Le elezioni per il presidente infiammano il Portogallo. Il favorito è Ventura (sodale di Salvini) che minaccia: “Sarà il maggiore scossone dalla fine del regime”
Undici candidati ai nastri di partenza, cinque in corsa secondo i sondaggi per approdare al secondo turno e uno che, sempre secondo gli ultimi rilevamenti, dovrebbe avere il posto assicurato per il ballottaggio finale: lo scenario delle elezioni presidenziali in Portogallo, in programma il 18 gennaio, ripropone il quadro frammentato emerso nelle politiche del 2025. Un Paese dove, al netto della crescita dell’astensionismo, il 25% dei consensi è già un successone.
Ventura, il favorito arriva da destra
Il Portogallo è una repubblica semipresidenziale: il Capo dello Stato viene votato direttamente dal popolo. André Ventura, leader di Chega, schieramento populista di estrema destra, alleato in Europa di Matteo Salvini, può contare sul dato più consistente: il 24%. Non è poco per un leader che ha dovuto fare i conti con una serie di scandali interni – corruzione, pornografia minorile, persino furti di valigie – ed è stato condannato in tribunale a stracciare i cartelloni elettorali in cui erano contenuti messaggi di contenuto xenofobo. Il tema dell’immigrazione è diventato centrale in Portogallo da quando, nel 2019, Ventura lanciò il suo partito. In una nazione che si affaccia sulle acque agitate dell’Oceano Atlantico, non ci sono migliaia di barconi che sbarcano sulle coste. Gli stranieri arrivano con gli aerei. I brasiliani, in particolare, s’integrano rapidamente, ma anche i rappresentanti delle ex colonie, angolani, mozambicani, capoverdiani e guineani, maneggiando la stessa lingua, riescono a inserirsi e a produrre reddito, accettando i lavori più umili e sottopagati. Gli slogan contro gli stranieri fanno però breccia grazie alla campagna martellante di Ventura.
Gli sfidanti: il socialista, il “trumpiano”, il generale anti-Covid
Il suo principale oppositore e quindi l’avversario del ballottaggio dell’8 febbraio, dovrebbe essere il socialista José Seguro: viene accreditato di un 23,9%, con tre punti di vantaggio su Joao Cotrim Figueiredo di Iniciativa Liberal, scosso giovedì dalle accuse di molestie sessuali rivolte da una ex collaboratrice. Cotrim, indispettito, ha attaccato i giornalisti. In pieno stile “trumpiano”. Un’ulteriore spinta a Seguro è arrivata da Jorge Pinto, candidato di Livre, schieramento ecologista, europeista e libertario: ha detto ai suoi simpatizzanti di “comprendere un eventuali sostegno a chi difende lo stato sociale e la Costituzione”. Staccati gli altri due candidati che, secondo i numeri, potrebbero approdare al secondo turno: Luis Manuel Marques Mendes, sostenuto dai socialdemocratici del premier Luìs Montenegro e l’ammiraglio Henrique Gouveia e Melo, l’ex militare al quale fu affidata la gestione del Covid. Mendes, in particolare, è in netto calo nei consensi. Sta pagando la frammentazione e le beghe del centrodestra, dove una delle questioni più complicate riguarda la linea da tenere con Chega. Cotrim ha eroso consensi a Mendes e punta sul voto degli anziani. Un duello tutto interno al centrodestra, in cui stanno tra Mendes e Cotrim stanno volando gli stracci.
Cosa dicono i sondaggi
Il dilemma, a poche ore dal voto, è chiarissimo: chi sfiderà Ventura nel secondo turno? Il calcolo delle probabilità dice che al 44% sarà duello Ventura-Seguro, mentre solo il 20% vede una corsa Ventura-Cotrim. Antonio Gomes, direttore dell’azienda della società di ricerca di mercato Metris Gfk, sostiene che i sondaggi sono come un derby Benfica-Sporting alla fine del primo tempo: nella ripresa può accadere di tutto, anche clamorosi ribaltoni. Un invito alla prudenza e a non prendere per oro colato quello che emerge nelle intenzioni di voto, ma ci sono elementi fuori discussione: la centralità nel dibattito politico di Ventura – campione dei social -, una certa linearità di Seguro che potrà contare nel secondo turno sui voti del resto della sinistra, le divisioni del centrodestra.
E diventa una campagna su caro-vita e immigrazione
I due mandati di Marcelo Rebelo de Sousa hanno aumentato l’influenza e il peso nella vita politica del Presidente della Repubblica. H portato tra la gente la figura del presidente. E’ diventato un personaggio quasi famigliare: in Portogallo tutti lo chiamano Marcelo. Non è Mastroianni, ma ha avuto il suo fascino e l’annuncio di rinunciare ai privilegi concessi agli ex presidenti, per tornare a fare il professore universitario, è un’eredità morale con la quale dovrà misurarsi il suo successore. Considerati i poteri limitati conferiti dalla Costituzione lusitana a un presidente, i temi caldi della società portoghese, su tutti i problemi della sanità pubblica in grave difficoltà, sono stati affrontati come se, in realtà, il Portogallo debba scegliere il nuovo premier. Stessa storia per salari bassi, prezzi in crescita, mercato immobiliare alle stelle, visti agli immigrati: argomenti centrali nella vita quotidiana dei cittadini, ma sui quali un presidente può fare ben poco. Non si è parlato o si è parlato poco di Europa, contesto dove invece un presidente può dare indicazioni importanti, rappresentando il suo Paese in un momento estremamente delicato per l’Unione. I giovani, ovvero la fascia di età più astensionista, sono i più realisti: vogliono un presidente “conciliatore”, che sappia mediare nelle questioni più delicate. E d’altra parte è proprio questo il ruolo del capo dello Stato, anche in Portogallo: ricoprire il ruolo di un buon arbitro e tutelare la Costituzione repubblicana.
