Sondaggi politici TP, Iran: quasi un italiano su due totalmente contrario a intervento (diretto o indiretto)
Sondaggi politici TP, Iran: quasi un italiano su due totalmente contrario a intervento diretto o indiretto
Bentornati con il sondaggio settimanale di Termometro Politico. La settimana è dominata dal conflitto in Medio Oriente e l’attacco di USA e Israele all’Iran monopolizza l’agenda internazionale. Così, chiediamo agli italiani se lo ritengano giusto, di chi sia la responsabilità, come potrebbe finire e quale ruolo dovrebbe assumere l’Italia. Chiudiamo, come di consueto, con le intenzioni di voto e la fiducia nella premier Giorgia Meloni. Cominciamo.
Sondaggi politici TP, guerra in Medio Oriente: maggioranza degli italiani contrari all’attacco di USA e Israele all’Iran
Partiamo dalla domanda forse più rilevante: è stato giusto attaccare l’Iran? La risposta degli italiani non restituisce una maggioranza contraria all’operazione militare condotta in autonomia da Trump e Netanyahu.
Il 27,9% sostiene che l’attacco fosse inevitabile: non si poteva lasciare che l’Iran diventasse una potenza militare pericolosa, ed è doveroso fare cadere il regime. A questa posizione si aggiunge un più cauto 12,4% che giudica giusta la scelta di colpire la leadership e le capacità militari iraniane, ma considera maturo il momento per una de-escalation. Il fronte favorevole all’intervento raccoglie complessivamente il 40,3% del campione.
Dall’altro lato, il 26,0% ritiene che, pur riconoscendo il pericolo iraniano, la strada della diplomazia resti la migliore e che i bombardamenti dovrebbero cessare immediatamente. Il 31,6% è ancora più netto: l’attacco è stato un atto illegale e criminale, e sia Israele che gli Usa rappresentano un pericolo per la stabilità regionale più grande dell’Iran stesso. La somma dei contrari raggiunge il 57,6%. Un dato che racconta un’opinione pubblica italiana tradizionalmente diffidente verso l’intervento militare.
Le responsabilità della guerra: Iran, Usa e Israele sotto accusa. Maggiori colpe dall’asse atlantico che da Teheran
A chi attribuiscono gli italiani la responsabilità del conflitto in corso? Anche qui il quadro è frammentato, ma con alcune indicazioni chiare.
La quota più alta — il 34,0% — indica l’Iran come principale responsabile, per le sue aspirazioni nucleari e i missili a lunga gittata che rappresentano una minaccia strutturale all’intera area. È la risposta che trova più consenso, ma che alla fine non costituisce una maggioranza assoluta.
Subito dietro, quasi appaiate, infatti, troviamo due letture opposte. Il 28,1% attribuisce la responsabilità principale a Trump e agli USA, ritenendo l’attacco illegale e sconsiderato, capace di infiammare una regione già instabile. Il 27,3% invece punta il dito su Israele, accusato di avere aggredito sistematicamente i vicini, destabilizzando l’area e avendo colpito per primo. Considerando che si tratta di una operazione congiunta, le principali responsabilità del conflitto si riscontrano negli aggressori.
Solo il 7,3% imputa la crisi alla precedente amministrazione americana e all’Europa, colpevoli di avere trascurato il dossier iraniano per anni.
Il risultato complessivo è un’opinione pubblica che non si orienta verso un unico capro espiatorio, ma che tende a collocare la responsabilità principale sull’asse atlantico più che su Teheran.
Come finirà la guerra in Medio Oriente: prevale lo scetticismo, ma nessuna resa dei conti definitiva
A seguire, abbiamo chiesto agli italiani come si aspettano che termini il conflitto. Le risposte delineano un quadro di incertezza diffusa, con una moderata prevalenza di scenari non risolutivi.
Il 27,4% ritiene che l’Iran sarà costretto a rinunciare a ogni progetto nucleare e balistico, uscendo dall’episodio significativamente indebolito. Il 15,4% spinge verso uno scenario più radicale: la caduta del regime islamico e un cambiamento netto di governo. Sommati, quasi il 43% prevede un qualche forma di vittoria strategica per USA e Israele.
