Parenzo gela sinistra e fronte del No de La7: «Voto Sì al referendum». Ma non è il solo dissidente della rete
Nell’ideale (ma poi neanche tanto) diagramma di ascissa e ordinate tra chi vota Sì e chi schiera contro con il No al referendum, irrompe la variabile X di cui non possiamo non dare conto: David Parenzo, dominus incontrastato dei palinsesti mattutini de La7 – oltre che conduttore al fianco di Giuseppe Cruciani de La Zanzara – voterà a favore della riforma Nordio. Una notizia che lascia presupporre che tra gli studi della rete di Urbano Cairo stia soffiando un vento nuovo. E a quanto pare, stavolta non è la solita tramontana giustizialista a cui il pubblico del centrosinistra è abituato con gli alfieri anti-governativi in stile Gruber e compagni.
Parenzo gela la sinistra e annuncia: «Voto Sì al referendum»
Insomma, mentre il fronte del No si barrica dietro i soliti feticci ideologici a tutela dello status quo giudiziario, tra i volti di punta de La7 sta emergendo un inaspettato, quanto significativo, asse riformista. E la notizia che fa rumore è l’endorsement di David Parenzo: il conduttore de L’aria che tira ha annunciato il suo “Sì” convinto al referendum sulla separazione delle carriere. Una scelta che il giornalista rivendica fermamente, definendola coerente con la sua formazione giovanile da «socialista liberale», rispedendo al mittente le narrazioni apocalittiche di chi vede nella riforma un attacco all’indipendenza della magistratura. Anzi, per il volto di punta della rete di Cairo, il vero limite risiede altrove.
«E oggi penso sia fondamentale, dopo anni in cui se ne parla – ha dichiarato al Foglio – provare a fare una riforma sulla giustizia che serva a tutti. È una riforma trasversale, fatta da un ex magistrato: difficile pensare che si vogliano punire altri magistrati. Ecco, questo argomento portato dai detrattori mi pare sinceramente molto propagandistico. L’unica cosa che davvero non funziona è la campagna elettorale, e spero i cittadini sappiano entrare nel merito: chiunque sia stato almeno una volta in un’aula di tribunale capisce che c’è qualcosa che non funziona».
Referendum, non solo Parenzo: a La7 il fronte del “Sì” spacca il totem della sinistra
Ma Parenzo non è un battitore libero in questa battaglia di civiltà. Insieme a lui si schierano Gaia Tortora, per la quale il garantismo è una missione di vita (oltre che una doverosa e indiscutibile mozione degli affetti). E Andrea Pancani, che pur con alcune cautele sulla “messa a terra” della governance, riconosce lo squilibrio cronico del sistema italiano. «È un fatto accertato che, in Italia, accusa e difesa non sono sullo stesso piano – sottolinea Pancani – e su questo è necessario intervenire. Com’è importante che nasca un’Alta corte disciplinare. Auspico che il referendum raggiunga intanto il suo scopo, confidando poi nel legislatore per una messa a terra della riforma che rimetta davvero in equilibrio accusa e difesa».
Da Gaia Tortora a Andrea Pancani, i “dissidenti” della rete di Cairo
Dunque, anche Gaia Tortora, figlia di Enzo e vicedirettrice del TgLa7, c’è anche Andrea Pancani (vicedirettore del Tg La7 e autore-conduttore del talk politico Coffee Break) tra i sostenitori del Sì a sparigliare le carte delle rete. Pancani in particolare, allora, nonostante un “se” – «non so se la riforma della governance raggiungerà gli obiettivi che si è prefissata» – ha ribadito che «è un fatto accertato che, in Italia, accusa e difesa non sono sullo stesso piano. E su questo è necessario intervenire. Com’è importante che nasca un’Alta corte disciplinare, anche se mi pare regni ancora un po’ di confusione rispetto alla sua giurisdizione. Comunque, auspico che il referendum raggiunga intanto il suo scopo. Confidando poi nel legislatore per una messa a terra della riforma che rimetta davvero in equilibrio accusa e difesa».
Pertanto, se persino i salotti televisivi solitamente inclini al “partito del No” iniziano a riconoscere la necessità della riforma, significa che la narrazione della sinistra massimalista è arrivata al capolinea. Il “Sì” di Parenzo e colleghi non è solo un voto tecnico avulso da considerazioni socio-politiche. È l’ammissione esplicita che il sistema attuale è ingiusto. Con buona pace di chi preferisce la propaganda al merito.
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