Referendum, nel collegio che ha deciso sul quesito giudici schierati. Ma per la sinistra il problema è chi lo denuncia
La decisione della Cassazione di accogliere il ricorso del comitato per il No sul quesito del referendum si è trasformata in un clamoroso autogol per gli oppositori della riforma della Giustizia: il vero obiettivo della richiesta di riformulazione, ovvero lo slittamento della data del voto, non è stato raggiunto, poiché il governo ha confermato il 22 e 23 marzo – pur dovendo accogliere la nuova, più macchinosa dizione – e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha “vidimato”. In compenso, è emerso che un paio di giudici del collegio hanno profili che contrastano nettamente con i requisiti di terzietà e imparzialità che sarebbero richiesti e il cui rafforzamento, in fin dei conti, è il cuore della riforma.
I giudici “schierati” che hanno deciso sul quesito del referendum
Il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, ha sottolineato che «la decisione della Cassazione di cambiare il quesito referendario conferma che la riforma della giustizia è una necessità». «Basta dare uno sguardo ai giudici della Corte di Cassazione che hanno deciso la riformulazione del quesito. Tra questi – ha spiegato – Alfredo Guardiano, che modererà un convegno sulle ragioni del No, e Donatella Ferranti ex deputata Pd e presidente della commissione Giustizia fino al 2018». «Serve altro per rendersi conto che non si può più attendere per ridare terzietà alla magistratura, rendendola indipendente dalla politica e dalle correnti e attuando l’articolo 111 della Costituzione? Serve votare Sì al referendum», ha concluso Bignami.
«La dimostrazione plastica di una giustizia politicizzata»
«Questo sarebbe il giudice terzo ed imparziale?», ha chiesto poi il deputato di Forza Italia, Enrico Costa, facendo in particolare riferimento alla partecipazione di Guardiano al convegno su “Le ragioni del No: difendere la Costituzione è un impegno di tutte e tutti”, in programma a Napoli per il 18 febbraio. L’azzurro Giorgio Mulè, responsabile della campagna del partito per il Sì, l’ha posta in maniera ancora più diretta: «Come si può essere tranquilli e sereni davanti a un collegio di Cassazione che comprende presenze così smaccatamente di parte? Non è forse questa la plastica dimostrazione di una giustizia politicizzata?».
Le Camere penali: «Grave e preoccupante»
Sulla questione è intervenuto anche il presidente dell’Unione camere penali italiane, Francesco Petrelli, per il quale la decisione della Cassazione «non può essere archiviata come un atto meramente tecnico» ed è «grave e preoccupante» che vi abbiano concorso giudici schierati.
Ma per l’opposizione il problema è che il caso venga denunciato
Per l’opposizione, però, il problema non è la circostanza in sé, ma il fatto che sia stata messa in evidenza. «Assistiamo all’ennesima, continua messa in discussione dell’azione della magistratura e a un reiterato tentativo di politicizzare ogni sede autonoma e indipendente, arrivando persino a colpire un’istituzione di garanzia come la Corte di Cassazione», ha sostenuto la capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, mettendo in particolare nel mirino Bignami. Un tentativo di ribaltare la narrazione al quale hanno partecipato anche gli altri partiti della sinistra. E che non ha risparmiato neanche le camere penali, contro le quali ha parlato l’ex ministro dem della Giustizia, Andrea Orlando, secondo il quale dagli avvocati sarebbe arrivato un «attacco alla Cassazione, senza precedenti, a testa bassa», che «macchia la tradizione legata ai principi liberali e allo stato di diritto di quella associazione». Insomma, per la sinistra il vulnus non è nella composizione del collegio, ma nel fatto che ci sia chi ne parla.
I «cittadini di serie B» e «gli ottimati in toga»
«Noi siamo cittadini di serie B e dobbiamo inchinarci di fronte agli ottimati che indossano la toga in alcune ore del giorno e la veste di militante in altre ore del giorno. E poi si lamentano delle critiche …», ha commentato sarcasticamente il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri.
Il giudice conferma: «Ovviamente io sono per il No»
Intervistato dall’agenzia di stampa Adnkronos, il giudice Guardino ha confermato la sua presenza all’iniziativa “Le ragioni del No”, «ma solo come moderatore nell’ambito di un convegno che vede altre persone come relatori», ha precisato, aggiungendo che «ovviamente io sono per il No, ma questo fatto mi accomuna a tantissimi magistrati, avvocati, professori universitari, operatori della giustizia, così come ci sono altri magistrati, professori universitari, avvocati che sono per il Sì e addirittura fanno campagna per il Sì anche componenti del Consiglio superiore della magistratura».
«Per quanto riguarda i rapporti tra questa mia presa di posizione a favore del No e la mia partecipazione a un collegio formato da 21 magistrati, che hanno adottato l’ordinanza di ieri – ha aggiunto il magistrato – non c’è veramente nessun collegamento, nessun potenziale conflitto di interessi». A ciascuno la facoltà di farsi la propria idea.
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