Il giallo dei cacciatori uccisi a una svolta: c’è un indagato. Quel quarto uomo e il dubbio: esecuzione o lite per il territorio?
Il silenzio dei boschi di Montagnareale, nel messinese, è stato squarciato non dal consueto colpo di fucile di una battuta di caccia, ma da una sequenza di morte che ha il sapore dell’esecuzione. Il giallo dei tre cacciatori — l’82enne Antonio Gatani e i fratelli Giuseppe e Devis Pino — ha subito una scossa nelle ultime ore: la Procura di Patti ha iscritto nel registro degli indagati un uomo, A.S., amico della vittima più anziana.
Messina, il giallo dei tre cacciatori uccisi: c’è un indagato
Dunque, c’è una prima svolta nell’inchiesta sul triplice omicidio di Montagnareale, in provincia di Messina, dove sono stati uccisi tre cacciatori: i fratelli Davis e Giuseppe Pino e l’ottantenne Antonio Gatani. La Procura di Patti ha iscritto un uomo nel registro degli indagati. Si tratta del quarto uomo presente quella mattina a cui ieri sono state sequestrate le armi per essere analizzate dal Ris. E potere eseguire un confronto con i bossoli trovati nei corpi delle vittime. Ma presto potrebbero esserci anche altri indagati. Si tratta di altri cacciatori a cui sono stati sequestrati i fucili regolarmente detenuti. Per nominare i propri consulenti durante le perizie balistiche, necessitano di un legale. Un “atto dovuto”, come dicono a mezza voce da ambienti giudiziari.
Il “quarto uomo” e la ricostruzione della strage
L’indagato è colui che quella mattina del 28 gennaio accompagnò Gatani in contrada Caristia. Secondo la sua versione, si sarebbe allontanato prima della tragedia, ma il suo racconto presenta zone d’ombra che i carabinieri del Ris stanno setacciando con esami balistici e prove dello stub. I corpi sono stati rinvenuti “in fila”, a circa trenta metri l’uno dall’altro. Una disposizione che racconta una dinamica spaventosa: nessuno è stato colpito alle spalle, segno che le vittime hanno guardato in faccia il proprio assassino.
Cacciatori uccisi, due ipotesi per una strage
Il primo a cadere sarebbe stato Giuseppe Pino, seguito da Gatani. L’orrore finale è stato riservato al giovane Devis, colpito prima da lontano. E poi “finito” da distanza ravvicinata. Gli inquirenti battono due piste principali. La prima: quella dell’errore fatale. Ossia, di un colpo partito per sbaglio che ferisce Devis, scatenando una reazione a catena di sangue tra i presenti per eliminare i testimoni. Seconda: la lite per il territorio. Quella che vede ipotizzare uno scontro verbale degenerato tra i “padroni di casa” (l’anziano e il suo amico) e gli “intrusi” (i due fratelli venuti da San Pier Niceto), accusati di insidiare le prede della zona.
Il mistero del cane e delle armi
Ma sono molti i tasselli che non tornano e che potrebbero non incastrarsi nel mosaico della ricostruzione del giallo. Innanzitutto: perché l’amico di Gatani se n’è andato lasciandolo solo in un luogo così impervio? E poi: perché il cane dell’anziano è stato trovato chiuso in auto, con il Gps che conferma come l’animale non sia mai sceso? Così, mentre le salme vengono restituite alle famiglie, l’attenzione resta massima sulle perizie balistiche: i bossoli estratti dai corpi dovranno parlare. E dire se a sparare è stato uno dei fucili sequestrati. La verità su questa strage dei Nebrodi potrebbe essere questione di ore.
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