Taglio delle commesse e degli ordini «A rischio 34 posti di lavoro alla Teva di Villanterio»
VILLANTERIO. Taglio drastico delle commesse e riduzione degli ordini da terzi. Lavoro garantito solo fino a luglio 2026, senza alcuna prospettiva futura. E 34 posti di lavoro a rischio. A lanciare l’allarme per l’occupazione alla Teva è Giovanna Currò, segretaria generale della Filctem Cgil di Pavia. «Teva Pharmaceutical Industries, colosso israeliano dei farmaci generici – dice Currò – qui Italia ha la divisione Tapi Italia e mercoledì, durante l’incontro tra le segreterie nazionali e territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, ha dichiarato l'avvio di un piano di contenimento costi globale, dettato dal contesto geopolitico, dal rincaro dei costi energetici e delle materie prime e da un calo generalizzato degli ordini e conseguentemente dei volumi produttivi. In Italia vanta 4 siti: oltre a quelli di Rho, Santhià e Caronno, c’è quello di Villanterio, in cui oggi lavorano 34 dipendenti. Entro la fine di aprile, Teva Corporate dovrebbe fornire il Piano Industriale definitivo, rivelando l’impatto reale sui livelli occupazionali e sulla sopravvivenza dei siti».
Timori per l’occupazione
«Il sospetto – prosegue – è che si voglia procedere a uno "snellimento" forzato per rendere Tapi più appetibile a futuri acquirenti, massimizzando il ricavo a spese dei lavoratori. Mentre, al contrario, riteniamo necessari investimenti per rilanciare e ammodernare gli attuali siti, per non indebolire la produzione industriale nel paese e per garantire i livelli occupazionali».
I guai, in realtà, si cominciavano ad intravedere già nel 2017, dopo l’acquisizione della divisione farmaci generici di Allergan (Actavis Generics) pagata ben 40 miliardi di dollari, scelta che ha determinato una grande sofferenza nei conti Teva, cui si sono aggiunte, tra il 2022 ed il 2023, diverse vicende giudiziarie negli Stati Uniti e, di recente, l'azienda ha ricevuto una maxi-multa di quasi 462 milioni di euro dalla Commissione Europea per abuso di posizione dominante e uso improprio dei brevetti per un farmaco usato per la sclerosi multipla. Per quanto riguarda Villanterio, l’allarme sembrerebbe legato ad un «crollo degli ordinativi del 40%” elemento che lascia alle attuali commesse un’autonomia lavorativa stimata solo fino a luglio», senza alcuna prospettiva successiva.
La linea dura del sindacato
«In questo clima di incertezza – prosegue Currò - abbiamo ritenuto del tutto inutile avviare una discussione sul rinnovo del Pdp che escludesse la parte economica e di welfare. Non accetteremo discussioni sull’accordo integrativo, peraltro solo sulla parte normativa, mentre è in gioco il futuro del lavoro. Teva ha già dimostrato negli ultimi 10 anni il suo modus operandi: dal 2017 sono stati chiusi 4 siti e coinvolti quasi mille».
«L’unico obiettivo – conclude la sindacalista – sembra essere il mantenimento dei dividendi degli azionisti, incuranti della desertificazione industriale del Paese e delle ricadute sociali. Per questo noi avvieremo immediatamente le assemblee dei lavoratori in tutti i siti, lunedì incontrerò i lavoratori di Villanterio, inizieremo il coinvolgimento delle istituzioni per prevenire possibili impatti sociali negativi e metteremo in campo ogni iniziativa sindacale utile a contrastare eventuali tagli».