Lega, l’addio di Vannacci: fuori dal gruppo dei Patrioti nell’Europarlamento. Salvini: «Tradita la fiducia dei cittadini»
MILANO. Arriva ai titoli di coda la storia tra Roberto Vannacci e la Lega di Matteo Salvini. Una relazione tormentata, durata poco più di due anni e mezzo, iniziata quando il generale entra nell'orbita del Carroccio con la prospettiva di una candidatura alle elezioni europee del 2024: vi arriva forte del successo mediatico ed editoriale del suo libro 'Il mondo al contrario' (quasi un milione di copie vendute), in cui espone tesi considerate dai suoi detrattori di estrema destra, retrograde, in qualche caso omofobe (le accuse al Gay Pride) o razziste (da ricordare la polemica sull'italianità di alcuni atleti italiani come Paola Egonu).
"La mia destra non è un menù à la carte, non è una sinistra sbiadita e un po' meno alla moda, non è a geometria variabile come la famiglia queer e, soprattutto, non è moderata: nessun pugile vince un incontro tirando ganci moderati" scrive sui social Roberto Vannacci, concludendo il post in cui ha lanciato Futuro nazionale. "La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte, orgogliosa, convinta, entusiasta, pura e contagiosa. E' l'unica destra che io conosca. Chi mi ama, mi segua: io inseguo un sogno e vado lontano", conclude.
Una relazione tormentata
Vannacci ribatte agli attacchi, Salvini ne difende la libertà di parola. Quindi scocca la scintilla e arriva la candidatura per Burxelles: il generale, senza iscriversi alla Lega, viene inserito nelle liste come indipendente e viene eletto con oltre mezzo milione di voti, il secondo candidato con più preferenze dopo la premier Giorgia Meloni.
I malumori per il suo essere un po' fuori e un po' dentro al partito caratterizzano tutta la sua avventura a via Bellerio. Sarà proprio il segretario Salvini a consegnargli la tessera di iscrizione al partito durante il Congresso della Lega a Firenze, per placare le polemiche interne. Successivamente, a maggio, durante il Consiglio federale viene promosso a vicesegretario della Lega: una mossa voluta da Salvini stesso per blindare l'ala più sovranista e cercare consenso a destra, ma che in realtà segna l'inizio della frattura politica.
I governatori del Nord Zaia, Fedriga e Fontana, iniziano sotto traccia la loro battaglia contro Vannacci. L'ex governatore del Veneto più volte chiede a Salvini di intervenire sul generale, considerato lontano dagli ideali della Lega. Il presidente della Lombardia, dopo aver assicurato che 'i lombardi col ca... si sarebbero fatti vannaccizzare', da ultimo definisce la presenza del generale in Lega una 'anomalia'. Fedriga ripetutamente è costretto a spiegare che la linea del partito è unitaria e la stabilisce il segretario.
La rottura definitiva è storia recente: Vannacci fonda i 'team' che portano il suo nome in tutta Italia, da molti considerati dei gruppi paralleli alla Lega e dunque vietati dallo statuto. In un altro consiglio federale si decide che non saranno realtà politiche ma solo associazioni culturali. Il vaso trabocca però la settimana scorsa, quando il generale deposita il logo di 'Futuro Nazionale', che appare subito a tutti come il simbolo di un nuovo partito. Ancora malumori, ancora Salvini che cerca di mediare. Fino all'epilogo di oggi, con le indiscrezioni che confermano l'addio di Vanacci alla Lega e lui che scrive sui social: "Proseguo per la mia strada da solo" e "da oggi Futuro nazionale è una realtà".
Matteo Salvini: «Far parte di un partito significa lealtà»
«Far parte di un partito, di una comunità, di una famiglia non significa solo ricevere, essere al centro di tutto, ottenere posti e candidature: è soprattutto lavoro, costruzione, sacrificio e, prima di tutto, lealtà. In questi mesi, invece, abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e associazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni. Mentre tutti noi eravamo e siamo impegnati sui temi della sicurezza e del contrasto alla violenza ed all'immigrazione clandestina, del taglio delle tasse e della riduzione delle liste di attesa, altri alimentavano continue polemiche. Peccato» ha scritto sui social il leader della Lega Matteo Salvini commentando l'addio di Roberto Vannacci al partito, pubblicando un video in cui, dal palco di Pontida, l'ex generale smentiva con decisione l'ipotesi di una sua uscita dal Carroccio.
«Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa. Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini», rimarca Salvini.
Identità, remigrazione, prima l’Italia e poi il diritto
Nel post in cui certifica la nascita del suo nuovo partito, di Futuro nazionale, Roberto Vannacci sceglie alcune parole per definire il suo progetto. Tra queste “Identità”. «Quell'identità che ci rende unici, esclusivi: italiani – scrive - . L'Italia è la nostra Patria: ben delimitata da confini che devono essere protetti e difesi, abitata da un popolo che si riconosce negli stessi ideali e valori, governata da una classe politica eletta per fare gli interessi del popolo italiano. Viene prima l'Italia, poi lo Stato e le Istituzioni, che devono esserne al servizio, e infine, fintanto che gli interessi di questi due soggetti sono salvaguardati, il Diritto». «L'Italia è il Paese più bello e più rilevante della storia mondiale: qui è nato I'Impero Romano; qui i popoli del Mediterraneo sono stati uniti; qui la religione di Cristo ha posto il proprio centro - "onde Cristo è romano", come scrive Dante; qui affondano le radici decisive della cultura medievale e rinascimentale; qui sono nate le più grandi menti del progresso, dell'esplorazione, della poesia e della bellezza. In Italia la grandezza non è ambizione o aspirazione, ma vocazione e inclinazione naturale. Può esserlo ancora. Deve esserlo ancora», conclude