“Su Procaccini non c’era nulla ma lo indagarono lo stesso”: l’ex pm di Latina svela l’ultima guerra di toghe
A dieci giorni dal referendum sulla Giustizia Il Tempo ripercorre un clamoroso caso giudiziario, finito in un nulla di fatto, svelando un retroscena clamoroso, che la dice lunga su come certi magistrati gestiscono le indagini.
È l’alba del 19 luglio 2022. Mentre l’Italia si preparava alle elezioni politiche, un’imponente operazione della Procura di Latina travolgeva il litorale pontino, portando all’arresto della sindaca di Terracina Roberta Tintari e al conseguente commissariamento del Comune. Ma a distanza di due anni, ciò che emerge non è solo un fascicolo giudiziario, bensì uno spaccato inquietante di quello che accadeva all’interno degli uffici giudiziari: una vera e propria guerra tra toghe.
Il “caso Procaccini” e la guerra di toghe a Latina
Al centro del ciclone finì anche Nicola Procaccini, eurodeputato di Fratelli d’Italia e predecessore della Tintari. Indagato per tentata turbativa d’asta e concussione, la sua posizione è stata poi archiviata nel 2023, ma le ferite politiche e personali restano aperte. A gettare benzina sul fuoco è la recente deposizione di Carlo Lasperanza, ex procuratore aggiunto di Latina, davanti al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
Lasperanza, chiamato a difendersi dall’accusa di “incompatibilità ambientale” mossa dal suo superiore Giuseppe De Falco, ha descritto un clima tossico: «Per quanto riguardava l’onorevole Procaccini ho detto che per me mettere dentro un politico è un qualcosa che frena il processo, lo danneggia, e siccome abbiamo poco e niente su questo signore io lo lascerei perdere». Parole pesanti, che confermano come una parte della Procura spingesse per un’azione di forza nonostante l’evidente fragilità dell’impianto accusatorio.
La rivelazione del magistrato Lasperanza
Secondo la testimonianza di Lasperanza, i suoi colleghi erano determinati a proseguire nonostante il Tribunale del Riesame avesse già demolito posizioni analoghe a quella di Procaccini. La diversità di vedute era totale: da un lato chi cercava prove solide, dall’altro chi sembrava inseguire un’idea di processo più ideologica o meno ancorata ai fatti.
Il paradosso raggiunse il culmine quando Procaccini chiese di essere interrogato per chiarire la sua posizione. Lasperanza racconta di aver passato la palla al Procuratore Capo De Falco, ricevendone però un netto rifiuto: «Sentitelo tu». Un rimpallo di responsabilità che Lasperanza definisce come il suo ruolo di chi doveva sempre “mettere le pezze” ai problemi dell’ufficio.
Inchiesta Free Beach e l’effetto bolla di sapone
Oggi, l’inchiesta “Free Beach” appare sempre più come uno dei tanti castelli di sabbia messi in piedi dai bagnanti sulla spiaggia di Terracina, destinato a sgretolarsi. A due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio, non è stata ancora celebrata l’udienza preliminare. Il rischio concreto è che tutto finisca nel nulla per prescrizione. Con una sola certezza: il danno d’immagine alla città e ai diretti interessati, per il quale non pagherà nessuno.
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