“Quadruplicare la produzione di armi”, Trump incontra i colossi dell’industria militare: “Abbiamo forniture illimitate”
“Hanno accettato di quadruplicare la produzione delle armi di ‘classe superiore’, in quanto vogliamo raggiungere il più rapidamente possibile i livelli più alti di quantità”. Con queste parole il presidente degli Stati Uniti Donald Trump – il “pacifista” che nel suo secondo mandato ha lanciato otto attacchi militari – ha annunciato l’esito di un incontro alla Casa Bianca con i vertici delle principali aziende dell’industria militare americana, nel pieno dell’escalation della guerra che vede Washington e Israele impegnati contro l’Iran. E Teheran a rispondere e minacciare i Paesi del Golfo e anche l’Europa.
Il presidente ha spiegato di aver avuto “un incontro molto positivo con le più grandi aziende produttrici di armamenti degli Stati Uniti”, durante il quale sono stati affrontati i temi della produzione e dei programmi industriali per aumentare rapidamente la disponibilità di sistemi d’arma. Al tavolo erano presenti i Ceo di Bae Systems, Boeing, Honeywell Aerospace, L3Harris Missile Solutions, Lockheed Martin, Northrop Grumman e Raytheon, ossia i principali attori del complesso militare-industriale statunitense. “La riunione si è conclusa con la programmazione di un altro incontro tra due mesi”, ha aggiunto Trump in un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è aumentare drasticamente la produzione di armamenti in un momento in cui le operazioni militari nella regione mediorientale stanno consumando grandi quantità di munizioni e sistemi avanzati.
Il conflitto è iniziato il 28 febbraio con una serie di attacchi aerei congiunti di Stati Uniti e Israele contro obiettivi strategici in Iran, colpendo installazioni militari e infrastrutture nella capitale Teheran e in altre città del Paese. Washington ha spiegato che l’operazione mira a distruggere le capacità missilistiche iraniane e a impedire a Teheran di sviluppare armi nucleari. “Nessun accordo” sarà possibile per l’inquilino della Casa Bianca, ma “solo una resa incondizionata” potrebbe portare alla cessazione dei bombardamenti.
L’offensiva ha provocato una risposta immediata della Repubblica islamica. Le Guardie rivoluzionarie hanno lanciato l’operazione denominata “Truth Promise 4”, con missili e droni diretti contro basi statunitensi nel Golfo – tra cui installazioni in Bahrein, Qatar ed Emirati Arabi Uniti – oltre che contro obiettivi militari in Israele. Teheran ha definito i raid statunitensi e israeliani “una rinnovata aggressione” promettendo di rispondere “con piena forza”. Le Nazioni Unite hanno segnalato quasi mille morti in Iran, oltre a vittime e feriti in Israele e in altri paesi del Golfo, mentre decine di migliaia di civili hanno iniziato a lasciare le aree più colpite dai bombardamenti. Senza dimenticare l’attacco nel sud del Libano che ha portato al ferimento grave di due caschi blu.
In questo contesto Trump ha rivendicato la capacità produttiva degli Stati Uniti nel settore bellico. “L’espansione è iniziata tre mesi prima dell’incontro e gli impianti e la produzione di molte di queste armi sono già in fase di realizzazione”, ha scritto ancora il presidente. “Abbiamo una fornitura praticamente illimitata di munizioni di qualità media e medio-alta, che stiamo utilizzando, ad esempio, in Iran e che abbiamo recentemente utilizzato in Venezuela. Ciononostante, abbiamo anche aumentato gli ordini a questi livelli”.
La decisione di accelerare la produzione militare arriva mentre le operazioni contro l’Iran si stanno intensificando. Nelle ultime ore i bombardamenti americani hanno colpito centinaia di obiettivi militari iraniani, mentre gruppi armati filo-iraniani stanno attaccando basi e infrastrutture statunitensi e israeliane in diversi paesi del Medio Oriente, ampliando progressivamente il conflitto regionale. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che la guerra “potrebbe richiedere tempo”, pur sostenendo che non durerà anni. Washington, dal canto suo, non ha escluso ulteriori operazioni e continua a rafforzare il proprio dispositivo militare nella regione.
L’aumento della produzione di armi annunciato da Trump appare quindi direttamente collegato alla prospettiva di un conflitto prolungato. Molto di più di quello che è stato detto. Con le ostilità ancora in corso e la risposta iraniana che coinvolge diversi fronti regionali, la guerra rischia di trasformarsi in uno scontro sempre più ampio tra blocchi militari e alleanze nel Medio Oriente.
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