Musica Insieme in Ateneo: Maurizio Baglini incanta Bologna con Schumann, Chopin e un omaggio a David Bowie
Chi frequenta la classica sa bene chi è Maurizio Baglini. Pianista esimio, a suo agio nei repertori più impervi ed esigenti, dotato di una felina destrezza nel passare dalle sonorità delicatissime alle esplosioni più drammatiche. Non lo sentivo da qualche anno. È stato un gran piacere riascoltarlo. Lo dico senza mezzi termini: è più maturo ancora, agguerritissimo sul piano tecnico, impeccabile dal punto di vista interpretativo.
Il Concerto ha aperto il ciclo MIA (Musica Insieme in Ateneo), uno dei tanti filoni della benemerita associazione bolognese “Musica Insieme”, presieduta dall’infaticabile Alessandra Scardovi, alacremente coadiuvata da Fulvia De Colle. Come di consueto, i musicisti di MIA si esibiranno anche al S. Orsola di Bologna, per trasformare, come scrive Scardovi, “gli spazi del Policlinico in luogo di ascolto e di incontro”.
MIA offre quest’anno agli studenti dell’Università cinque concerti: quello con Baglini si è svolto in collaborazione con il Centro La Soffitta del Dipartimento delle Arti (in capo ai docenti Anna Scalfaro, Silvia Bruni e Matteo Paoletti). L’Arabeske op. 18 e il Carnaval op. 9 di Robert Schumann figuravano in testa al programma. Gli anni tra il 1835 e il 1840 sono quelli in cui Robert prodiga a piene mani composizioni pianistiche costituite da pezzi brevi; nel 1840 saranno invece i Lieder a sbocciare uno dopo l’altro dalla sua fertile creatività. Baglini affronta il compositore romantico con l’acribia del filologo e la delicatezza del poeta.
L’attacco della Arabeske è memorabile. Le note sgorgano come gocce di rugiada: opalescenti, senza peso, onuste di riflessi alabastrini. Man mano, il tessuto musicale s’ingrossa, le linee s’intersecano: e l’ascoltatore le può seguire tutte, una per una. Il Carnaval di Baglini è un miracolo: forse il vertice interpretativo della serata. Il ciclo caratteristico di Schumann è complesso, ad onta di una semplicità apparente. Passa dallo scherzo alla malinconia, dall’eccitazione al sorriso evasivo, dall’ambiguità sorniona alla chiarezza smagliante, il pianista ha il perfetto controllo della tastiera: non una sbavatura, non un tentennamento nell’uso dei colori, scattante negli scarti e nelle sinuosità della scansione temporale. I contrasti stilistici di Eusebio e Florestano, Pierrot e Arlecchino, Pantalone e Colombina risaltano nitidi; Coquette è un prodigio di ammiccamenti, la Marcia dei Davidsbündler contro i Filistei un portento di forza fisica e morale.
Non è meno attraente l’interpretazione dell’Ouverture del Guillaume Tell di Rossini trascritta per pianoforte da Franz Liszt (1838). Qui il virtuosismo è spinto a livelli impressionanti. Dodici minuti da brivido: un attacco quasi etereo, tra le cime del lago dei Quattro Cantoni, poi lo scatenamento di scrosci sonori fragorosi, giochi sulla tastiera, dialoghi serrati fra le due mani; a metà, da lontano, il richiamo del corno inglese che spalanca panorami immensi, spirituali, indi gli squilli delle trombe che introducono l’apoteosi finale. Con perfetto controllo Baglini passa dalla morbidezza al tripudio gioioso, dal lirismo al fragore convulso. L’ascoltatore rimane coinvolto in una marea montante di suoni, che si placa quando l’applauso liberatorio finalmente esplode.
Anche della Polonaise in La bemolle op. 53 di Chopin il pianista dà un’interpretazione altissima. La composizione coniuga al virtuosismo esasperato un canto talvolta interiore, talaltra a squarciagola, sempre appassionato. Elementi difficili da coniugare, che Baglini domina in una lezione di gran classe. La composizione reca un titolo editoriale apocrifo, “Eroica”, che è stato assunto dal concerto. Esso risuona anche nel brano di Brian Eno e David Bowie Heroes, eseguito assieme a Space Oddity e Life on Mars, un territorio che esula dalla ‘classica’: nella trascrizione pianistica, in assenza della voce e delle parole, emerge piacevolmente la struttura di fondo minimalista.
La rassegna di Musica Insieme in Ateneo procederà mercoledì 18 febbraio con la consueta esibizione del Collegium Musicum Almae Matris, diretto da Alissia Venier; mercoledì 11 marzo con “Note di Pace”, anteprima italiana dell’album Kanjiru (2025) con Aheam Ahmad, pianoforte e voce, Tobias Schulte, batteria e percussioni; mercoledì 1° aprile avremo “Musica differenziata” con l’ensemble Teatranti Percussioni; mercoledì 15 aprile il pianista Carlo Boccadoro eseguirà Underwater di Ludovico Einaudi. Un ciclo vario, dunque, del quale l’Ateneo di Bologna può andar fiero.
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