È morto Antonio Tejero, il colonnello che guidò il tentato golpe in Spagna nel 1981
Se n’è andato due giorni dopo il quarantacinquesimo anniversario del suo golpe, fallito. Antonio Tejero Molina è morto proprio nelle ore in cui la Spagna ha declassificato i documenti relativi al tentato colpo di Stato del 23 febbraio 1981. Il colonnello della Guardia Civile che quel giorno con la pistola in mano fece irruzione nell’aula del Congreso de los Diputatos per tentare, insieme ad altri nostalgici del franchismo, un golpe contro la transizione democratica spagnola, è morto dopo una lunga malattia. Aveva 93 anni.
Tejero, insieme a 200 membri della Guardia Civile, tenne in ostaggio per 18 ore i deputati riuniti per la sessione di investitura del governo guidato da Leopoldo Calvo-Sotelo. L’assedio finì solo quando il re Juan Carlos fece un discorso alla nazione affermando che non avrebbe tollerato nessun tentativo di interrompere il processo democratico avviato in Spagna sei anni prima. Giudicato insieme ad altre 32 persone, Tejero fu poi condannato a 30 anni come uno dei principali istigatori del colpo di Stato.
Nel 1993 aveva ottenuto la semilibertà e poi nel 1996 era stato scarcerato con la condizionale, tornando a vivere nella sua provincia natale di Malaga. Considerato un simbolo dell’estrema destra spagnola nostalgica, il 24 ottobre 2019 si recò al cimitero di Mingorrubio a Madrid per assistere alla cerimonia di sepoltura dei resti del dittatore Francisco Franco dopo la loro rimozione dalla ‘Valle de los Caidos’, dal 2022 chiamata la Valle de Cuelgamuros.
Il tentato golpe del 23-F, come viene chiamato in Spagna, è uno degli eventi della storia moderna più studiati, con gli storici che affermano che ci sono questioni su cui si deve ancora fare luce, in particolare riguardo all’estensione del complotto e il sostegno da parte dei militari. Nelle stesse ore in cui Tejero si spegneva, sul sito della Moncloa sono stati pubblicati i documenti di tre ministeri – Interno, Esteri e Difesa – relativi a quella giornata. Rispetto al ruolo di Juan Carlos I è emerso un documento che riporta nel dettaglio la conversazione avuta dal re con il tenente generale Milans del Bosch all’1.20 del 24 febbraio.
Juan Carlos chiamò il militare che si era ribellato a Valencia per dargli “ordini” e gli disse di ritirare le truppe. Il re si impegnò quindi a “mantenere l’ordine costituzionale nel rispetto della legalità vigente”, e assicurò che qualsiasi colpo di Stato non potesse “nascondersi dietro” il monarca. “Giuro che non abdicherò né abbandonerò la Spagna. Chi si ribella è disposto a provocare una nuova guerra civile e ne sarà responsabile”, disse allora il monarca. Milans rispose al re che avrebbe eseguito gli ordini, avvertendolo però del fatto che il tenente colonnello della Guardia Civil Antonio Tejero, non gli obbediva più.
Tra le 153 “unità documentali” relative al tentato colpo di Stato figurano anche note manoscritte attribuite al Cesid, il servizio di intelligence franchista, precedente l’attuale Cni. In una di queste, datata 1980, figura uno schizzo in cui si descrive una “operazione in corso”, dove sono previsti tre interventi militari: dei tenenti generali, dei colonnelli e un terzo degli “spontanei”. L’avvertimento finale del documento, estratto dagli archivi della Guardia Civil, è chiaro: “Se la situazione si evolve come previsto, l’azione sarà inarrestabile”. Tra le ipotesi vi è anche un’azione da parte degli “spontanei”, già protagonisti di una tentata congiura nel 1978, la cosiddetta Operazione Galaxia, che portò al primo arresto di Tejero. Questi nuovi dettagli gettano luce su uno scenario di cospirazioni multiple alla vigilia di quel golpe.
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