Carnevale d’Ivrea, positiva l’esperienza del Villaggio Arancio: le regole non cambiano
IVREA. L’Ivrea del Carnevale riavvolge reti e bandiere, ed è tempo di bilanci anche per Villaggio Arancio. Emilia Sabolo, vicepresidente della Fondazione dello storico carnevale di Ivrea che ne ha curato passo passo l’organizzazione al fianco di Ascom Ivrea, lo fa all’indomani della denuncia sporta in commissariato per il furto di 5mila euro in spillette e gadget ai danni dello stand della Fondazione, luogo deputato alla vendita del merchandising ufficiale allestito sotto la torre di Santo Stefano il Giovedì grasso, per sei giorni fino a martedì, e visitato dai ladri il sabato della Mugnaia, a notte fonda. Un brutto episodio che tuttavia non distoglie l’attenzione dal tema che più le è caro, oggi che si sono spenti i riflettori e viene meglio ragionare a mentre fredda sull’edizione appena conclusa, anche alla luce delle polemiche sollevate nel pieno del Carnevale da alcuni operatori. Che, non ne fa mistero, «mi sono dispiaciute molto». Prima però Sabolo mette alcuni punti fermi sul presente e sul futuro del Villaggio Arancio.
Uno su tutti: «Il modello del Villaggio Arancio resta questo anche per il 2027, il regolamento verrà semmai affinato, ma la struttura non cambia».
L’ampliamento
Nell’edizione 2026 il Villaggio Arancio ha contato una trentina di espositori rispetto ai 15 del 2025, e un ampliamento degli spazi grazie all’area aggiunta dei giardinetti in zona Poste e davanti alla piscina della Serra, con un «buon riscontro di pubblico in tutte le zone», che «hanno lavorato tutte allo stesso modo e bene», sottolinea Sabolo, ridimensionando con ciò le contestazioni sull’allocazione dei singoli stand.
La possibilità di estenderlo si è aperta «una decina di giorni prima del Carnevale, quando ci è stato comunicato che la ruota panoramica era stata danneggiata da un evento meteo calamitoso e quindi non ci sarebbe stata». Al suo posto è stata collocata la Croce rossa, precedentemente sistemata verso i giardinetti paralleli a corso Massimo d’Azeglio.
«Dal momento che avevamo ricevuto diverse richieste oltre i posti disponibili da operatori non locali e alcuni avevano pagato oltre la scadenza, abbiamo pensato di accontentare tutti riammettendoli».
In tal senso il Villaggio per la prima volta si è espanso oltre corso Botta.
Ma non tutti hanno gradito, giudicando viceversa penalizzante l’assegnazione in ripescaggio di un posto meno centrale. «Zone di serie A e zone di serie B non ne esistono, hanno lavorato tutti. Le polemiche sono solo strumentali», ripete Sabolo.
2.500 euro per tutti i 6 giorni: i servizi
Per i sei giorni di presenza e in rapporto allo spazio occupato, agli espositori quest’anno sono stati chiesti 500 euro in più rispetto ai 2.000 euro del 2025. C’è chi ha avuto da ridire, perché, come alcuni hanno spiegato il martedì, «i ragazzi per fortuna bevono meno però noi lo vediamo sulle vendite», o «ci sono stati due giorni di freddo che hanno pesato su chi, per esempio, viene qui portandosi del personale». Critiche sul fronte economico, che la vicepresidente respinge entrando nei dettagli dei servizi coperti dalla Fondazione: «L’importo che chiediamo copre allacci e consumi elettrici, l’impianto elettrico a norma realizzato dall’elettricista incaricato, la fornitura e l’allestimento dei gazebo uguali per tutti, la vigilanza notturna dalle 23 alle 8 e il potenziamento di tavoli e servizi di pulizia garantiti dalla cooperativa Ermes». In poche parole, «Fondazione gestisce tutta l’area per l’intera durata del Villaggio – ricorda – proprio per consentire a tutti di lavorare nel modo migliore».
La deadline del 6 gennaio
Per evitare inseguimenti dell’ultimo minuto sui pagamenti, quest’anno è stato introdotto un regolamento scritto con l’obbligo di saldare le fatture entro il 6 gennaio: «In passato non tutti rispettavano le scadenze e dovevamo rincorrere i pagamenti per dei giorni», osserva Sabolo. La linea per il 2027 è di mantenere termini chiari e rigidi, lavorando a una ulteriore «messa a punto» del regolamento, senza strappi ma anche senza passi indietro. «Si tratta di rispettare i tempi per consentire la messa a punto di una macchina complessa. Apposta il regolamento è stato scritto: entro ottobre le adesioni degli abituali, entro metà novembre per le new entry, priorità a Ivrea e poi a chi viene da fuori».
La birra
Altro punto sensibile, la birra che qualcuno ha venduto nonostante la regola, in vigore da anni, preveda che chi dà da mangiare possa servire solo vino, acqua e bibite, lasciando la vendita della birra ai birrifici locali ospitati negli stand del Villaggio Arancio.
«Una norma pensata per valorizzare i microbirrifici del territorio, ma che – spiega Sabolo – non sempre viene applicata e seguita come si dovrebbe». Sanzioni non ce ne sono state, i trasgressori sono stati solo richiamati verbalmente, ma l’anomalia non è sfuggita (nemmeno al pubblico).
Il furto
Sul piano della cronaca, resta il furto subito dalla Fondazione nella notte tra sabato e domenica: dal banchetto in zona torre di Santo Stefano sono sparite calamite, spille e alcuni berretti frigi, per un valore stimato di 5mila euro. «Sono andata a fare denuncia in commissariato, la ritengo una bravata ma ho preferito resti agli atti». Ricapitolando la linea è questa: in vista del 2027 le domande per il Villaggio Arancio dovranno arrivare, come da prassi, entro fine ottobre per chi ha già partecipato ed entro il 15 novembre per i nuovi ingressi, con uno schema organizzativo «confermato» e l’obiettivo di «ridurre al minimo le polemiche, senza rinunciare alle regole».