Foti: Schlein e Conte sono invidiosi perché Giorgia Meloni è osannata all’estero
«Capisco l’invidia che possono provare Schlein o Conte vedendo Meloni osannata all’estero, ovunque vada, mentre di loro faticano a pronunciare il cognome, ammesso che lo ricordino. Ma la politica è un’altra cosa. Se avessimo perso gli oltre settanta miliardi di export verso gli Usa, a chi avrebbero chiesto conto Schlein o Conte? Non è questione di essere più o meno critici verso Trump, ma di abbaiare o meno alla luna: serve solo a far vedere che si sa abbaiare, senza ottenere risultati».
Tommaso Foti, ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il PNRR, risponde in una intervista a La Repubblica sul tema dei dazi globali annunciati da Donald Trump e le reazioni dell’opposizione italiana al governo.
Per Meloni dazi sono un errore ma l’expo italiano è comunque cresciuto
E il ministro sottolinea: «Quella dei dazi è una scelta sbagliata che non giova all’economia europea e americana. Che siano un errore lo disse Meloni fin dall’inizio. Aggiungo però che non bisogna alimentare l’allarmismo, né farsi prendere da pulsioni di ritorsioni commerciali. Al di là dei profeti di sventura della sinistra, i fatti hanno già dimostrato che l’accordo tanto contestato tra Ue e Usa ha permesso all’Italia di registrare una crescita dell’export verso gli Stati Uniti del 7,2% nel 2025, rispetto al 2024. Poi è chiaro che la reazione dei singoli capi di governo è più dura o realistica in base all’interesse nazionale».
Proposta “bazooka”? C’è chi lo definisce fare i duri, per me è stupido
E sulla proposta francese di usare “il bazooka” per rispondete alla misura economica Usa, Foti ricorda: «Reagan sosteneva: con i partner commerciali siamo sulla stessa barca, se uno fa un buco nello scafo, ha senso che l’altro ne faccia un altro? Alcuni dicono di sì e lo chiamano “fare i duri”, mentre io lo definisco stupido» dunque «una politica di reazione si può sempre fare, ma potrebbe non dare risultati. Dalle guerre commerciali arrivano disastri commerciali».
Sulla giustizia stiamo completando la riforma Vassalli
Infine un passaggio inevitabile sulla riforma della giustizia, a un mese esatto dalla data del referendum del prossimo 23 e 24 marzo: «Stiamo completando la riforma Vassalli. Riducendo il potere di interdizione delle correnti nella magistratura. Negli ultimi 25 anni moltissimi leader della sinistra italiana si sono espressi a favore della separazione delle carriere, dei due Csm e dell’alta corte, che era prevista nel programma del Pd. La verità è che c’è una visione miope di una parte della sinistra che per dare una spallata all’esecutivo, finirà di nuovo per lussarsi la spalla». A conferma secondo Foti «L’inaugurazione dell’anno giudiziario, che sembrava un processo a porte aperte al governo. E smettiamola di dire che se passa la riforma, la magistratura finisce sotto il tacco del potere politico: chi lo sostiene è in malafede, o ignorante».
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