La confessione di Giuseppe Musella che ha ucciso la sorella Ylenia: “Musica ad alto volume, non mi faceva dormire”
“Stavamo litigando perché non mi faceva dormire”. Così Giuseppe Musella avrebbe spiegato alla polizia l’omicidio della sorella Ylenia, ammazzata con una coltellata alla schiena nella loro abitazione nel rione Conocal, a Ponticelli, estrema periferia di Napoli. Il 28enne si è costituito nella notte, dopo essersi reso irreperibile per ore.
L’ammissione di Giuseppe Musella
Braccato dagli uomini della Squadra Mobile della Polizia, si è presentato in commissariato e ha ammesso di averla uccisa. “Non volevo farlo, ho lanciato il coltello”, avrebbe detto. Futili motivi. Almeno questo è quello che ha raccontato agli investigatori dopo il fermo che ora dovrà essere validato dal giudice per le indagini preliminari.
La lite per futili motivi: dinamica da chiarire
Giuseppe e Ylenia Musella vivevano in via Al Chiaro di Luna, condividevano l’abitazione nella quale si è consumato il delitto nel primo pomeriggio di martedì. L’uomo stava provando a riposare e la sorella era impegnata nelle sue faccende. Stadndo alla ricostruzione raccolta finora dal pm Ciro Capasso, procuratore aggiunto Alessandro Milita, il 28enne si sarebbe infastidito per il rumore prodotto dalla musica ad alto volume. Ne sarebbe nata una discussione. L’alterco è degenerato, l’uomo avrebbe picchiato la sorella. Poi la coltellata. Una sola, alla schiena. Fatale. In qualche maniera involontaria, secondo il suo primo racconto: una dinamica tutta da verificare.
La fuga, poi si è consegnato nella notte
Poi Musella ha caricato la sorella in auto, trascinandola fuori dall’appartamento. È arrivato davanti all’ospedale Villa Betania e l’ha scaricata al pronto soccorso. I soccorsi dei sanitari sono stati inutili: per la 22enne non c’era più nulla da fare. Intanto è corso via, vagando per ore mentre gli investigatori stringevano il cerchio attorno a lui. Impossibile sfuggire alla morsa. Così nella notte Musella si è consegnato alle forze dell’ordine. Ora è rinchiuso in carcere, in attesa dell’udienza di convalida del fermo.
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