagati non appena si creeranno i presupposti. Ieri le famiglie delle vittime hanno incontrato Papa Leone, che ha accolto i parenti delle vittime esprimendo profondo cordoglio. Certamente il dolore non passa, ma l’incontro con il governo e il Pontefice ha unito vicinanza umana e strategia giuridica: il governo, l’Avvocatura e le famiglie si muovono in coordinamento, con l’Europa e la Svizzera come interlocutori chiave. Tra emozione e concretezza, si vuole costruire un percorso che mira a dare giustizia e rappresentanza a chi ha perso i propri cari, in una tragedia che ha scosso non solo l’Italia, ma l’intera comunità internazionale.
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