Le contraddizioni di (san) Francesco», Alessandro Barbero incanta i detenuti
PAVIA. Un uomo enorme, ma anche un santo "ingombrante”, che esce dall’immaginetta sorridente e dalla biografia che per lungo tempo è stata l’unica autorizzata dalla Chiesa di Roma. È questo il San Francesco che lo storico e divulgatore Alessandro Barbero ha raccontato il 21 gennaio nel suo incontro nella casa circondariale di Torre del Gallo, in un teatro gremito di detenuti e di volontari.
In prima fila la direttrice Stefania Mussio, che da sempre crede nel valore educativo degli incontri culturali in carcere, e il sindaco Michele Lissia. «Un santo estremista – ha detto Barbero - che ha saputo sopportare benissimo la sofferenza di un uomo consumato a 45 anni dalle privazioni. Ma che aveva un carattere forte e che non è vissuto in maniera così gioiosa e serena come viene spesso descritto».
Dalle testimonianze mai entrate nelle biografie autorizzate, infatti, si scopre anche un San Francesco che rimproverava bruscamente i suoi frati quando non seguivano la regola, che li puniva se tra le mani reggevano del denaro che lui identificava come sterco, capace persino di buttare in strada un suo frate malato ospitato in una casa perché tutti i suoi seguaci dovevano solo vivere nelle capanne. San Francesco dunque, quello ritratto da Barbero, è un santo lontano da quel personaggio leggendario, uomo che è vissuto davvero in quel tempo - il Medioevo- molto diverso dall’immagine fantasiosa di castelli, crociate e maghi.
Un’epoca di mercanti, soldi che girano, forbice allargata tra ricchi e poveri e cantieri aperti per una società che cresce e gente che impara a leggere. Che cosa? Il Vangelo. E in quella lettura molti scoprono quanto Gesù insistesse sulla povertà e comprendono la bellezza dell'andare in giro scalzi fregandosene dei soldi, del successo, ma parlando di Gesù e del Vangelo. Tra costoro c'è Francesco, nato ricco, figlio di un mercante di tessuti, 25 anni spesi in questo lavoro per benestanti, sempre pronto a pagare per gli amici, a divertirsi, ad organizzare feste. Poi la conversione, che Barbero racconta così. «Succede qualcosa e Francesco cambia totalmente. Incontra i lebbrosi – sottolinea – probabilmente non nel modo leggendario secondo cui scende da cavallo e ne abbraccia uno, ma li incontra realmente. Lui che ne aveva avuto sempre ribrezzo. Ed esce da quello che sino a quel momento era stato il suo mondo. Prova schifo per il successo, la bella vita, i soldi». Predica la povertà, l’amore per la natura. Sempre più persone lo seguono, i suoi fratelli, i “frati” appunto. Che diventeranno in seguito francescani, un ordine mendicante, ma che invece lui esortava a lavorare umilmente per guadagnarsi la pagnotta.
Un estremista, in un certo senso, precursore dell'ambientalismo odierno e del dialogo interreligioso. Lui che incontra il sultano all'epoca delle guerre dei crociati. «La storia rappresenta la nostra identità – ha detto la direttrice del carcere Stefania Mussio – aiuta a capire il contesto, le persone. Consente di togliere quell’emotività che a volte non ci fa essere obiettivi». E senza dubbio ieri Barbero ha tracciato un quadro di San Francesco molto differente da quello consueto e popolare. —