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La rinascita di Christian Falocchi: “Nel 2025 la svolta, non volevo ritirarmi per un infortunio”

Nell’appuntamento del giovedì di Sprint Zone, trasmissione che va in onda sul canale YouTube di OA Sport, condotta da Ferdinando Savarese, l’ospite è uno dei protagonisti più sorprendenti dell’atletica italiana, Christian Falocchi: il 29enne, specialista del salto in alto, dopo quasi due anni di problemi fisici successivi ad un intervento alla caviglia, torna a saltare su ottimi livelli.

Sull’avvicinamento all’atletica: “Ho iniziato abbastanza presto, alle medie, facevo diverse cose, giocavo a calcio principalmente, poi facevo un po’ di sci, anche se ero abbastanza scarso in quello, ed in prima media, grazie alla professoressa di educazione fisica, che ci faceva fare tante prove di atletica e anche tutti gli altri sport. In atletica si vedeva che ero molto portato già all’inizio, con le campestri, infatti ero andato molto bene anche alle campestri provinciali, alle medie, arrivando terzo o quarto in prima media, quindi poi da lì mi sono avvicinato all’atletica. Dopo con i Giochi della Gioventù facevo un po’ di tutto, salto in lungo, velocità, anche corsa ad ostacoli, salto in alto, ero bravino in tutto, ma non avevo una specialità in cui eccellevo, fino alla terza media/prima superiore, in cui il salto in alto è diventato per distacco la specialità in cui andavo meglio. Fin da subito ho perso la resistenza che mi permetteva di fare le campestri, infatti adesso in quello sono proprio scarsissimo, invece anche dal punto di vista della velocità, per fare magari salto in lungo o anche velocità pura/ostacoli, non ero così veloce per poter competere. Nel salto in alto, in prima o seconda superiore, da una gara all’altra mi sono migliorato di 15 centimetri, ho avuto proprio un exploit e poi da lì è diventato solo salto in alto“.

Sulla specializzazione nel salto in alto: “Quello che mi ha fatto un po’ cambiare è stato il primo anno da allievo: io avevo 1.80-1.82 ed alla prima gara che ho fatto all’aperto ho fatto 1.99, quindi lì è stato un po’ proprio quell’exploit che avevo accennato, e da lì ero passato dal provare a fare il minimo per gli Italiani che era 1.85, ad inseguire il minimo per i Mondiali Allievi, che era 2.03. Ho preso delle informazioni su degli allenatori di salto in alto, perché io mi allenavo in Val Camonica, dove comunque mi seguiva Agostini, che era un po’ un tuttofare dell’Atletica Valle Camonica, lui seguiva corsa in montagna, resistenza, poi però era l’unica persona a cui ci appoggiavamo, e seguiva anche chi faceva salto in lungo, salto in alto, velocità. Da lì in poi sono venuto a conoscenza di Orlando Motta e Pierangelo Maroni, che sono i miei attuali allenatori, ed ho iniziato a venire a Bergamo ad allenarmi una-due volte a settimana, poi sono sempre migliorato pian piano, finché da primo anno promesse mi ero trasferito definitivamente a Bergamo, mi allenavo tutti i giorni qui, e nel 2017 ho fatto 2.25, che è stato il risultato un po’ più eclatante“.

Sulla risalita dopo i problemi fisici: “Devo essere sincero, penso che tanto merito lo devo dare veramente a me stesso, perché devo dire che in passato, quando ero nei periodi in cui avevo i problemini, che poi dovevo star fermo le due settimane perché avevo un po’ un affaticamento muscolare, ero in quel periodo in cui non mi potevo allenare ed ero intrattabile, cioè il mio allenatore me lo diceva: ‘Finché ti puoi allenare sei il miglior atleta del mondo, quando non puoi allenarti, sei intrattabile’. Non avevo proprio voglia di andare al campo, fare quegli esercizi di prevenzione, li odiavo e li facevo male, quindi in quel periodo lì devo dire che non so come e non so perché, sono stato molto focalizzato sul recuperare la caviglia. Non volevo mollare così, io non volevo smettere per un infortunio, mi sarebbe pesato veramente tanto, però ad un certo punto bisognava anche essere un po’ realisti, io sono andato al campo tutti i giorni, ero al campo veramente a fare ore di lavori per i piedi, per le caviglie, prevenzione, rinforzamento. Ho provato qualunque strada, tutto quello che mi consigliavano i fisioterapisti, gli ortopedici, tutti i vari esercizi, ho provato un milione di esercizi diversi, poi oltre a me c’erano comunque i miei allenatori, anche quando andavo dai vari ortopedici loro mi hanno sempre accompagnato, quindi loro di sicuro mi hanno sempre sostenuto, però penso che la forza mentale l’ho tirata fuori tutta da me stesso. Una forza che non pensavo di avere, perché non ero mai stato uno molto bravo su quella parte di lavoro, invece in quel periodo ce l’ho messa veramente tutta, infatti proprio per questo siamo arrivati ad inizio estate 2025, in cui c’è stato un po’ il momento in cui bisognava prendere una decisione: ‘Se la situazione rimane questa, cioè che io non riesco ad andare in gara, non riesco a fare due allenamenti consecutivi di salto, è giusto fermarsi, perché non ha più senso andare avanti’. Questo discorso lo avevo fatto col mio allenatore, io più di così non sapevo proprio cosa fare, le abbiamo provate tutte, se la caviglia non ne vuol proprio sapere, ad un certo punto bisogna anche accettarlo“.

