Askatasuna, deliro di Lidia Ravera e solita retorica sui violenti con le ali, pochi scalmanati: “Sto con chi protestava” (video)
C’è un’arte sottile in cui certa intellighenzia progressista eccelle: l’equilibrismo morale sulle macerie della realtà. L’ultima esibizione porta la firma di Lidia Ravera ospite a Ignoto X su La7, che è riuscita nell’impresa di trasformare un pomeriggio di sanguinosa e virulenta guerriglia urbana a Torino in una sorta di ritiro spirituale laico… Secondo la scrittrice – che per la verità è apparsa un po’ disorientata nel dover commentare e salvare l’ingiustificabile – i centri sociali come Askatasuna sarebbero gli eredi delle parrocchie e delle case del popolo: luoghi di “aggregazione insostituibile”, sociale e pacifica, per giovani naufraghi del digitale.
Askatasuna, l’intervento “sui generis” di Lidia Ravera su La7
Un paragone che farebbe sorridere – per quanto amaramente – se non fosse per il bilancio di sangue e violenza che le cronache ci consegnano puntualmente, e che non hanno mancato di registrare in occasione del corteo di sabato scorso a Torino. È singolare, infatti, che la Ravera non tenga presente che le “parrocchiette” di cui parla non usino l’incenso: ma bulloni, bombe carta, pali divelti, bastoni e martelli contro le forze dell’ordine. Non solo. Perché la Ravera nella sua requisitoria mediatica si professa “pacifista di provata fede” (la stessa, per intenderci, che le costa sberleffi quando si tratta di difendere il popolo ucraino dall’aggressore russo). E accusa l’opinione pubblica di “strabismo”…
Tra strabismo ideologico e angolazioni critiche sbagliate
Strabismo e angolazioni sbagliate a sua detta: perché a suo dire, i media inquadrerebbero solo un “angolino” di violenza, ignorando la marea pacifica. Insomma, è la solita, trita retorica dei “pochi scalmanati” che servirebbe a ripulire la coscienza di una sinistra che non ha mai il coraggio di tagliare il cordone ombelicale con l’estremismo violento. E la Ravera non si sottrae alla sfida dell’indifendibile. Ma a paradosso servito non possiamo fare a meno di chiederci: come mai lo stesso rigore geometrico non viene applicato sempre? E perché, se una manifestazione degenera in assalto alle divise, quello resta un trascurabile “angolino”?
La solita retorica sui “pochi scalmanati”
Potrebbe già essere abbastanza: e invece non è ancora tutto… Sì perché l’autrice di Porci con le ali – nonché dal 2013 al 2018 assessore alla cultura e politiche giovanili nella regione Lazio guidata dal presidente Nicola Zingaretti – si lancia, per quanto una certa indecisione comportamentale davanti alle telecamere del salotto de La7, in una sorta di intemerata pacata sulla solita, trita retorica dei “pochi scalmanati” che servirebbe a ripulire la coscienza di una sinistra che non ha mai il coraggio di tagliare il cordone ombelicale con l’estremismo violento.
Lidia Ravera al limite: «Mi schiero con chi protestava»
Asserendo in tv: «Mi schiero con le persone che protestavano per la chiusura di un centro sociale – ha detto Laura Ravera –. I centri sociali, da quando non esistono più le parrocchie e le case del popolo, sono un luogo di aggregazione dal basso assolutamente insostituibile perché producono cultura e subculture, danno identità in un momento in cui i giovani stanno soli attaccati ai loro piccoli schermi come dei naufraghi che senza schermo affogano. Proprio oggi chiudere i centri sociali mi sembra una follia».
«Se fossi stata a Torino sarei andata a quella manifestazione»
Ribadendo il concetto con il rilevare: «Non abito più a Torino da quando avevo 18 anni, ma se fossi stata ancora lì sicuramente sarei andata a quella manifestazione. E sono una persona di provata non violenza: è quattro anni che mi faccio prendere in giro perché sono pacifista. Io sono contro anche le guerre, figuriamoci le manifestazioni violente. Come me c’erano decine di migliaia di persone. Allora mi fa specie questa strana forma di strabismo per cui hai un totale che è una città con le strade piene di gente che protesta civilmente e inquadri soltanto un angolino dove c’è un momento di violenza atroce».
Altro che parrocchie”: i soliti due pesi e due misure…
Insomma: siamo ancora una volta di fronte al solito vizio dei due pesi e delle due misure. Ma chi passa sopra i feriti tra le forze dell’ordine e il diritto dei cittadini onesti a non vedere la propria città messa a ferro e fuoco, non è un pacifista: è solo un militante con la penna che preferisce l’ideologia alla realtà. Se queste sono le nuove “parrocchie”, allora c’è davvero da temere…
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— La7 (@La7tv) February 3, 2026
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