Concorso magistrati, il prof accusa: “Tracce votate dalle correnti”. Il presidente della commissione smentisce: “Falso, lo querelo”
Non ha dubbi, il Dubbio, il quotidiano del Consiglio nazionale forense, portavoce della linea degli avvocati, soprattutto di quelli schierati per il Sì al referendum. Ed ecco, nell’edizione cartacea e in quella online, il racconto fatto in un convegno e diffuso in un video su Facebook, di un professore di diritto civile, al secolo Fabrizio Criscuolo, che insegna alla Sapienza di Roma, e che con toni drammatici, fa questo racconto: “Io ho fatto parte della commissione del concorso in magistratura e adesso vi dico una cosa che raramente ho confidato, ma ormai son passati tanti anni. Le tracce, dico le tracce dei temi del concorso, venivano votate per correnti. Adesso voi mi dovete spiegare qual è la ragione per la quale una corrente si deve aggregare nella scelta di una traccia di un tema, se non la peggiore delle ipotesi possibili. E cioè che quell’opera di reclutamento cominci addirittura prima della selezione dei magistrati”.
Peccato che non sia la verità. Tant’è che Pietro Sirena, oggi toga in pensione ed ex presidente titolare della quarta sezione penale della Cassazione, nel 2015 presidente di quel concorso bandito un anno prima, già in allarme per il video di Criscuolo che circolava su Facebook, piglia carta e penna e butta giù un comunicato durissimo in cui innanzitutto annuncia l’intenzione di agire in sede civile e penale “a tutela del proprio onore e della propria professionalità”. Non solo contro Criscuolo che ha fatto quelle affermazioni, ma anche contro la magistrata Annalisa Imparato che ne ha ripreso il contenuto. Quest’ultima toga, come ha raccontato Il Fatto Quotidiano, è un volto del Sì al referendum che la destra voleva stipendiare con un incarico da 2.300 euro bloccato dal Csm.
Pietro Sirena, al telefono, non nasconde la sua sorpresa, la meraviglia, lo sconcerto per una narrazione che contrasta vivacemente con quello che è avvenuto ormai 11 anni prima. “C’è tutto nel nostro comunicato. Non voglio aggiungere nulla” dice subito. Ed è un racconto che viene confermato anche da altri componenti di quella commissione di concorso. Tutti quanti, 17 magistrati, sei professori e un avvocato, hanno sottoscritto la furibonda nota di “smentita e di diffida” contro il professor Criscuolo. Per ragioni molto semplici. Innanzitutto Criscuolo ha fatto parte della commissione per pochissimi giorni, in uno di questi venivano decise e scritte le tracce dei temi. Ma anche quel giorno è stata seguita la regola abitudinaria. Come la racconta uno dei protagonisti: “Tra le 6 e trenta e le 7 del mattino, in gran segreto, senza telefoni a disposizione lasciati rigorosamente all’ingresso, perché questa è una regola ferrea nelle commissioni di concorso, magistrati, avvocati, professori universitari hanno ragionato su una ventina di temi proposti che poi sono stati votati. Tre di questi sono stati proposti pubblicamente ai candidati, e ne è stato estratto a sorte uno divenuto poi la traccia dell’esame”.
Questa procedura, come ricorda chi in quelle mattine ha partecipato a questo “rito abitudinario”, si ripete per tre volte per le tre materie oggetto della prova scritta, il penale, il civile, l’amministrativo. Va detto che i componenti della commissione non si conoscono tra di loro, si sono incontrati solo una volta al Csm, al momento della nomina. “È mai possibile tecnicamente che 28 persone, giusto quella mattina si mettano d’accordo per giunta per correnti? È un’ipotesi semplicemente pazzesca” dice uno dei componenti della commissione di concorso. Soprattutto perché non si capisce perché i professori e gli avvocati dovrebbero ‘compromettersi’ con le presunte correnti dei magistrati”. Tra i protagonisti di quel concorso adesso c’è indignazione e fastidio per il racconto di Criscuolo che è rimasto in carica qualche giorno e si è dimesso dopo le prove scritte. Le sue accuse vengono definite “farneticanti”.
La nota del presidente Sirena parla di affermazioni “oggettivamente false”, “logicamente e proceduralmente insostenibili” proprio per le modalità rigide previste nei concorsi. Tant’è che la nota annuncia l’intenzione “di agire in sede civile e penale a tutela del proprio onore e della propria professionalità” nei confronti di Criscuolo e della magistrata Annalisa Imparato, autori entrambi di “affermazioni diffamatorie”. L’invettiva ai danni del professore si conclude con una “diffida” dal proseguire “la campagna di disinformazione sull’operato della commissione esaminatrice volta esclusivamente a screditare le istituzioni della Repubblica”.
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