Femminicidio Zoe Trinchero, si attende l’autopsia per capire se poteva essere salvata. Non una di meno: “C’è qualcosa che non stiamo insegnando”
Sarà l’autopsia a dire se ad uccidere la 17enne Zoe Trinchero sono stati i pugni ricevuti dal suo assassino Alex Manna, reo confesso, lo strangolamento oppure una botta alla testa presa dopo essere stata lanciata nel canale dal suo aggressore. La risposta sarà determinante per capire se, con un tempestivo intervento medico, la ragazza di Nizza Monferrato chelavorava nel bar della stazione e sognava di diventare psicologa avrebbe potuto essere salvata. Ipotesi che aggraverebbe la posizione di Manna: dopo aver ridotto la ragazza in fin di vita, il 20enne l’ha gettata nel rio Nizza ed è fuggito. Nelle prossime ore potrebbe arrivare una denuncia per tentato linciaggio per le circa trenta persone che proprio su sua istigazione si sono radunate sotto l’abitazione del trentenne Naudy Carbone, con problemi psichiatrici, da lui accusato del delitto.
Il corpo della giovane porta i segni di una raffica di pugni e di una stretta al collo e presenta un trauma cranico. Zoe, al termine del turno di lavoro al Bar della Stazione, intorno alle 21, stando a quanto emerso finora è andata in un garage attrezzato come area ricreativa dai ragazzi del posto, una sorta di rifugio autorganizzato. Qui il gruppo di amici si ritrovava per mangiare e bere qualcosa prima di proseguire la serata nei locali. Quella sera erano in cinque o sei. Gli ultimi due hanno deciso di andare in centro a comprare dei kebab da consumare poi con calma nel garage. Zoe e Alex si sono uniti a loro. Al ritorno gli altri hanno accelerato il passo, loro sono rimasti indietro, soli, sull’argine del rio Nizza. Qui il racconto si affida esclusivamente a quanto detto da Manna. Ci sarebbe stata una discussione a proposito di una loro relazione, finita per un tradimento di lui, col rifiuto di lei sul tornare insieme. Una relazione che gli amici della ragazza dicono non essere mai esistita.
È a questo punto che sarebbe avvenuta l’aggressione. “Abbiamo discusso, le ho dato un pugno, forse più pugni, io facevo boxe. Non so perché. Comunque non l’ho buttata giù nel canale, l’ho solo lasciata cadere”, ha detto detto nella sua confessione il ventenne, ora detenuto nel carcere di Alessandria. Manna ha raccontato anche il tentativo di depistaggio: ha tentato di dare la colpa a un uomo di origine africana adottato da una famiglia del paese. “Ho detto in giro che poteva essere stato lui – avrebbe sostenuto davanti ai carabinieri e al pm – perché si sa che è un po’ strano. Ho raccontato che ci ha aggrediti e che sono scappato. Mi spiace, ho fatto male”.
Nel piccolo comune in provincia di Asti, il sindaco ha intanto dichiarato il lutto cittadino per il giorno dei funerali della giovane. “Zoe era una ragazza solare, che spesso incontravo per le vie della città. Era conosciuta e benvoluta qui a Nizza”, ha spiegato il sindaco Simone Nosenzo. Non Una di Meno sarà nella piazza San Secondo di Asti dalle 18.40 di domenica sera per manifestare rabbia e dolore per quest’ultimo caso di femminicidio. “Diciassette anni lei. Venti lui. Non possiamo più fingere che questo non dica nulla sulle generazioni che stiamo crescendo”, commenta l’associazione. “C’è qualcosa che non stiamo insegnando. La violenza si consuma nella cerchia delle relazioni“. “L’autore del femminicidio ha confessato”, aggiunge l’associazione, “e non è l’altro costruito dalla propaganda razzista, ma il figlio sano del patriarcato: un uomo cresciuto in una cultura del possesso, che non insegna a riconoscere i limiti, a rispettare i confini, ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni”. Serve “un cambiamento profondo, che parta dall’educazione affettiva, dal rispetto reciproco e dalla prevenzione della violenza di genere fin dall’infanzia”.
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