“Sarà il maggior scossone dalla Rivoluzione dei garofani”
Come sottolineato su O Pùblico dal sociologo Antònio Barreto, “questa campagna è stata una vetrina di desideri inconfessabili, di promesse impossibili e di scontri costituzionali. Quasi tutti hanno pensato ai loro partiti o schieramenti. O alla loro persona”. Il Portogallo si è allineato ad altre realtà europee (e non solo). Con un elemento di fondo inquietante: Ventura e il suo partito di estrema destra, nato nel 2019, sono in pole position per la poltrona presidenziale. Cinquantadue anni dopo la Rivoluzione dei garofani che il 25 aprile 1974 abbatté la dittatura e riportò la democrazia, è un colpo al cuore. Ventura ha già messo le mani avanti: “Il Paese ha bisogno di cambiamenti strutturali profondi. Se sarò eletto, provocherò il maggior scossone al Portogallo dal 1974”. Uno slogan che può rilevarsi un autogol in vista del secondo turno, quando si deciderà chi sarà l’erede di Marcelo. Il sentimento collettivo è infatti che André Ventura dovrebbe vincere il primo turno, ma al secondo perderebbe contro tutti gli altri. Il teorema è sostenuto da una certezza collettiva: gli elettori che non sostengono Chega dovrebbero coalizzarsi per pronunciarsi contro Ventura. Una scommessa, più che una certezza, ma, attenzione: in politica scommettere è sempre pericoloso.
I candidati alla presidenza
André Ventura (Chega), 43 anni, giurista, professore universitario, ex commentatore sportivo. Il tema principale della sua campagna elettorale è stato quello dell’immigrazione: è il suo cavallo di battaglia. Nel 2019 fondò Chega, oggi il secondo partito portoghese. E’ il campione dei social e il più giovane dei candidati. Nel periodo adolescenziale voleva farsi sacerdote ed entrò in seminario, ma poi scelse gli studi di giurisprudenza. Appassionato di calcio, è stato accusato nel 2020 dall’ex giocatore Quaresma, all’Inter dal 2008 al 2010, di fare “populismo razzista” quando durante la prima ondata del Covid, nel maggio 2020, propose di confinare la comunità rom. Per questa vicenda Ventura perse l’incarico di commentatore tv.
Antònio José Seguro (Partito Socialista), 63 anni, professore universitario, segretario generale del Ps dal 2011 al 2014. Dal 2024 ha una rubrica di commenti sulla Cnn portoghese. Si definisce “moderato” e ha già annunciato che in caso di elezioni vorrà mantenere l’attuale dimora perché la moglie Margarida, farmacista, non vuole allontanarsi dal suo lavoro. Il suo slogan è ispirato dal nome: vota sicuro.
Joao Cotrim Figueiredo (Iniciativa Liberal), 64 anni, è economista e uomo d’affari. Ha studiato alla Scuola tedesca e si è laureato alla London School of Economics. Ha dichiarato che uno dei suoi primi lavori è stato la vendita di grucce dell’azienda fondata dal bisnonno, mentre a Londra in gioventù avrebbe servito i cocktail in una galleria d’arte. Nelle ultime settimane ha sorpassato diversi rivali nei sondaggi, ma alla vigilia del voto è stato accusato da Ines Bichao, 30 anni, avvocato e consulente legale, di molestie sessuali.
Luis Manuel Marques Mendes (Partito Socialdemocratico), 68 anni, laureato in giurisprudenza all’Università di Coimbra, una lunga carriera politica, analista e commentatore in televisione, ha buoni rapporti con il presidente uscente ed è sostenuto dal premier Luis Montenegro (che fa parte dello stesso partito, membro del Ppe) ma nelle ultime settimane è scivolato al quinto posto tra i candidati. Il suo slogan si affida all’età: il valore dell’esperienza.
Henrique Gouveia e Melo, ammiraglio, ex capo di stato maggiore della Marina portoghese, è nato in Mozambico e ha 65 anni. Ha fatto parte a lungo della Squadriglia Sottomarina ed è stato il responsabile, da marzo a settembre 2021, del piano di vaccinazione Covid. In questi mesi, in pubblico si è presentato sempre in tuta mimetica e ha usato un linguaggio militare. Al termine del suo mandato, il 98% della popolazione idonea e l’86% del totale si era sottoposto alla vaccinazione. Si definisce un socialdemocratico all’antica che rifiuta il neoliberismo. “Credo nella socialdemocrazia dell’Europa del Nord, con un’economia competitiva e in cui nessun cittadino viene lasciato indietro”.
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