Le cure palliative nelle foto del medico che accudisce chi sta per morire
Un reparto di cure palliative può raccontare tanto dei suoi pazienti. C'è ancora tanta voglia di vita nelle persone che lo popolano, a dispetto di quanto erroneamente si sia portati a pensare quando si parla di un hospice. È questo il valore profondo che sottende alla mostra “Tracce di vita oltre l'oblio”, che inaugura dal 12 marzo alle 18 al primo piano della sala conferenze al Broletto. E qui resterà visitabile fino al 15 marzo dalle 15 alle 19.
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La mostra è a cura di due medici palliativisti della Maugeri, Luca Bernasconi e Pietro Ferrari e l’aspetto che rende ancor più speciale l'esposizione è che l'autore delle fotografie è lo stesso Luca Bernasconi, entrato in punta di piedi nelle stanze e nelle vite dei suoi pazienti fino a condividerne momenti così intimi. Il progetto fotografico nasce infatti con l’obiettivo di sensibilizzare la collettività sul tema cure palliative attraverso una narrazione realistica della quotidianità in hospice. Chiave centrale della rappresentazione visiva è costituita dalle immagini di oggetti che circondano le persone ricoverate, prevalentemente collocati sui comodini e sui piccoli arredi. Coperte, tazze, libri, immagini religiose, fotografie, fiori, frammenti della quotidianità abituale trasferiti da casa in reparto.
Le opere
«Un immaginario sofferto, poetico e silenzioso della vita che scorre anche nella fase più delicata di una malattia severa – spiega Bernasconi – un microcosmo apparentemente semplice e quotidiano che in realtà diventa la rappresentazione di un vissuto, di una biografia, di un’identità. Scattare queste foto è stato di una bellezza infinita: i miei pazienti si sono messi a nudo con me, ma la stessa cosa ho fatto io con loro. Un rapporto paritario e non paternalistico, come spesso invece erroneamente avviene tra medico e malato».
Gli oggetti possono dunque assumere diversi significati ma accostati insieme diventano una sorta di rosario laico, la significazione di uno slancio vitale che diventa fatto collettivo e non più espressione di vissuto individuale spesso confinato alla solitudine. E questa mostra allestita in uno dei palazzi più importanti e rappresentativi della città, il Broletto, allude proprio alla necessità di condivisione collettiva delle tematiche di limitatezza della vita umana e del fine vita, per far sì che “l’uomo” nella malattia ritrovi il sostegno e il conforto della comunità.
La mostra
Questa mostra è la terza di quel percorso di umanizzazione delle cure che all'Hospice della Maugeri di via Boezio è già in atto da tempo, in virtù di un'equipe dalla forte impronta umana oltre che professionale. All’attivo le esposizioni Soul Care (2023), con allestimento fotografico di immagini di natura nell'hospice di via Boezio, e Healing Hands (2024), incentrato sull'empatia degli operatori sanitari, attualmente permanentemente esposta nella sala di attesa Mac Oncologico della Maugeri centrale, al Cravinoo.
E ora arriva quest'ultima, dedicata appunto agli oggetti più cari che i pazienti vogliono accanto a sé nell'affrontare la malattia. «Spero di dare un contributo per aiutare tutti a scendere nel profondo e sensibilizzare sul tema delle cure palliative che ancora tanti rifiutano o non conoscono – commenta Bernasconi – a partire dai medici. A volte i malati vengono inviati da noi a poche ore dalla morte, dopo essere stati ricoverati giorni in pronto soccorso o in Medicina dove manca tutto il percorso palliativistico».
Luca Bernasconi, classe 1971, neurologo, è attualmente in forza al reparto Hospice 1 della Maugeri. Profondamente vicino al tema del fine vita, affianca all'attività di medico palliativista la sua passione per la fotografia e le arti, la sua attenzione per il significato delle immagini. Tali interessi confluiscono in progetti fotografici per avvicinare la qualità degli ambienti ospedalieri alla sensibilità delle persone ricoverate. «Ho trovato nelle cure palliative l'ambiente che cercavo da tanto – conclude Bernasconi – qui ho ribaltato il mio essere medico»