Champions League, serve un miracolo perché l’Italia non sparisca dall’Europa
Serve un miracolo, anzi ne servono tre. Serve che l’Italia del pallone rifili un 10-0 secco al resto d’Europa per non sparire prematuramente dalla Champions League perché a febbraio non è previsto, nemmeno nel peggiore degli scenari, che la Serie A sia fuori dalla coppa che conta davvero e lo sia anche con disonore sportivo. Inter, Atalanta e Juventus – rigoroso ordine d’apparizione sulla scena delle partite di ritorno – devono scalare tre montagne per approdare agli ottavi di finale e dare un senso almeno apparente alla seconda parte della stagione internazionale.
E’ colpa loro perché loro si sono messe nella condizione di dover compiere tre imprese. Non si salva nessuno riannodando il filo delle responsabilità dell’approccio e della gestione delle gare d’andata che hanno visto il tracollo della Juventus nella tana del Galatasaray (5-2), dell’Inter nel gelo norvegese sul campo del Bodo Glimt (3-1) e dell’Atalanta davanti al “muro giallo” del Borussia Dortmund (2-0). Zero alibi, tutti colpevoli.
E adesso? Ora bisogna chiedere qualcosa che non riesce dalla primavera del 2023, ultima volta in cui in un turno ad eliminazione diretta tre squadre italiane sono riuscite contemporaneamente a vincere: erano gli ottavi di finale della cavalcata che avrebbe portato l’Inter in finale, il Milan in semifinale e il Napoli ai quarti. In realtà non basta nemmeno ripetere quella serata perché bisogna anche aggiungere una notevole dose di gol, possibilmente senza incassarne. Dieci a zero, appunto.
Se si guarda al nostro andamento recente è una missione impossibile. L’Italia ha vinto solo una delle ultime 9 partite in un turno ad eliminazione diretta a livello di playoff della Champions League ed è sempre uscita. Questa è la realtà, il resto appartiene al sogno.
L’Inter è quella con meno alibi di tutte e non perché il Bodo Glimt sia una squadra scarsa. Anzi. Ha ragione Chivu ad arrabbiarsi quando gli evocano il termine “vergogna” per la sconfitta in Norvegia dove sono caduti in tanti, ha torto chi pensa che un’eventuale cacciata dalla Champions League possa essere salutata con un’alzata di spalle (tanto c’è lo scudetto) e non solo dal punto di vista del bilancio: l’Inter non è costruita per abbandonare così l’Europa. Punto.
Per la Juventus si tratta di immaginare un miracolo. Spalletti sta perdendo il controllo della situazione, come dimostrano le sconfitte (4) nelle ultime cinque partite in cui ha segnato poco (6 gol) e incassato tanto (15). Allo Stadium dovrebbe improvvisamente invertire la tendenza del periodo, dimenticando anche quello che arriva nel week end quando dovrà affrontare all’Olimpico uno spareggio terribile con la Roma che nel frattempo è volata a +4 nella volata Champions League, quella che vale il bilancio economico e sportivo della stagione.
Poi c’è l’Atalanta che in Europa ha perso le ultime tre sfide giocate e dovrebbe battere il Borussia Dortmund che sulla carta e non solo le è superiore. Palladino è l’unico a poter sostenere di aver avuto in sorte un avversario di livello top, ma la verità è che sconta lo sciagurato finale della prima fase in cui i bergamaschi hanno gettato al vento una qualificazione diretta che era alla portata. Chi è causa del suo mal pianga se stesso e, se possibile, ripari. Ora o mai più.