Appello alla Mattel dopo la Barbie autistica: “Vuole sensibilizzare davvero? Sostenga dei progetti per l’inclusione”
Un appello indirizzato alla Mattel a seguito della decisione aziendale di creare e vendere, tra i vari prodotti, anche la Barbie autistica, che è stata considerata “una scelta inopportuna, confusa, che enfatizza solo pochi aspetti di una miriade di caratteristiche e peculiarità delle singole persone con autismo”. Ilfattoquotidiano.it ne ha parlato con Fabrizia Rondelli, autrice dell’appello oltre che presidentessa dell’Ortica di Milano, associazione che lavora con persone autistiche che ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro nel 2022 ed è tra i fondatori della Fondazione Oltre il Blu che ospita presso Cascina Croce Piaggi in Val di Nizza (Pavia) il laboratorio della Banda dell’Ortica con un progetto inclusivo per adulti autistici in vista del Dopo di noi che intende favorire l’autonomia abitativa e lavorativa di adulti con disturbo dello spettro autistico e con altre disabilità attraverso periodi di vacanza, soggiorni temporanei, fino a una permanenza stabile in un contesto comunitario.
Nell’appello la Banda dell’Ortica si rivolge alla Mattel che ha inserito la bambola autistica nella linea Fashionistas, la collezione ideata per rappresentare la pluralità di corpi e condizioni, in un progetto iniziato nel 2019 quando l’azienda per la prima volta ha introdotto bambole con disabilità. Va detto che il mondo delle associazioni è diviso sulla positività o meno della creazione della Barbie autistica da parte di una delle principali case di giocattoli a livello mondiale. “Il messaggio che arriva, soprattutto a chi non conosce l’autismo, è sbagliato e fuorviante – sostiene Rondelli – perché ci sono molteplici caratteristiche che potrebbero, se proprio se ne sente la necessità, delineare una sorta di eventuale profilo di una persona con autismo. E se così fosse allora dovrebbero fare decine di bambole differenti tra loro, o avrebbero potuto creare un Ken visto che in percentuale gli uomini con autismo sono in netta maggioranza rispetto alle donne”.
Da diversi anni si parla diffusamente di autismo, vista anche una crescita notevole delle nuove diagnosi che stanno raggiungendo cifre consistenti, quasi 1 bimbo autistico diagnosticato ogni 60 negli Stati Uniti. Un trend in forte aumento a livello internazionale. “Piuttosto che far giocare i bambini con la Barbie autistica – aggiunge Rondelli che è anche mamma di un ragazzo con autismo – si potrebbe chiedere ad esempio alla Mattel di sostenere concreti progetti specifici di inclusione sociale, fornire risorse adeguate garantendo pari opportunità nel mondo del lavoro o aiutare i caregiver familiari con figli o figlie che vivono nello spettro autistico che comporta delicate sfide quotidiane oltre che battaglie complesse per vedere riconosciuti diritti e assistenza”.
Rondelli quindi si rivolge direttamente alla Mattel con una domanda: “Se davvero vuole sensibilizzare aiutando il cosiddetto mondo autistico, perché non incomincia a chiedersi cos’è questo mondo, cosa vuole e di che cosa avrebbe bisogno?”. “Magari scopre”, è scritto nell’appello, “che può fare molte più cose per noi piuttosto che produrre dei giocattoli. Quindi faccio una lista di ciò di cui abbiamo REALMENTE bisogno tutti noi insieme: la nostra casa, quella della Fondazione Oltre il Blu, è molto costosa e una bella donazione sarebbe cosa gradita, quest’anno vorremmo comprare un furgoncino, la nostra vecchia auto oramai non ce la fa più a scarrozzarci, inoltre vorremmo anche creare una serra perché ci fa molto bene lavorare con la natura”.
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