Sentiamo…
Che sensazioni credete si provino quando, in piena notte, di marzo, in procinto di attraversare un fitto bosco dell’Appennino Parmense per recapitare ad un altro distaccamento di partigiani, gemello al vostro, un ordine scritto dal vostro comandante di distaccamento, foriero e rivelatore dell’imminente attacco a un presidio tedesco di stanza a Borgotaro, forte di una ottantina di soldati che, per l’indomani, erano pronti a farci la festa a suon di machine-pistol ?
E che malgrado ogni precauzione per tenere segreto ciò che si preparava da qualche tempo contro il presidio tedesco tutti sapevano tutto sull attacco dell’indomani e quindi i residenti “fuggivano” dalla “zona calda” abbandonando le proprie abitazioni sotto l’occhio sornione dei tedeschi?
E che il mio compagno di quella sera, Partigiano Franchi, si era inopinatamente offerto per condividere la missione da volontario asserendo di conoscere la zona e quindi il luogo di stanza del distaccamento fratello che dovevamo raggiungere per adempiere all’incarico?
La cosa sorprendeva perché sapevamo tutti che Franchi, eseguiva per tutti noi ogni incombenza domestica (cucina quotidiana, lavaggio indumenti, ecc.) necessaria al distaccamento pur di evitare di andare in missione e correre rischi: e difatti aveva mentito anche in questa occasione Franchi come lui stesso ci ha confessato a cose avvenute. L’amara verità era l’assoluta ignoranza della zona nel bosco che dovevamo percorrere.
Aveva mentito: non voleva partecipare all’attacco imminente al presidio tedesco… e quindi cercava un alibi… per non partecipare.
Aveva paura… e aveva mentito… contava di poter essere esentato dalla prossima battaglia per aver portato il messaggio all’altro distaccamento…
Mesa –il nostro comandante di distaccamento- capì la situazione e con tristezza acconsentì a lasciarlo “a casa” piuttosto che vederlo seminare il panico…
Per non discriminarmi il comandante offrì il …riposo anche a me con la scusante che avevo già fatto la mia parte, come Franchi.
Rifiutai. Intendevo partecipare all’attacco: da perfetto incosciente, aggiungo, adesso.
Ma questa è un’altra storia…
Torniamo al bosco che stavamo attraversando…
Percepivamo ogni minuto rumori rivelatori di presenze e ad un tratto apparvero dei soldati, direi di razza mongola, armati di tutto punto.
Sfilarono incrociandoci: non un cenno, non una parola come non ci fossimo. Immaginatevi lo sconcerto nostro… scomparvero in men che non si dica… nel fitto bosco.
Quando ci siam ripresi ci avviammo anche noi in ansia e in tutta fretta.
Finalmente raggiungemmo Ia località ove era di stanza il distaccamento gemello al nostro e il comandante, dopo aver letto il messaggio diede in escandescenze accusandoci di inettitudine e che meritavamo di essere fucilati… per il ritardo con cui arrivavamo.
Ci diedero un panino con malagrazia e rispediti indietro.