C come contare: non solo cifre ma relazioni e anche potere
Cari gentili lettori, vi è una parola che si insinua con elegante discrezione nelle nostre conversazioni quotidiane e governa silenziosamente numeri, relazioni e ambizioni: contare. Contare è l’atto di enumerare, calcolare, computare, dividere con precisione ogni elemento affinché nulla sfugga all’ordine dei numeri. Si contano monete, giorni, passi, occasioni e talvolta, con ben maggiore attenzione, favori e promesse. Ma sarebbe riduttivo fermarsi all’aritmetica. “Contare” significa anche avere peso, valere, incidere e influire. Una persona che conta non è semplicemente presente: è determinante. Conta chi esercita autorità, chi possiede prestigio, chi è capace di orientare decisioni e mutare destini con una sola parola ben scelta. In questo senso, il verbo si avvicina a avere importanza, essere rilevante, avere influenza, pesare nelle decisioni. E poi vi è la sfumatura più delicata, forse la più preziosa: contare su qualcuno. Qui il verbo si veste di fiducia. Significa affidarsi, fare affidamento, fare conto su, confidare, sperare nella lealtà altrui. Parla di legami solidi, di promesse mantenute, di presenze che non vacillano al primo soffio di difficoltà. Non meno interessante è l’uso riflessivo o figurato: si può “contare fino a dieci” per dominare l’impulso; si può “non contare nulla” quando si è ignorati o trascurati; si può “far di conto”, ossia fare calcoli pratici, materiali o strategici. In ogni variante, il verbo suggerisce misura, valutazione, ponderazione. E così, tra cifre precise e influenze sottili, calcoli matematici e bilanci emotivi, “contare” si rivela una parola fredda nella logica, ardente nel significato umano. Ditemi dunque: nella grande equazione della vita, vi accontentate di essere semplicemente contati o ambite, piuttosto, a contare davvero?
M. Ginevra Traversa
Il più antico reperto dal quale emerge l’evidenza di un modo di contare risale al Paleolitico superiore. È stato rinvenuto nel 1960 ed è stato nominato l’osso di Ishango (dall’omonimo sito archeologico, situato tra Uganda e Congo): si tratta del perone di un babbuino con una scaglia di quarzo sul quale si trovano incisioni di tacche che indicano vari numeri.
L’essere umano evidentemente già a quell’epoca era in grado di contare. Anche oggi contare è la prima delle operazioni aritmetiche che i bambini imparano a scuola, pur essendo una facoltà mentale complessa. Anche raccontare ha preso forma da questo concetto. Raccontare, infatti, significa anche “qualcuno che non la conta giusta” dato che si basa su un discorso originato da ricordi. Vittoria Pedrotti
3ªDL, Liceo Volta Pavia