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Dall’Ordine dei giornalisti 20mila euro all’associazione per il “No” al referendum. Bartoli smentisce ma conferma

Nasce tutto da due post pubblicati in mattinata da due consiglieri dell’ordine nazionale dei giornalisti, Francesca Filippi e Giovanni Innamorati che nelle prime ore della mattinata scrivono lo stesso testo sui social: “Ieri il Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti (di cui faccio parte) ha deliberato di dare 20mila euro ad Articolo 21, che fa parte del Comitato della società civile per il NO al referendum. Su 57 presenti, io e altri 7 colleghi abbiamo votato contro, 3 si sono astenuti, 5 non hanno preso parte alle votazioni e 33 hanno votato sì. Al di là di come uno la pensi sul referendum è almeno inopportuno che un Ente pubblico che rappresenta tutti i giornalisti finanzi una parte politica durante la campagna elettorale. In più il Cnog nei giorni scorsi ha annullato dei corsi per i crediti formativi dedicati sulla riforma Nordio, perché non garantiamo la par condicio. Schizofrenia pura“. Perchè, a quanto si apprende, il Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti ha approvato ieri tre diverse delibere da 20mila euro ciascuna, per finanziare tre associazioni che si occupano di temi legati al giornalismo, come già accaduto in passato: “Ossigeno per l’informazione”, Carta di Roma, Articolo 21. Rispetto agli anni precedenti, però c’è una novità che non può passare inosservata: l’associazione Articolo 21 è in prima linea nella campagna per il no al referendum sulla giustizia del prossimo 22 e 23 marzo e figurerebbe tra le associazioni del Comitato società civile per il NO.

Giornaliste Italiane: Bartoli chiarisca. Sono soldi versati dagli iscritti

Contributi che fino allo scorso anno sembrano per il CNOG rientrare in una “ordinaria amministrazione” oggi finiscono al centro del dibattito. E sull’opportunità di finanziare una associazione che svolge una attività su una tematica politica così delicata da richiedere un referendum in molti si sono interrogati, a partire dall’associazione Giornaliste Italiane, che sui social ha condivo i post dei consiglieri dell’ordine nazionale rivolgendosi al presidente dell’Odg Bartoli: “Grave la denuncia portata all’attenzione pubblica dai consiglieri dell’ordine dei giornalisti Francesca Filippi e Giovanni Innamorati. Chiediamo al CNOG e al presidente Bartoli di chiarire tempestivamente: è vero che il consiglio di ieri ha deliberato l’erogazione di 20.000 euro all’associazione Articolo 21, in prima fila nella campagna referendaria a sostegno del no alla riforma della giustizia? Questa domanda non può restare disattesa perché i soldi di cui dispone il Consiglio sono le quote di tutti gli iscritti all’ordine, come noi dell’associazione Giornaliste Italiane. E se si decide di dare anche le nostre quote ad associazioni impegnate in attività politiche è diritto degli iscritti saperlo. Così come ci aspettiamo di avere una risposta sull’altro caso sollevato dagli stessi colleghi, Filippi e Innamorati, secondo i quali il Consiglio dell’ordine avrebbe annullato i corsi per i crediti formativi dedicati alla riforma Nordio per ragioni di par condicio”.

