Caluso, la scuola delle mamme per donne che hanno un passato migratorio
CALUSO. C’è la “scuola delle mamme” alla primaria Giuseppe Giacosa di Caluso. L’hanno ideata alcune docenti, che a titolo volontario offrono qualche ora del proprio tempo libero per dedicarla all’alfabetizzazione delle donne con background migratorio. Che nei Comuni di riferimento dell’istituto comprensivo di Caluso sono almeno un centinaio, provenienti da diversi paesi: Marocco, Brasile, Nigeria, ’Afghanistan. Le lezioni si tengono in un’aula del plesso di via Gnavi, specificamente indirizzate alle mamme dei bambini che frequentano le scuole del comprensivo. E si tengono in orario scolastico: se i figli sono a scuola, le mamme hanno tempo per dedicarsi a sé stesse.
«Noi maestre siamo partite da una considerazione piuttosto banale: – spiega Daniela Mussano, che coordina l’iniziativa – diverse mamme non sono in grado, da sole, di relazionarsi con la scuola per seguire i propri figli. Per molte di loro leggere gli avvisi sul diario può rivelarsi uno scoglio insormontabile. Teniamo conto che le famiglie non di madrelingua italiana iniziano a essere numerose, anche in un centro piccolo come Caluso: un buon 20% dei nostri alunni proviene da famiglie con background migratorio». E poi c’è un’altra considerazione, di non secondaria importanza.
«Una percentuale di queste mamme, vuoi per motivi di carattere culturale, vuoi per oggettive difficoltà a relazionarsi, magari per essere arrivate in Italia da pochi mesi, catapultate in un mondo completamente diverso da quello di origine, –sottolinea Mussano – si interfacciano solo con la ristretta cerchia familiare. Perché, dunque, non insegnare almeno i rudimenti della lingua italiana, e perché non farle incontrare tra loro? Abbiamo quindi costruito un progetto, accolto dalla dirigente scolastica, Paola Antonella Bianchetta, che si è adoperata per agevolarne la realizzazione, superando problemi logistici e burocratici. L’iniziativa poi è stata presentata al Comune – in quanto “proprietario” del plesso di via Gnavi –, e anche lì ha trovato ottima accoglienza. Anzi la consigliera delegata all’istruzione, Mariella Settia, già docente di diritto alla scuola superiore, ha voluto unirsi al gruppo delle volontarie. È stata coinvolta l’associazione Nemo di Chivasso, che del tema “inclusione” ha fatto la propria mission, e si è partiti».
In questa prima fase all’appello hanno risposto una decina di mamme. A loro è stata riservata un’aula in una posizione strategica, in modo che non si incrocino con i bambini, per due ore il martedì e due il giovedì. Senza obbligo di frequenza. I livelli di preparazione sono diversi, c’è chi nel suo paese d’origine aveva studiato e chi è pressoché analfabeta. «Siamo partiti dalle basi e cerchiamo di lavorare molto sul pratico, anche in funzione alle loro richieste. Dettaglia la coordinatrice. Spesso simuliamo momenti di vita quotidiana: la spesa dal panettiere, una visita dal dottore, un viaggio in treno… E si ci diverte. È una gioia vedere queste donne ridere assieme, quando molto spesso, incontrate per strada, paiono chiuse in una loro corazza, quasi obbligate a difendersi da un mondo ostile».
La scuola delle mamme inoltre collabora con il Cpia (Centro provinciali istruzione adulti) di Mercenasco. «Ma attraverso la scuola – chiosa Mussano– è più facile’agganciare’queste mamme; inoltre diverse di loro sono proprio a livello zero, non ancora in grado di seguire le lezioni al Cpia. A quelle che possono, però, proponiamo di iscriversi, anche per poter ottenere una qualifica ufficiale». Ad aver colpito le maestre è lo spirito di sorellanza che emerge in modo naturale tra loro, anche se hanno origini diverse: si chiamano Aisha, Sharifa, Faith, Fatima; c’è chi viene dalla Nigeria, chichi dal Brasile, eccetera.