Giorgia Meloni ricorda il martirio di Jan Palach: “Eroe e simbolo di libertà per tutta l’Europa”
57 anni fa a Praga il giovanissimo Jan Palach si diede fuoco, morendo per protestare contro l’oppressione sovietica nell’allora Cecoslovacchia. Giorgia Meloni oggi lo ha ricordato con un post sui social.
Le parole di Meloni
La presidente del Consiglio su X scrive: “Jan Palach era un giovane studente cecoslovacco che il 16 gennaio del 1969 sacrificò la propria vita per protestare contro l’oppressione sovietica e l’annientamento della libertà del suo popolo. Il suo gesto estremo fu un grido contro il totalitarismo, un atto di coraggio che scosse l’Europa e che resta un monito eterno: la democrazia non è sempre scontata, va difesa e custodita ogni giorno. Jan Palach è un martire europeo della libertà, non dimentichiamolo“.
Ian e la libertà
Jan Palach nacque mercoledì 11 agosto 1948 in una clinica privata in via Londýnská a Praga, come secondo figlio del pasticciere Josef Palach e di Libuše Palachová (nata Kostomlatská). Il padre era membro del Partito Socialista Cecoslovacco e del Sokol, anche la madre in seguito aderì al partito. Suo fratello maggiore Jiří era nato sette anni prima. Jan crebbe a Všetaty, a 40 chilometri da Praga, dove suo padre aveva un negozio di dolciumi. Frequentò la scuola elementare ed il liceo a Mělník.
Il martirio del 16 gennaio
Secondo quanto affermò Palach stesso, lui e alcuni suoi amici decisero di manifestare il loro dissenso attraverso una scelta estrema: immolare le proprie vite dandosi fuoco.
All’inizio di gennaio 1969 aveva scritto una lettera a Lubomír Holeček, capo del movimento studentesco, suggerendo un’occupazione dell’edificio della radio cecoslovacca in via Vinohradská, per diffondere un appello allo sciopero generale, senza successo.
Nel pomeriggio del 16 gennaio si recò in piazza San Venceslao, al centro di Praga, e verso le ore 14:25 si fermò ai piedi della scalinata del Museo Nazionale, dove depose il suo cappotto e la borsa, contenente la sua lettera e alcuni altri oggetti. Aprì con un coltello una bottiglietta di etere e ne annusò il contenuto, poi si cosparse il corpo di benzina e si appiccò il fuoco.
Morirà qualche giorno dopo precisando che il suo era stato un gesto di libertà.
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