Milano-Cortina, caso doping: il tossicologo «Contaminazione accidentale da letrozolo? Non si può escludere»
PAVIA. Si chiama letrozolo, è un farmaco della classe degli inibitori dell'aromatasi, enzima responsabile della conversione degli androgeni (come il testosterone) in estrogeni, ed è utilizzato in particolare nel trattamento del tumore al seno ormono-dipendente nelle donne in post-menopausa, ma ha anche un uso off-label nel campo della medicina riproduttiva. Se ne parla in queste ore per la positività a un controllo antidoping della 24enne biathleta azzurra Rebecca Passler, primo caso a pochi giorni dall'apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.
Il caso doping e i possibili rischi di contaminazione
La molecola – inserita nella black list dei farmaci proibiti dall'Agenzia mondiale antidoping (Wada) insieme al clomifene, perché può essere usata per ridurre alti livelli di estrogeni dovuti all'assunzione di anabolizzanti – potrebbe essere intercettata anche in caso di contaminazioni accidentali? E in che modo queste contaminazioni possono eventualmente avvenire?
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«Sono questioni molto complesse», ammette Carlo Locatelli, past president della Sitox (Società italiana di tossicologia) e direttore del Centro antiveleni Maugeri Pavia. «Le analisi sul doping sono analisi molto raffinate, molto profonde, arrivano a delle dosi microscopiche (basti pensare al caso di Sinner). Questa molecola è molto utilizzata in campo terapeutico perché funziona ed è estremamente diffusa. Che ci possa essere una contaminazione indiretta di una piccola quantità, se si è presa per errore o perché si è assunto qualcosa che ne conteneva una dose sufficiente per dare positività a un test antidoping, è un'ipotesi possibile, ma bisogna che venga dimostrato. E anche questo passaggio è molto difficile», spiega l'esperto all'Adnkronos Salute.
Una contaminazione «non è escludibile per il solo fatto che un laboratorio abbia trovato la molecola. E la certezza delle analisi si può dare per scontata perché questi sono laboratori con capacità eccellenti. Il fatto che ci si possa contaminare toccando una compressa, bevendo dove ha bevuto un'altra persona che ha preso la compressa, e avere delle minime quantità di molecola, è teoricamente possibile. Uno dei limiti delle indagini antidoping è che arrivano ad essere talmente raffinate e fini che poi bisogna escludere delle contaminazioni esterne», soprattutto se le quantità rilevate sono tracce.
Se le quantità rilevate sono terapeutiche o paraterapeutiche, si potrebbe ipotizzare un'assunzione voluta. Se invece sono minime, appare improbabile l'ipotesi che un atleta di alto livello abbia preso una compressa per errore. Tuttavia contaminazioni indirette dovute a contatti casuali non si possono escludere.
Come funzionano i test: sangue, urine e capelli
Anche i campioni su cui viene rilevata la positività possono dire tanto. «Per esempio – illustra Locatelli – nel sangue le sostanze hanno una loro emivita e si può vedere se un farmaco è stato preso da poco. Nelle urine, che è il test più frequente, le sostanze permangono di più».
Se nel sangue una sostanza si dimezza come quantità dopo 6 ore, analisi molto fini possono individuarla fino a 24 ore dopo l'assunzione. Nelle urine può essere rilevabile per 48 ore. I capelli, invece, permettono uno screening a distanza: il primo centimetro vicino alla cute può indicare un'assunzione avvenuta nell'arco di circa un mese.
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Letrozolo e doping ormonale
Quanto alla valenza del letrozolo per usi legati al doping, «non è una sostanza così potente. Sono molecole che, agendo sugli ormoni, diminuiscono l'attività di alcuni o ne aumentano quella di altri. Quindi sono dopanti indiretti». Si tratta di sostanze che agiscono sulla sfera ormonale e che possono avere effetti sulla resa muscolare e cardiovascolare, oltre a possibili effetti «mascheranti».
Integratori e acquisti online: il rischio impurità
Il farmaco «è reperibile nelle farmacie, ma attraverso un approccio medico, non può essere prescritto da chiunque. Purtroppo c'è anche il mondo online che riesce a sfuggire a tanti controlli». Secondo Locatelli, integratori e preparati acquistati su Internet non garantiscono l'assenza di impurità come i farmaci approvati: «Gli integratori non hanno i controlli della farmaceutica, quindi può succedere che ci sia una contaminazione involontaria o voluta».
Fuori dallo sport si sono già verificati casi di prodotti erboristici contenenti sostanze inattese e potenzialmente tossiche. «Io spero che un atleta non si fidi di integratori che arrivano attraverso mercati come Internet perché sarebbe un rischio», conclude l'esperto. Valutare un'eventuale contaminazione accidentale resta comunque «molto difficile e complesso», sia dal punto di vista tecnico sia nel giudizio finale.
Rispetto al letrozolo, «non sono in grado di escludere che ci possano essere contaminazioni di altri prodotti contenenti questa sostanza, perché è una sostanza che in alcune condizioni può arrivare a contaminare. Ma bisogna fare delle prove per verificarlo e diventa molto difficile».