Referendum, Nordio: “La separazione delle carriere è nel solco di Vassalli, l’Anm ha paura del confronto con me”
La riforma della giustizia è ormai all’ordine del giorno. Dal convegno “Giustizia giusta – Riformare e modernizzare l’Italia”, svoltosi presso la Sala della Regina di Montecitorio, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha ribadito la linea del governo sulla necessità di intervenire in modo strutturale sull’ordinamento giudiziario, rivendicando una continuità diretta con l’impianto concepito da Giuliano Vassalli. Un appuntamento promosso dal comitato Giustizia giusta, l’Uif (unione italiana forense) e l’associazione “Politica e società nell’impegno dei cattolici”
Nordio: “C’è l’urgenza di adeguare la giustizia”
“C’è l’urgenza di adeguare la giustizia, soprattutto quella penale, a un progetto maturato 40 anni fa da un eroe della Resistenza come il professor Giuliano Vassalli”, ha affermato titolare del dicastero a margine dei lavori introdotti dal vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli. Il riferimento è al modello di processo accusatorio, ispirato ai sistemi anglosassoni, introdotto da Vassalli e fondato sulla separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. Un principio che, secondo il ministro, è consustanziale al giusto processo.
La riforma come attuazione di un disegno incompiuto
Nordio ha sottolineato poi come l’attuale iniziativa dell’esecutivo non introduca elementi estranei alla tradizione costituzionale italiana, ma miri a completare un percorso rimasto incompiuto. “Noi non facciamo che adeguarci a quella che era l’ispirazione, peraltro scritta e ben motivata, di Vassalli”, ha spiegato. L’instabilità politica della Prima Repubblica, ha ricordato, impedì allora di portare a termine una riforma organica della giustizia penale, oggi ritenuta non più rinviabile.
Intercettazioni e garanzie costituzionali
Nel corso del convegno, il ministro è intervenuto anche sul tema delle intercettazioni, soffermandosi in particolare sull’uso dei trojan informatici. Nordio li ha definiti “uno strumento estremamente invasivo che deve essere l’eccezione dell’eccezione”, richiamando l’articolo 15 della Costituzione, che tutela l’inviolabilità delle comunicazioni. La segretezza delle conversazioni, ha osservato, è un presupposto essenziale della libertà individuale e può essere compressa solo in casi circoscritti, come terrorismo, mafia o sicurezza dello Stato. Un’estensione generalizzata di questo strumento, ha avvertito, rischierebbe di vanificare la garanzia costituzionale.
Referendum e confronto con la magistratura militante
Nordio è intervenuto anche sul clima che accompagna il dibattito referendario in materia di giustizia. Il ministro ha riferito che l’Associazione nazionale magistrati avrebbe rifiutato un confronto diretto in televisione, motivando la scelta con la volontà di evitare un’interlocuzione politica. “Questo mi fa credere che rifiutino qualsiasi altro confronto con interlocutori politici, altrimenti significherebbe che hanno paura di confrontarsi con me”, ha dichiarato.
Un dibattito di natura istituzionale
Al convegno sono arrivati anche i saluti istituzionali del vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, che ha sottolineato la natura trasversale del tema. “La materia non può e non deve essere tirata dentro lo scontro politico, semplicemente perché non si presta a questa divisione manichea dai tempi dei padri costituenti che ebbero modo di approfondire in maniera bipartisan”, ha affermato Rampelli, richiamando all’articolo 111 della Costituzione e al principio del giusto processo. “Poi ricordo che dal ministro Vassalli in poi buona parte della sinistra si è schierata a favore della separazione delle carriere”, ha aggiunto.
“Dalla proposta risalente al governo Prodi del 1996, ministro Giovanni Maria Flick alla bozza Boato elaborata nella commissione bilaterale presieduta da Massimo D’Alema che prevedeva un’Alta corte di giustizia svincolata dal Csm. Poi ci sono Sabino Cassese, Antonio Di Pietro, Marco Minniti, Stefano Ceccanti, sullo sfondo Carlo Calenda e l’astenuto Matteo Renzi. Ma, colpo di scena, c’è perfino la mozione approvata nel 2019 al Congresso del Pd tra i cui firmatari compaiono nomi di spicco dell’attuale classe dirigente che prevedeva proprio la separazione delle carriere”.
Gli interventi e l’organizzazione del convegno
All’incontro, coordinato dall’avvocato Antonio Ferdinando De Simone, sono intervenuti il magistrato Giuseppe Bianco, il professore dell’Università La Sapienza di Roma Stefano Maranella, il presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Cassino Giuseppe Di Mascio e la consigliera del Coa di Roma Giorgia Celletti. Il convegno è stato organizzato dal Comitato Giustizia Giusta per il Sì, dall’Unione italiana forense e dall’associazione “Politica e Società nell’impegno dei cattolici”.
Errori giudiziari e ruolo del Csm
Nel suo intervento conclusivo, Rampelli ha richiamato anche il tema degli errori giudiziari e della percentuale limitata di sanzioni disciplinari irrogate dal Consiglio superiore della magistratura. Un elemento che, secondo il vicepresidente, rafforza la necessità di una riforma complessiva dell’assetto giudiziario, oggi al centro dell’iniziativa del governo e del confronto parlamentare.
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