Inter-Bodø Glimt 1-2. Figuraccia clamorosa a San Siro
L’Inter saluta la Champions League in modo fragoroso. La seconda sconfitta in 6 giorni contro il Bodø/Glimt non è più un incidente di percorso imputabile al campo o al freddo. A San Siro l’Inter ha tenuto il pallone per lunghi tratti (intorno al 60% di possesso), ha chiuso con 15 tiri totali contro i 9 degli avversari, 6 nello specchio contro 5, 7 calci d’angolo a favore e oltre 500 passaggi completati. Numeri che, letti così, sembrerebbero raccontare un dominio. Dominio però totalmente sterile, del quale paradossalmente hanno approfittato di più i norvegesi, prima ringraziando Akanji e la fortuna, poi con una foga incredibile di Evjen. L’Inter ha attaccato tanto ma senza convincere. Cross forzati e poche giocate centrali davvero pericolose, con l’ennesima partita europea in cui usciamo sconfitti nonostante la superiorità nel gioco.
Barella e Thuram: AAA Leader cercasi (no perditempo)
Il punto più delicato riguarda lo stato di forma di Nicolò Barella e Marcus Thuram. Non è una questione di impegno — quello non si discute — ma di brillantezza. Barella è apparso contratto, meno esplosivo del solito, poco presente negli inserimenti che lo hanno reso devastante negli anni scorsi. Ha toccato tanti palloni, ma raramente ha cambiato ritmo alla manovra. Nessun assist, poche verticalizzazioni realmente incisive, un solo tiro che non ha impensierito seriamente il portiere. Da lui ci si aspetta personalità nei momenti chiave, e invece è sembrato uno dei tanti.
Thuram, dal canto suo, sempre più isolato, in ritardo, salvato dal fuorigioco nel primo tempo e poco cattivo sotto porta. Ha lottato, ha provato a tenere su la squadra, ma ha vinto meno della metà dei duelli offensivi e non è mai riuscito a dare la sensazione di poter spaccare la partita con una giocata. Pochi movimenti in profondità, poca connessione con il centrocampo. In Champions League, quando le difese sono organizzate e non ti regalano nulla, serve qualcosa in più dai tuoi uomini simbolo. E questa sera quell’extra non è arrivato.
Cambi che fanno discutere: fuori i migliori
Se la condizione di alcuni big preoccupa, le scelte dalla panchina hanno lasciato perplessi. Il cambio di Luis Henrique e Piotr Zieliński è stato il momento in cui la partita ha definitivamente preso una direzione sbagliata. Fino a quel punto erano stati tra i più vivaci: Luis Henrique era l’unico a saltare l’uomo con continuità, capace di creare superiorità numerica e costringere la difesa norvegese a scappare all’indietro. Zielinski, con oltre il 90% di passaggi riusciti, era quello che provava a dare qualità tra le linee, a trovare l’imbucata giusta.
Toglierli entrambi ha abbassato il ritmo, ha tolto imprevedibilità e ha spezzato l’unico momento in cui l’Inter sembrava poter riaprire davvero la qualificazione. Da lì in poi la manovra è diventata più lenta, macchinosa, priva di spunti individuali e facile da contenere. È una scelta che farà discutere, perché in partite da dentro o fuori i dettagli contano, e cambiare proprio chi stava dando qualcosa in più è sembrato un azzardo pagato caro.
In mezzo alla delusione, però, una buona notizia c’è: il rientro di Denzel Dumfries. Pochi minuti ma incoraggianti di corsa e fisicità. Il suo recupero può essere fondamentale in un momento in cui la squadra ha bisogno di gamba e intensità sulle corsie.
Chi si ferma è perduto
L’uscita dalla Champions League obbliga l’Inter a cambiare mentalità subito. Il campionato e la Coppa Italia diventano obiettivi centrali. Adesso sarà necessaria -quasi doverosa- una reazione vera, soprattutto dai giocatori più rappresentativi. La stagione non è finita, ma non c’è più margine per errori o cali di tensione. L’Inter deve ritrovarsi, tornare a splendere e intimorire gli avversari anche al di fuori dei confini nazionali. Il percorso in Champions si è arrestato nel peggiore dei modi, ma questo dev’essere solo un motivo in più per dominare il campionato da questo momento in poi.