COMO UN MACIGNO
Un’altra sconfitta. La decima stagionale. Tante, forse troppe per ambire alla Champions. Ma questa è forse quella più pesante e dolorosa. La Roma cade 2-1 a Como nello scontro diretto per il quarto posto e vede complicarsi terribilmente il suo obiettivo. Il kappaò del Sinigaglia è l’ennesimo segnale di un momento che ormai è sotto gli occhi di tutti. La squadra di Gasperini non riesce più a vincere e la classifica, inevitabilmente, presenta il conto.
Il paradosso è che la Roma aveva iniziato la gara nel modo migliore. Rigore conquistato da El Shaarawy e trasformato da Malen, vantaggio immediato e partita apparentemente in discesa. Ma è stato un fuoco di paglia. Dopo quel gol i giallorossi si sono praticamente spenti: affanno nel gestire e soprattutto nessuna pericolosità offensiva. Di fatto, da quel momento in poi, la Roma non ha più tirato in porta.
Il Como è apparso decisamente più in forma. Più lucido, più coraggioso, più convinto. E nella ripresa ha trovato il modo di ribaltare la partita. Paradossalmente nel momento in cui la Roma sembrava aver ripreso il controllo della gara è arrivato l’episodio che ha cambiato il match: una disattenzione difensiva di Hermoso che ha spalancato la porta a Douvikas, bravo a sorprendere Svilar sul primo palo. Un gol che ha ridato fiducia ai lariani e tolto definitivamente certezze ai giallorossi.
Ma il vero momento chiave della partita è stata l’espulsione di Wesley. Una decisione palesemente sbagliata dall’arbitro Massa: il secondo giallo al brasiliano per un presunto fallo su Diao non c’era. Il VAR non interviene e la Roma resta in dieci. A quel punto, con una squadra già in evidente difficoltà, la partita si è di fatto chiusa lì.
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Il Como ha sentito l’odore del sangue, ha alzato il ritmo e ha colpito ancora. Il 2-1 è la logica conseguenza di un’inerzia ormai tutta dalla parte dei padroni di casa. La Roma, invece, non ha avuto più la forza di reagire. I cambi di Gasperini non hanno spostato nulla e questo non sorprende più di tanto: l’emergenza offensiva è totale. Tolto Malen, la Roma oggi non ha più frecce nel proprio arco. Le contromosse del tecnico sono diventate tentativi obbligati più che soluzioni reali.
Il risultato è una classifica che ora fa male. La Roma scivola al sesto posto, a tre lunghezze dal Como e a due dalla Juventus di Spalletti. E inevitabilmente torna alla mente quella notte dell’Olimpico contro i bianconeri, il famoso 3-3 incassato nel recupero. Quel colpo di testa di Gatti, arrivato quando la partita sembrava ormai vinta, è stata una vera sliding door della stagione. Da un potenziale +7 sulla Juventus, che avrebbe rappresentato un mattone pesantissimo nella corsa al quarto posto, la Roma si ritrova oggi a inseguire.
Il campionato si è improvvisamente complicato, forse più del previsto. Non è ancora finita, ma la strada verso la Champions è diventata terribilmente in salita. Ecco perché, in questo momento, lo sguardo inevitabilmente si sposta sull’Europa. Giovedì all’Olimpico arriva il Bologna per il ritorno degli ottavi di Europa League. Una partita da dentro o fuori. E forse, alla luce di quello che sta succedendo in campionato, anche qualcosa di più: una porta da tenere spalancata.
Perché se la Roma vuole continuare a inseguire quella Champions che da anni resta una chimera, potrebbe essere proprio l’Europa la strada più concreta per provarci davvero. Adesso non c’è più tempo per rimpianti. C’è solo da raccogliere i cocci e ripartire. Subito.
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Giallorossi.net – Andrea Fiorini
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