Frode fiscale da 28 milioni nelle vendite online tra Vigevano e Milano: arrestata commercialista, ai domiciliari due imprenditori
VIGEVANO. Una commercialista milanese in carcere e due imprenditori agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. È il bilancio dell’operazione della Guardia di finanza di Pavia che ha smantellato un presunto sistema di frode fiscale legato alla vendita online di lavatrici, pc e cellulari con un giro d’affari illecito stimato in oltre 28 milioni di euro.
Si tratta della prosecuzione dell’inchiesta per fatture false che aveva portato nell’ottobre 2024 a due milioni di sequestri a Vigevano e Corsico.
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Imprese con sede tra Lomellina e Milano
Le misure cautelari sono state eseguite dai finanzieri del Comando provinciale di Pavia su ordinanza del tribunale pavese, su richiesta della Procura della Repubblica. Al centro dell’inchiesta ci sono due imprenditori, un 37enne di Vigevano e un 47enne di Milano, ritenuti amministratori di fatto di alcune società con sede operativa tra la Lomellina e il Milanese, attive nella vendita di prodotti elettronici su un noto portale di e-commerce.
Le frodi sull'Iva e i prezzi bassi
L’indagine, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Pavia, ha ricostruito un presunto sistema di “frodi carosello” sull’Iva. Secondo l’ipotesi degli investigatori, attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti sarebbe stato costruito un meccanismo capace di sottrarre ingenti risorse all’erario e allo stesso tempo consentire la vendita dei prodotti a prezzi particolarmente competitivi sulle piattaforme online. Per nascondere i profitti e rendere più difficile l’individuazione dei responsabili, il sistema si sarebbe basato anche sull’uso di prestanome e sulla creazione di una società immobiliare utilizzata come “cassaforte”. Nonostante questi accorgimenti, gli investigatori sono riusciti a risalire ai presunti ideatori della frode.
L’operazione, avviata nell’ottobre 2024, ha portato tra l’altro al sequestro preventivo di 22 immobili tra Vigevano e Milano riconducibili ai due imprenditori, oltre a disponibilità finanziarie e orologi di lusso.
L’idea della commercialista:
Gli sviluppi delle perquisizioni effettuate nel corso delle indagini hanno inoltre fatto emergere, secondo l’accusa, il ruolo centrale della commercialista milanese. La professionista avrebbe ideato il modello di evasione, occupandosi della creazione di società “cartiere” e della predisposizione della documentazione necessaria a rendere apparentemente regolari le fatture per operazioni inesistenti.
In cambio del servizio, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la consulente avrebbe percepito un compenso calcolato in percentuale tra l’11 e il 13% sull’importo complessivo delle fatture emesse dalle società coinvolte.