Addio ad Alfa Tapparo, era la decana di Feletto
FELETTO
Feletto piange Alfa Tapparo, nata a Saluggia il 27 ottobre 1926. Si è spenta venerdì 23 a 99 anni, prima del traguardo dei 100 a cui teneva tanto. La piangono la figlia Concetta col marito Valerio e gli adorati nipoti Marco con Paola e Claudio. I funerali si svolgeranno oggi, lunedì 26, nelle chiesa parrocchiale di Feletto alle 15.
«Alfa se n’è andata improvvisamente, come aveva sempre sperato: circondata dall’affetto dei suoi cari – la ricorda Giuliana Manavella –. Ha vissuto a Feletto per molti anni, accanto a generazioni di persone arrivate da luoghi diversi, anche lontani. A tutti ha saputo donare accoglienza e rispetto, facendosi voler bene con naturalezza. Per i suoi 99 anni l’associazione Santa Barbara le aveva consegnato una medaglia d’oro, riconoscimento per essere la persona più anziana del paese. Non è riuscita a raggiungere quel traguardo, i 100 anni, a cui, come diceva a tutti, ambiva». Partecipava a ogni iniziativa comunitaria: «Distribuiva frittate durante i Carnevali dei Ranèr, era in cucina alla Sagra dello spiedino. Era in piazza a maggio per il Giubileo dell’Assunta, quando la grande statua dopo la processione è stata riposizionata dietro l'altare maggiore, come accade ogni 25 anni. Alfa ha assistito tutte e quattro le volte all’evento».
Alfa Tapparo era nata in una piccola casa con un cortile e tanti animali: una ricchezza fondamentale durante la guerra. La madre, Teresa Ortensia Momo, era conosciuta per i suoi ricami e Alfa imparò dalle suore l’arte del cucito, poi a 14 anni iniziò a lavorare in fabbrica. Gli anni della guerra furono durissimi, soprattutto dopo l’8 settembre 1943: la miseria era diffusa, ma la famiglia di Alfa riuscì a resistere. A 18 anni fu ricoverata per una linfoadenopatia al collo e dopo una lunga degenza venne mandata in convalescenza dalla zia Caterina a Feletto, in via Rosario. Fu così che incontrò Michele Bonomo, detto Barbèsc, e tra loro nacque presto l’amore. Alpino e artificiere, Michele dopo l’armistizio scelse la Resistenza, diventando il partigiano Lepre nell’8ª Divisione Vallorco. Sopravvisse alla guerra, portandone per sempre il peso e l’orgoglio. Si sposarono a Saluggia il 13 aprile 1947, alle 5 del mattino. Poi presero il treno da Saluggia a Settimo, poi la coincidenza della Canavesana fino a Feletto, dove li attendeva il pranzo di nozze con i suoceri. Iniziarono la loro vita insieme nella casa di via San Francesco d’Assisi. Il destino mise duramente alla prova la giovane famiglia: nell’inverno del 1948 morì il padre di Alfa e pochi mesi dopo, il 16 marzo, Alfa e Michele persero il primo figlio, Pasquale Luigi, poi l’anno successivo un grave incidente sul lavoro costò a Michele la perdita di un occhio. Il 2 dicembre 1951 tutto migliorò con la nascita di Concetta. La coppia è sempre stata una presenza viva nella comunità, in particolare tra gli Alpini e all’associazione Santa Barbara. Le capacità da sarta di Alfa furono spesso preziose, tra la realizzazione degli striscioni dei primi carnevali e l’aiuto agli Sbandieratori ‘d l’èva d’òr. Cristiana devota, partecipava alla vita della parrocchia e alle iniziative del Cottolengo. A maggio aveva assistito per la quarta volta alla discesa della Madonna Assunta, rito che ricorre ogni 25 anni. Con la sua ironia discreta Alfa diceva: «Adesso aspetto la quinta, non ho fretta».