Roccella ODG è un ente di diritto pubblico, non un sodalizio privato

Tra i primi ad intervenire anche la ministra Eugenia Roccella, tra l’altro giornalista e iscritta all’associazione Giornaliste Italiane: Apprendiamo che ieri il Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti ha deliberato un finanziamento di 20mila euro ad “Articolo 21”, associazione impegnata ufficialmente nella campagna referendaria. Ovviamente a sostegno del No, ma non è questo il punto. Il punto è che l’ordine dei giornalisti non è un sodalizio privato ma un ente di diritto pubblico, che amministra l’esercizio di una professione importantissima in un sistema democratico. Immagino che nella delibera del Consiglio nazionale non vi sia alcun riferimento alla campagna referendaria, ma ragioni di elementare opportunità avrebbero dovuto sconsigliare un’iniziativa del genere, se non altro per un minimo rispetto dei tanti iscritti che legittimamente possono pensarla in modo diverso. Anche solo il sospetto che possa esservi un nesso tra il finanziamento ad “Articolo 21” e la campagna referendaria è un fatto allarmante in una democrazia, e se questo sospetto non venisse fugato al di là di ogni ragionevole dubbio ciò sarebbe di una gravità inaudita. Il fatto che il malessere pubblicamente esternato su questa vicenda da giornalisti membri del Consiglio nazionale dell’ordine noti per la propria indipendenza di pensiero non abbia suscitato precisazioni o smentite, autorizza una seria preoccupazione. Sarebbe come minimo doveroso che l’ordine dettagliasse il tipo di attività finanziate con queste risorse e che il loro utilizzo venisse rigorosamente rendicontato. Resta comunque lo sconcerto che, da persona che ha dedicato al giornalismo un’intera vita, non posso non manifestare.

Rampelli annuncia interrogazione al Ministro Nordio

Sul caso è intervenuto anche il deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli: “Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha deliberato di dare 20mila euro all’Associazione Articolo 21 per le iniziative annuali previste per il 2026. L’Art.21, come si può leggere sul sito, è impegnata quotidianamente in attività sociale a sostegno della campagna referendaria per il no e fa parte del Comitato della società civile per il No. La decisione è stata presa a maggioranza e a poco sono valse le legittime osservazioni di chi ha espresso voto contrario. L’Ordine dei giornalisti come ente di diritto pubblico non può finanziare associazioni impegnate direttamente in iniziative elettorali di parte e non solo per ragioni di par condicio ma perché l’odg da statuto ha ‘soltanto’ il compito di formare i giornalisti e regolamentare l’accesso alla professione”, aggiunge Rampelli. “Il paradosso è che l’odg ha annullato i corsi di formazione sulla riforma della giustizia perché non avrebbero garantito la par condicio per poi decidere, di fatto, di finanziare le campagne per il no. Le opzioni sono due: o si ritirano i finanziamenti o si stanziano altrettanti 20 mila euro ad associazioni giornalistiche impegnate per il sì. In ogni caso, farò un’interrogazione al ministro della Giustizia, la cui amministrazione sovraintende agli ordini professionali. Un ente pubblico deve avere una condotta quanto più terza nei confronti della politica, a maggior ragione se si è l’ente che riunisce tutti i giornalisti italiani di qualunque sia l’orientamento culturale”.

Bartoli: sostegno destinato a iniziative specifiche su professione

Nel pomeriggio il presidente dell’Odg, Carlo Bartoli, è intervenuto sul caso, spiegando che all’associazione sono stati destinati 20mila euro ma spiegando che ”Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti ha ratificato la proposta del Comitato Esecutivo di finanziare le iniziative in difesa del giornalismo organizzate da alcune associazioni consolidando così una prassi pluriennale e in qualche caso decennale. Ossigeno per l’informazione, Carta di Roma e Articolo 21 riceveranno un sostegno – a fronte della presentazione dei relativi giustificativi – per organizzare specifiche iniziative a tutela della professione. Si tratta di associazioni e non di parti politiche, come maliziosamente viene affermato da alcuni, che operano a difesa della libertà d’informazione da decenni”. Bartoli ha poi sottolineato che ”affermare che l’Ordine finanzi associazioni che si schierano a favore o contro il referendum significa distorcere la realtà oggettiva. Vale la pena ricordare che questi finanziamenti vengono erogati sulla base della presentazione di specifici progetti e sulla base di un bando pubblico che è stato largamente pubblicizzato lo scorso anno. Il Consiglio nazionale dell’Ordine non è disponibile a farsi strumentalizzare da parte di sostenitori delle ragioni del Sì e del No a corto di argomenti”, conclude Bartoli.

Confermato dunque il finanziamento

Più che una smentita dunque una conferma di aver destinato risorse all’associazione Articolo 21, ma non per le iniziative sul referendum di cui si occupa bensì per altre attività. Nessun accenno invece al tema dei corsi di formazione sulla riforma Nordio che secondo i consiglieri Filippi e Innamorati sarebbero stati annullati. Chissà che non siano solo spostati a dopo il referendum…

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