Byd ATTO 2 DM-i, la prova de Il Fatto.it – Il suv ibrido che sfida tutti – FOTO
La presentazione della nuova BYD Atto 2 DM-i, nella moderna Tech House della Casa cinese nella ultracool zona Garibaldi, è stato un vero e proprio lancio del guanto di sfida nei confronti della concorrenza. “Siamo competitivi, non economici! ” , ha tuonato il country manager Italia dell’azienda cinese Alessandro Grosso. “L’intelligenza artificiale ce la facciamo noi, abbiamo 125 mila ingegneri”, ha sottolineato lo Special Advisor per l’Europa Alfredo Altavilla. Il 3 per cento del mercato lo conquisteremo presto, tutti i nostri canali commerciali sono sani e arriveremo a 150 punti vendita entro la fine del 2026″. Insomma, una vis pugnandi in linea con la comunicazione del Costruttore asiatico che, a dispetto del nome quasi romantico (BYD significa Build your dreams, Costruisci i tuoi sogni…), non disdegna l’agone della competizione.
Così com’è competitivo l’approccio al mercato della Atto 2 ibrida, che scende in campo nel segmento più corposo del mercato italiano, quello dei B-Suv. I mille km di autonomia complessiva (90 in modalità pure elettrica, nella versione Boost), il consumo medio dichiarato intorno ai 20 km con un litro, il nutrito pacchetto di assistenza alla guida di serie, fanno del nuovo B-Suv con la doppia motorizzazione un potenziale protagonista della categoria. E anche se bisogna stare attenti a non parlare di “economia”, l’offerta di lancio propone prezzi intriganti: 23.900 euro per la Active (contro i 27.600 di listino) e 26.500 per la Boost (contro i 30.100 euro di listino). “BYD vuol dimostrare ancora la sua capacità di sviluppare modelli specifici per l’Europa, realizzando all’interno batterie, motori elettrici e sistemi di controllo”, ha ribadito Alessandro Grosso.
L’obiettivo di BYD è di crescere rubando quote alla concorrenza. Mentre infatti in casa, in Cina, il mercato è di conquista, perché le immatricolazioni seguitano ad aumentare, in Europa la battaglia è di sostituzione, quindi un brand che vuol incrementare la propria percentuale sul mercato deve necessariamente far sì che una cliente lo scelga a danno di un competitor. E i competitor sono trasversali, visto che, come è stato raccontato in conferenza stampa, “i nostri concessionari ritirano in permuta anche parecchie Tesla”. Ora il focus per la conquista è proprio la nuova Atto 2 Super Hybrid, che ha già in cascina 10 mila pre-ordini.
Vediamola allora, la compatta che vuol dare schiaffoni (metaforici) in ogni direzione. Con i suoi 4,33 metri di lunghezza si colloca nella fascia alta del segmento e si propone sia come vettura per la famiglia che come seconda auto. Dispone della ripartenza classica delle EV, raggiungendo i 100 orari in 7 secondi e mezzo. E riesce a lavorare con il solo motore elettrico per tutti i trasferimenti cittadini e fino a quando non supera i 90 all’ora o non si vogliono bruciare i tempi appena scatta il verde. L’altezza la rende comoda ma la penalizza un pochino, in termine di rollio, nelle curve allegrotte. Lo stile è quello tipico di una Suv urbana che non ambisce al compasso d’oro e privilegia l’abbondanza di spazio a bordo. Quattro i colori disponibili. Tutti molto seri, compreso il nuovo e dedicato Midnight Blue.
L’asso nella manica della cinese all’assalto sta sotto il cofano è la tecnologia Super DM-i, concepita per mettere al centro del sistema il motore elettrico da 197 cavalli (nella Boost), che fa il grosso del lavoro, coadiuvato da un propulsore termico a benzina di 1,5 litri con 98 cavalli, il cui incarico principale è quello di generatore. Insieme, i due motori regalano una rispettabile potenza di 212 cavalli, lavorando in sinergia con una fluidità piacevole alla guida. Il Super ibrido è un plug-in (tutte le BYD sono elettriche o ibride Plug-in): può dunque essere ricaricato alle colonnine.
A proposito, entro fine 2027 il gruppo cinese dovrebbe piazzare tra 150 e 170 stazioni di ricarica sul territorio italiano, creando una rete aperta abbastanza capillare. La BYD ha programmi ambiziosi, in patria è un gigante e non ha alcun timore di pestare i piedi a qualcuno. Se non ci fossero i dazi sulle auto cinesi e si desse il via libera alla pubblicità comparativa deregolamentata, c’è da scommettere che farebbe i fuochi d’artificio come al carnevale cinese. Comunque, automobilisticamente parlando, la Cina non è mai stata così vicina.
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