Due idee, una Roma: le scelte di mercato che hanno diviso Gasperini e la società
Il mercato invernale della Roma si è chiuso, ma le sue scorie sono ancora tutte lì. E non riguardano solo nomi, ruoli o cifre, bensì una tensione di fondo tra Gian Piero Gasperini e la società, incarnata sul piano operativo da Ricky Massara. Una distanza che Il Messaggero ricostruisce con chiarezza e che aiuta a leggere anche alcuni segnali arrivati dal campo e dalle parole del tecnico.
Il nodo non è tanto ciò che è stato fatto, quanto ciò che non è arrivato rispetto al piano iniziale. Nella riunione tecnica pre-natalizia, l’idea era chiara: rinforzare subito la squadra con profili pronti come Zirkzee, Raspadori e almeno uno tra Dragusin e Fortini. Un progetto pensato per alzare immediatamente il livello competitivo, sfruttando quella che Gasperini ha percepito come un’anomalia del campionato: una corsa Champions più aperta del previsto.
La realtà, però, ha preso un’altra direzione. Una parte cospicua di questi investimenti sono finiti su Vaz e Venturino, operazioni che il tecnico tende ad accomunare, pur con differenze evidenti: il francese costerà complessivamente molto di più ed è un profilo già rodato, mentre il classe 2006 rappresenta una scommessa pura. Ma il punto, per Gasp, resta uno: quelle risorse potevano essere dirottate su un giocatore pronto subito, capace di incidere nell’immediato.
Non è un mistero che i nomi preferiti dall’allenatore fossero altri: Sommerville e Sauer in primis, con aperture anche verso profili di livello come Tel o Nkunku, diventato una priorità negli ultimi giorni di mercato. Ipotesi diverse per ruolo e fattibilità, ma unite dalla stessa logica: accorciare i tempi del progetto.
Ed è qui che nasce il cortocircuito. Non solo – o non tanto – con Massara, che resta un dirigente chiamato a muoversi entro paletti economici dettati dalla proprietà, spesso costretto a fare da cuscinetto tra esigenze tecniche e sostenibilità. Lo scontro è più profondo e riguarda la visione: Gasperini vuole spingere ora, la società è obbligata a guardare anche – e forse soprattutto – al domani, confidando nella capacità del tecnico di plasmare talenti giovani.
Una divergenza che porta inevitabilmente a una domanda centrale: cosa è stato promesso a Gasperini al momento del suo ingaggio? Perché se l’obiettivo era accelerare il piano triennale, il mercato invernale racconta altro. Se invece la linea è sempre stata quella della costruzione graduale, allora il tecnico è chiamato a convivere con una frustrazione comprensibile, ma strutturale.
Nel frattempo, l’ambiente si è già spaccato, tra chi difende il club e chi prende le parti dell’allenatore. In mezzo, una figura che potrebbe riportare equilibrio: Claudio Ranieri, oggi però più defilato rispetto al recente passato. E quando manca una voce capace di fare sintesi, le crepe rischiano di allargarsi.
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Fonte: Il Messaggero
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