Giochi del Mediterraneo, Taranto vede finalmente il traguardo: c’è la firma del nuovo contratto, resta il nodo delle navi
Taranto si avvicina finalmente ai Giochi del Mediterraneo. Dovrebbe essere scontato, considerando che l’evento è stato assegnato alla Puglia nel lontano 2019 e ormai mancherebbero pochi mesi all’inaugurazione. Ma dopo tutti i ritardi e tensioni che ci sono state, soltanto adesso l’evento sembra vicino al traguardo, con la firma del nuovo contratto tra Comitato italiano e internazionale.
È stata un’autentica telenovela quella col Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo (CIGM). Oggetto del contendere, come raccontato a più riprese dal Fatto, i servizi necessari allo svolgimento delle gare: timing e scoring (i cronometri che segnano tempo e punteggio), cybersicurezza, antidoping, broadcasting. Per tutte queste attività, il Comitato internazionale ha dei fornitori ufficiali, che spesso sono anche suoi sponsor, di cui caldeggia vivamente (per usare un eufemismo) l’impiego. L’Italia invece aveva posto un problema formale, ovvero l’impossibilità di assegnare importi così rilevanti (parliamo di oltre 10 milioni di euro) senza gara. Di qui è nato un conflitto che è sfociato in pesanti corrispondenze, riunioni d’urgenze, trattative ad oltranza, tanto da mettere seriamente a rischio lo stesso svolgimento dell’evento, più di tutti i ritardi sui cantieri accumulati dagli enti locali prima dell’arrivo del commissario Ferrarese e i pasticci vari combinati dall’Italia.
A novembre l’intervento diretto del governo e del ministro Abodi sembrava aver trovato una soluzione: il Comitato locale avrebbe pagato di più quello internazionale, e poi ci avrebbe pensato Atene ai contratti. Una partita di giro, il classico escamotage all’italiana per accontentare tutti. Tranne le casse dello Stato, visto che con delle gare pubbliche sicuramente si sarebbe risparmiato qualcosa, ma tant’è. Anche così però la situazione non si era sbloccata del tutto: la firma tardava ad arrivare perché mancava una bollinatura ad ulteriore rassicurazione per il presidente Ferrarese e gli altri membri del Comitato, che non è una Fondazione come ad esempio Milano–Cortina (dove gli organizzatori sono “scudati” dal diritto privato), ed è pure sottoposto al controllo concomitante della Corte dei Conti. Adesso finalmente ci siamo.
Previo una specie di parere di congruità fornito dalla società pubblica Sport e Salute, nell’ultima riunione il Comitato organizzatore ha deliberato all’unanimità l’addendum al contratto che regola i rapporti con il Comitato internazionale, che detiene la titolarità della manifestazione. L’ammontare complessivo passa da 2 a oltre 13 milioni, con una maggiorazione esattamente di 11,4 milioni di euro: dentro questa cifra, ci sono tutti i servizi contesi, non solo quelli tecnologici, ma anche la produzione televisiva e l’antidoping. Così Atene potrà rivolgersi ai fornitori che preferisce, senza alcuna responsabilità per gli amministratori italiani.
Salvo ulteriori sorprese, a questo punto manca un ultimo tassello, anche se non è proprio di poco conto: le famose navi che dovranno ospitare gli atleti. La prima gara come noto è andata deserta: piuttosto che ricorrere alla trattativa privata, alla fine il Comitato ha deciso di procedere con un nuovo bando lampo, che sarà più conveniente per le aziende, nel tentativo di invogliarle a partecipare. Alla fine l’importo potrebbe sfiorare i 30 milioni di euro: tanti, per un alloggio temporaneo che non lascerà alcuna eredità, ma neanche troppi se si considera che a Cortina per le casette prefabbricate smontabili ne sono stati spesi quasi 40 per 1.400 persone, qui gli atleti saranno 4.500 (e d’altra parte costruire un villaggio vero sarebbe stata una follia a Taranto). Se la nuova gara andrà in porto, a quel punto davvero la Puglia potrà ospitare i Giochi del Mediterraneo.
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