La Scuola resta rossa: il Csm blinda la formazione delle nuove toghe nell’orbita progressista
Un voto. Uno soltanto. Tanto è bastato al Csm per ridisegnare gli equilibri della Scuola superiore della magistratura. Alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella è stato nominato nel direttivo il procuratore di Viterbo Mario Palazzi, figura di punta della sinistra giudiziaria nell’Anm.
Il fortino delle toghe rosse
Formalmente un passaggio dovuto, dopo la vittoria del ricorso contro Roberto Peroni Ranchet. Politicamente, molto di più. Perché con l’ingresso di Palazzi cambia l’assetto interno dell’organo che forma i magistrati italiani. E il primo effetto è evidente: la presidente Silvana Sciarra, già alla guida della Corte costituzionale, ora viaggia verso la conferma per altri due anni. Non è una nomina qualsiasi. È un segnale.
La Scuola superiore della magistratura non è un’aula universitaria. È il luogo dove si decidono programmi, relatori, priorità culturali. È lì che si orienta la sensibilità giuridica delle nuove toghe. Ed è lì che le correnti si giocano la partita più delicata.
Il togato indipendente Andrea Mirenda ha usato parole nette: «La Scuola superiore della magistratura è dilaniata da contese interne a fini di egemonia ed in ballo c’è il potere di condizionamento dei giovani magistrati». Chi controlla la formazione, come sempre, controlla il futuro. E la sinistra giudiziaria lo sa bene.
Continuità, non coincidenza
Sciarra era stata eletta alla Consulta nel 2014 con il sostegno decisivo del Partito democratico. Aveva presentato domanda per la Scuola quando era ancora in carica alla Corte costituzionale. Una scelta che la laica del Csm Isabella Bertolini aveva definito una caduta di stile. Ma il punto non è il galateo istituzionale.
Il punto è la continuità. Prima di Sciarra, la Scuola era stata guidata da Giorgio Lattanzi. Ancora prima da Gaetano Silvestri. E prima ancora da Valerio Onida, nome simbolo dell’antiberlusconismo. Tutti riferimenti “sinistri” ben collocati.
Ora, con Palazzi nel direttivo, l’assetto si stabilizza. La conferma di Sciarra appare un passaggio naturale. Non per merito o demerito personale, ma per equilibrio interno. O meglio, per equilibrio di corrente.
Il voto che rompe la prassi
C’è poi un dettaglio che dettaglio non è. Sulla nomina ha votato anche il Comitato di presidenza del Csm. In situazioni analoghe tende ad astenersi, per non dare l’idea di una regia politica. Stavolta no.
I vertici della Cassazione hanno sostenuto Palazzi. Il vicepresidente Fabio Pinelli ha votato per Peroni Ranchet. Il risultato è stato deciso da una sola preferenza. Ma quella preferenza basta a certificare un orientamento. Magistratura indipendente esce sconfitta.
Il nodo vero
La questione non è Sciarra. Non è Palazzi. È la concezione della Scuola come centro di potere. Se diventa un avamposto ideologico, la formazione smette di essere neutrale e diventa indirizzo culturale.
In un Paese in cui la magistratura è additata da anni per una politicizzazione, il controllo della Scuola pesa più di una presidenza di tribunale. Perché agisce nel tempo, plasma mentalità, orienta interpretazioni.
Se anche la formazione dei magistrati è oggetto di contesa tra correnti organizzate, il confine tra autogoverno e autoconservazione si assottiglia. E a quel punto la domanda non è polemica. È istituzionale: chi forma chi giudica?
L'articolo La Scuola resta rossa: il Csm blinda la formazione delle nuove toghe nell’orbita progressista sembra essere il primo su Secolo d'Italia.