Sul momento della svolta: “Da gennaio ad inizio estate dei miglioramenti dal punto di vista prestativo li avevo avuti, perché io ero ritornato a sentire le sensazioni del piede reattivo, del mio piede vecchio. Il problema era che si infiammava, cioè quando io andavo a fare allenamenti di intensità, poi si infiammava, dovevo rifermarmi, cioè non riuscivo ad avere continuità, però quando parlavamo col mio allenatore dicevo: ‘Mi basterebbe non aver dolore, se togli il dolore non mi si infiamma ed io potrei veramente saltare, il piede è ritornato buono’. Le sensazioni erano positive e ad un certo punto abbiamo provato un po’ a forzare la mano ed ho deciso di prendermi un rischio e di andare diretto in gara a Bergamo. Avevo fatto un mezzo allenamento tecnico in cui avevo saltato 2 metri, era forse la prima volta che risaltavo 2 metri in condizioni normali dopo l’intervento, faticavo a saltare 1.90, quindi avevo saltato 2 metri ed ho detto al mio allenatore: ‘Invece che venire a fare un secondo allenamento la settimana prossima dove magari provo a fare 2.10 o a fare un po’ di più, andiamo direttamente in gara e proviamo a fare magari una misura decente in gara’. Avevo come obiettivo il 2.12, che era il minimo per i Campionati Italiani, perché in quel periodo in cui non ne uscivo la cosa che mi è pesata tanto era proprio il fatto di non avere obiettivi, non riuscivo a mettermi un obiettivo, perché era sempre un monitorare la caviglia, quindi è stata quella un po’ la parte più pesante. In quel momento lì, con quell’obiettivo, ho fatto la gara a Bergamo, che non era andata per niente bene, avevo fatto 2.08, però finita la gara avevo detto al mio allenatore: ‘Guarda, io sono contento, innanzitutto perché sono tornato a gareggiare, e poi perché in alcuni salti ho sentito proprio delle sensazioni ottime, delle buone cose’. Nei giorni dopo la caviglia non si era infiammata così tanto, sembrava aver trovato il suo equilibrio, quindi due settimane dopo siamo andati a Brescia con l’obiettivo di fare ancora 2.12. Sapevo di stare un po’ meglio, quindi pensavo anche di fare magari 2.15 nella mia testa, ed invece ho fatto 2.23, veramente totalmente inaspettato, ed anche in modo miracoloso, anche per il fatto che dopo la gara nei giorni successivi la caviglia sembrava perfetta. Non sapevamo come spiegarci il fatto che prima quando facevo due stacchi mi si infiammava subito ed invece nel giro di qualche mese probabilmente è riuscita a trovare un suo equilibrio, magari anche quel fatto di forzare un po’ i tempi, forzare un po’ la mano, è riuscito anche a sbloccare un po’ una situazione mentale, perché prima magari ero sempre un po’ sull’ascoltare le sensazioni della caviglia invece che concentrarmi sul saltare, e quel 2.23 è stato totalmente inaspettato e frutto comunque del caso, non degli allenamenti, però mi ha consentito di dire: ‘Posso ritornare ad ambire a cose importanti’. La mia ambizione è sempre stata quella di provare ad esserci nelle manifestazioni importanti, di andare a gareggiare per l’Italia agli Europei o ai Mondiali di turno, e con un 2.23 fatto così mi basta poco, migliorare ancora un pochettino per essere vicino a poter tornare a fare le Nazionali, o quelle gare che piacciono a me, che tutti gli atleti vogliono fare“.

CLICCA QUI PER L’INTERVISTA COMPLETA A CHRISTIAN FALOCCHI

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