Nei paesi dei cacciatori uccisi sui Nebrodi: “Mai vista qui una cosa simile”. Il faro sulla vittima più anziana
“Due bravi ragazzi, introversi ma integrati nella nostra comunità, inimmaginabile che ci possa essere un’ipotesi diversa da quella dell’incidente, erano due ragazzi serissimi”. Non ha dubbi il sindaco di San Pier Niceto, Domenico Nastasi. Davis e Giuseppe Pino, i fratelli di 26 e 44 anni ritrovati morti mercoledì nella campagna di Montagnareale assieme all’anziano, Antonio Gatani, erano di questo paesino di 2.500 abitanti abbarbicato sui Nebrodi. Qui i Pino avevano preso le redini della ditta edile del padre: “La scorsa settimana ci stavano sistemando due piastrelle in piazza, siamo sconvolti, avevano famiglie e figli, vivevano tra casa, lavoro e credo religioso, ragazzi d’oro”, ha aggiunto il sindaco.
I due fratelli Pino erano testimoni di Geova e la loro vita sociale era ridotta: “Non li trovavi al bar, avevano solo questa passione per la caccia”. Non cambia di molto il racconto quando si chiede dell’anziano: “Una bravissima persona, lo conoscevamo, anche se non viveva più qui”, racconta Salvatore Sidoti, sindaco di Montagnareale, il piccolo borgo dove sono stata trovati i cadaveri. Gatani era nato qui, anche se ormai viveva a Patti, la città sulla costa a 3 chilometri di distanza, e andava spesso a Librizzi, dove il figlio ha un’officina meccanica.
“Siamo tutti molto preoccupati per quel che è successo, a mia memoria mai niente di simile né a Librizzi né a Montagnareale”, dice il sindaco di Librizzi, Renato Blasi. Due comuni molto vicini, Montagnareale e Librizzi, mentre San Pier Niceto è molto distante. Le comunità si sono risvegliate accomunate da un triplice omicidio avvolto nel mistero: i carabinieri sono al lavoro per ricostruire quanto avvenuto, ma mercoledì hanno dovuto lavorare al buio e giovedì la pioggia potrebbe avere cancellato tracce importanti. Molte persone sono stati ascoltate dagli investigatori durante la notte, quando ormai era chiaro che la pista mafiosa fosse esclusa.
Tutti e tre incensurati, tutti e tre trovati equidistanti a una trentina di metri l’uno dall’altro. Ma se per i Pino c’è un legame, non c’è nessuna relazione con l’anziano. E su di lui maggiormente sembra annidarsi il mistero: “Pare strano che fosse da solo, qui si caccia in gruppi perché i cinghiali sono pericolosi”, riflette Blasi. Che ci faceva Gatani a caccia da solo nella campagna di Montagnareale? Questa è una delle domande a cui stanno cercando di rispondere investigatori e inquirenti, si attende il risultato degli esami balistici del Ris e dell’autopsia. Il capo della procura di Patti, Angelo Cavallo, ha affidato l’incarico al medico legale Giovanni Andò, che mercoledì ha già fatto una prima osservazione dei corpi e ha confermato che riportavano ferite d’arma da fuoco, compatibili con quelle di fucili da caccia, come quelli che avevano accanto i cacciatori.
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