Speed skating, Olimpiadi memorabili per l’Italia: Francesca Lollobrigida, regina sul ghiaccio
Ci sono eventi che vorresti non finissero mai. Le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 lasciano in eredità proprio questa sottile malinconia, figlia delle emozioni intense che sono state capaci di regalare. Per l’Italia, nello speed skating, l’edizione dei Giochi è destinata a restare nella memoria. Il pattinaggio di velocità su pista lunga ha portato il bottino complessivo a quota dodici medaglie olimpiche e, per la prima volta nella storia, ha celebrato cinque podi nella stessa edizione: un risultato senza precedenti per qualsiasi disciplina del ghiaccio.
Tre ori e due bronzi di valore assoluto, difficili anche solo da immaginare alla vigilia. Nessuno avrebbe potuto prevedere che Francesca Lollobrigida diventasse la vera regina del ghiaccio al Milano Speed Skating. La doppietta d’oro nei 3000 e nei 5000 metri è da brividi, con il trionfo nei tre chilometri sublimato nel giorno del suo compleanno. Un successo reso ancora più intenso dall’abbraccio commovente con il figlio Tommaso.
Lollobrigida ha scritto una pagina di storia sportiva e umana: da madre ha dimostrato che l’eccellenza può convivere con la scelta di dedicare tempo agli affetti. Determinazione e spirito di sacrificio, in una stagione resa complessa da un’infezione virale, sono stati il valore aggiunto che ha trasformato il sogno in realtà. A 35 anni, l’atleta laziale è entrata nell’esclusivo club dei fuoriclasse italiani capaci di detenere contemporaneamente il titolo mondiale e quello olimpico nello stesso format di gara, i 5000 metri.
Oro e ancora oro con i ragazzi del team pursuit. A vent’anni di distanza dagli eroi di Torino 2006 — Enrico Fabris, Ippolito Sanfratello e Matteo Anesi — è toccato a Davide Ghiotto, Michele Malfatti e Andrea Giovannini raccogliere un testimone pesantissimo. Gli azzurri hanno prevalso in una sfida che alla vigilia sembrava proibitiva contro gli Stati Uniti, imbattuti in stagione e grandi favoriti per l’oro. Un’alchimia perfetta tra i tre atleti, orchestrata dalla regia di Maurizio Marchetto, trait d’union ideale tra quanto accadde all’Oval Lingotto e l’anello di ghiaccio di Rho.
Il quadro è stato completato dai bronzi di Riccardo Lorello e di Giovannini nei 5000 metri e nella Mass Start. Medaglie dal peso specifico differente: per il lombardo l’inizio di un possibile percorso glorioso, per il trentino la chiusura di un cerchio, dopo i successi mondiali e continentali. Da segnalare in chiave positiva anche i piazzamenti di Serena Pergher, quarta nei 500 metri a soli tre centesimi dal bronzo, e di Daniele Di Stefano, quinto nei 1500 e settimo nei 1000 metri: risultati che, considerata l’età, lasciano spazio a prospettive importanti.
L’unica vera nota stonata è stata la prova di Ghiotto nei 10.000 metri. Una controprestazione che può rientrare nel percorso di un’Olimpiade, compensata però dal sigillo nel team pursuit e da un solido quarto posto nei 5000 metri. Anche dalle imperfezioni, a volte, nasce la grandezza di un’edizione destinata a restare.