Olimpiadi, l’Italia dà una lezione di stile alla Francia: niente woke, vincono bellezza, identità e sobrietà
C’è chi apre i Giochi con l’ideologia e chi, più semplicemente, si presenta al mondo con eleganza. Parigi scelse la prima strada, Milano oggi sceglie l’altra. E la differenza si nota. Da un lato l’ansia di stupire a colpi di simbologia forzata; dall’altro una manifattura civile tipicamente Made in Italy, fatta di saper fare e saper dire: cuciture invisibili, materiali nobili, nessun proclama in vetrina. Il presidente Sergio Mattarella che arriva in un tram, guidato da Valentino Rossi, è una scena all’italiana.
Altro che woke: il Mase in Italy è un’altra cosa
L’ossessione di rifare i classici per forzare l’inclusione ha prodotto una cerimonia parigina più preoccupata di segnare territori ideologici che di celebrare lo sport. L’“Ultima cena” reinterpretata — poi smentita con la coda di paglia del Dioniso di ripiego — è il simbolo di una sinistra woke che prima provoca e poi arretra. Non è blasfemia a buon mercato il punto: è la povertà dell’idea. Quando l’arte diventa didascalia, il messaggio muore.
Grande bellezza
Milano non ha spiegato nulla. Ha mostrato. Canova che prende vita con settanta danzatori devoti a Tersicore, Rossini che ruba la scena, Leopardi che pesa senza alzare la voce. Armani, Carrà e Celentano come omaggi naturali, non quote arcobaleno. La regia di Marco Balich distribuisce bellezza “oltre la modica quantità” senza pretendere applausi militanti. È la differenza tra cultura e culturalismo.
Ideologia vs. realtà
Mentre Parigi inseguiva il Gay Pride più che l’Olimpiade — tra Maria Antonietta decapitata che canta e un trans poco vestiti — Milano ha scelto la realtà e soprattutto la tradizione. E a scoprirlo sono stati anche gli atleti, ormai tutti impassibilité per il bidet. Oggetto misterioso che ha sconvolto gli delegazioni internazionali, generando video e domande. Welcome to Italy: qui l’igiene non è un’opinione.
Gli americani attoniti al Castello Sforzesco che scoprono rovine romane sotto i piedi; gli smartphone sopra la storia. E poi i gesti: due minuti e mezzo per spiegare al mondo il nostro dizionario gestuale, in un mono logo comico magnifico.
Cibo, comfort, concretezza
Mense promosse, pizza senza ananas, parmigiano in dosi pantagrueliche. Docce generose, letti veri, specchi a tutta altezza. I francesi avevano la Senna a fare da bortabandiera; Milano ha la sua brioche e i suoi aperitivi col campari. E così gli atleti vivono bene. Che non è poco.
L'articolo Olimpiadi, l’Italia dà una lezione di stile alla Francia: niente woke, vincono bellezza, identità e sobrietà sembra essere il primo su Secolo d'Italia.