Quasi 500 chili di droga in un’azienda, ecco chi sono i tre arrestati: uno è di Cuorgnè
LEINI. Sembrava un’azienda come tante, nella zona industriale di Leini di viale Kennedy. E invece, in uno dei suoi capannoni, nascondeva un quantitativo record di hashish e marijuana, che sfiorava la mezza tonnellata.
Così sono finiti in manette in tre, il 29 gennaio, al termine di una brillante operazione dei carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Ivrea, che può gettare nuova luce sul traffico di droga in Canavese e sulle sue ramificazioni all’estero.
Gli arresti sono stati convalidati dal gup Mauro Cantone il 2 febbraio, su richiesta della pm Elena Parato, che ha disposto la misura cautelare del carcere per i due titolari della ditta: Fabrizio Salvatore Penna, 53enne di San Maurizio Canavese, e Domenico Di Toma, 54 anni di Torino, difesi dall’avvocato Francesco Bosco.
Invece per Giovanni Luca Coltellaro, 47enne di Cuorgnè, difeso dall’avvocato Alberto Bazzani, sono stati considerati congrui gli arresti domiciliari.
I carabinieri insospettiti dall’insolito via vai che si registrava all’interno del capannone, hanno deciso di seguire Coltellaro mentre si allontanava a bordo di una Fiat Stilo.
Il 47enne è stato fermato nei pressi dello svincolo autostradale di Settimo Torinese e, dentro un borsone nero, sono stati rinvenuti oltre 24 chili di marijuana.
All’uomo la procura ha contestato soltanto la quantità rinvenuta all’interno della sua automobile.
Allora è scattata la perquisizione in azienda, per cui è stato richiesto l’intervento del Nucleo cinofilo di Volpiano. Di Toma, in particolare, si trovava a bordo di una Porsche Cayenne, all’interno della quale sono stati oltre 350 chili di sostanze stupefacenti, tra marijuana e hashish. Poi, nella perquisizione all’interno del magazzino è stata rinvenuta dell’altra droga. In tutto il sequestro in azienda supera i 400 chili.
Non hanno dato alcun esito la perquisizione a casa di Coltellaro e Di Toma, mentre a casa di Penna è stata trovata altra sostanza stupefacente.
Non solo, sarebbero stati trovati circa 17mila euro occultati e fogli con indicazioni di incassi e spese, oltre a un quaderno con appunti anche in spagnolo. Penna aveva già precedenti per reati connessi alla droga, a differenza degli altri due.
Durante l’udienza preliminare il solo Di Toma si è sottoposto a interrogatorio, negando gli addebiti.
Non ancora del tutto chiara la provenienza di un tale quantitativo di sostanza stupefacente, anche se non si esclude la pista estera e sembrano esserci alcuni collegamenti con la Spagna, in particolare, e con il trasporto di merci, che era l’ambito in cui si muoveva la società che risulta esser stata costituita da poco tempo. Su questo dovranno far luce le indagini dei carabinieri e della procura di Ivrea. Sembra abbastanza chiaro, inoltre, il ruolo di corriere di Coltellaro, che aveva con sé tre telefoni cellulari.
Così per Coltellaro è stata disposta la misura degli arresti domiciliari, ma con divieto di comunicare all’esterno, per non alterare il quadro probatorio. Per gli altri due, invece, si è resa necessaria la custodia cautelare in carcere, visto l’ingente quantitativo, in attesa che la giustizia faccia il suo corso con l’eventuale processo.