Ma la quota di scettici è consistente. Il 24,2% ritiene che rimarrà tutto come prima: come già accaduto con la guerra del giugno 2025, l’attacco si rivelerà un massacro inutile senza ricadute strutturali sull’assetto regionale. Il 20,0% teme invece l’ipotesi peggiore: una guerra che si allarga in modo incontrollato, mettendo in pericolo milioni di persone, forse anche in Europa.
Solo il 5,9% prevede una vittoria per l’Iran, con Usa e Israele costrette a fermarsi per i danni inferti dai bombardamenti iraniani. Un’ipotesi minoritaria, ma non trascurabile nel calcolo dei rischi percepiti. Insomma, qui la possibilità di un nuovo Vietnam è abbastanza lontana.
Il dato più significativo è la quota combinata di chi prevede esiti negativi o nulli per l’offensiva: quasi il 50%. Una metà del Paese che non crede nell’efficacia dell’intervento militare, e che proietta su questo conflitto la stessa disillusione che aveva già manifestato riguardo al conflitto tra Russia e Ucraina.
Il ruolo dell’Italia: quasi uno su due dice “assolutamente no” alla guerra
L’ultima domanda tematica è quella politicamente più delicata per il governo Meloni: quale ruolo dovrebbe avere l’Italia in questo conflitto?
La risposta più gettonata, scelta dal 44,7% del campione, è netta: l’Italia dovrebbe condannare duramente l’attacco — come ha fatto la Spagna — e negare l’uso delle proprie basi militari agli alleati. È una posizione che non lascia spazio a interpretazioni: un italiano su due vuole che il Paese esca dalla filiera operativa dell’offensiva. Una risposta che dimostra anche perché Pedro Sánchez abbia vinto la prima edizione del FantaLeader.
Il 25,4% si orienta su una via di mezzo pragmatica: l’Italia come forza di mediazione, impegnata nella de-escalation piuttosto che nel supporto alle operazioni. Solo il 22,4% è disponibile a fornire assistenza logistica e di intelligence agli Usa, senza però partecipare direttamente. Appena il 5,6% sostiene che l’Italia debba affiancare attivamente gli americani nella difesa dell’area e negli attacchi alle basi iraniane.
Il combinato disposto è eloquente: quasi il 70% degli italiani esclude qualsiasi coinvolgimento diretto, anche indiretto, nelle operazioni militari. Il governo, che gestisce basi NATO sul territorio nazionale usate anche per operazioni in Medio Oriente, si trova in una posizione strutturalmente difficile: la sua base elettorale atlantista spinge in una direzione, l’opinione pubblica complessiva spinge nell’altra.
Intenzioni di voto 6 marzo 2026: FdI tiene, il M5S recupera, Lega ancora in affanno
Passiamo alle intenzioni di voto, rilevate tra il 4 e il 5 marzo su un campione di 2.700 intervistati con metodo CAWI. Nessuna variazione rispetto a 7 giorni fa per i principali partiti italiani: FdI e PD sono fermi rispettivamente al 29,6% e al 22%. Risale, invece, il M5S, che rimbalza fino al 12,3% e fa segnare un +0,3% rispetto a 7 giorni fa.
Nel centrodestra, calano sia Forza Italia che Lega, mentre Futuro Nazionale di Vannacci si attesta al 3,6%, in risalita di due decimi e consolidando la propria presenza oltre la soglia di sbarramento. AVS in leggero incremento, sale al 6,5%. Stabili le posizioni di Azione (3,2%) e Italia Viva (2,2%).
La fiducia in Meloni crolla al 38,4%, nuovo minimo recente
Chiudiamo con la fiducia nella premier Giorgia Meloni, che questa settimana registra un nuovo minimo. Il dato aggregato positivo — sommando “molto” e “abbastanza” — si ferma al 38,4%, in calo di un altro mezzo punto rispetto alla scorsa settimana.
Si tratta del risultato più basso registrato nelle ultime settimane, dopo che il 20 febbraio la premier aveva recuperato fino al 40% spaccato. La tendenza di fondo resta di oscillazione intorno alla soglia psicologica del 40%, senza riuscire a stabilizzarsi stabilmente al di sopra di essa.
SEGUI TERMOMETRO POLITICO SU FACEBOOK TWITTER INSTAGRAM
Hai suggerimenti o correzioni da proporre? Scrivici a redazione@termometropolitico.it
L'articolo Sondaggi politici TP, Iran: quasi un italiano su due totalmente contrario a intervento (diretto o indiretto) proviene da Termometro Politico.