Umberto Bossi e la politica ‘celodurista’ che sdoganò linguaggi xenofobi e insulti
di Antonio Salvati
È morto Umberto Bossi a 84 anni. Molti si stanno affrettando a definire che posto dare al Senatùr nella storia del nostro paese. Ammesso che la storia abbia oggi ancora un posto nella nostra vita. Bossi, com’è noto, è stato fondatore e segretario della Lega Nord fino al 2012, più volte deputato e ministro in governi di centrodestra. Senza ombra di dubbio, è stato uno dei politici più influenti della cosiddetta Seconda Repubblica, formatasi a partire più o meno dal 1994 in poi, dopo che l’inchiesta Mani Pulite pose fine al sistema politico e partitico che si era consolidato in quasi cinquant’anni dopo la Seconda guerra mondiale. L’inchiesta, nota anche Tangentopoli, riguardò l’esteso sistema di corruzione e concussione che coinvolgeva quasi tutti i principali partiti di allora, e un pezzo dell’imprenditoria nazionale.
Coinvolse anche la Lega Nord: nel corso del processo Enimont, nel 1994 Bossi riconobbe la colpevolezza dell’amministratore federale della Lega Alessandro Patelli, relativamente a un finanziamento illecito ricevuto dallo stesso da parte di Carlo Sama, braccio destro di Raul Gardini e responsabile delle relazioni esterne del gruppo Ferruzzi Montedison. Dopo aver restituito integralmente la somma di 200.000.000 di lire, raccolta dagli stessi militanti leghisti, e dopo l’allontanamento dal partito di Patelli, Bossi è stato condannato in via definitiva dalla Corte di cassazione a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.
Fin dall’inizio la linea del suo partito fu caratterizzata da un antimeridionalismo abbastanza accentuato (e anche sboccato), sulle battaglie per il Nord e per l’autonomia delle sue ricche regioni. Un indirizzo politico portato avanti fino fino al 2013, quando Matteo Salvini venne eletto segretario del partito.
Certamente è stato l’uomo che più ha trasformato (qualcuno ha usato impropriamente il termine “rivoluzionato” che – a mio parere – ha un’accezione positiva) la politica italiana degli ultimi 40 anni e oltre. Introdusse un nuovo modo di comunicare, una neo lingua proveniente dal basso, una comunicazione politica spesso minacciosa e maschilista ereditata poi in seguito dai suoi emuli. Sicuramente il nostro presente dipende molto dal suo modo di far politica. Ha inaugurato linguaggi xenofobi oggi molti in voga, è stato un artista dell’insulto soprattutto nei comizi. E molti – come si dice oggi – purtroppo non lo videro arrivare. Si è chiesto giustamente Filippo Ceccarelli: se e quanto Bossi ha contribuito al bene comune, a migliorare i problemi del nostro paese sempre più sgangherato.
Con lui si aprì una nuova stagione dei partiti carismatici e personali. Uomo orgoglioso della figura machista e dei suoi 4 figli, tutti maschi. Coniò il termine “celodurismo”. Ricordiamo molte parole e gesti irriverenti: il gesto dell’ombrello, il dito medio esibito ai giornalisti, il pollice verso, le pernacchie, fino al pugno battuto negli anni della malattia. Ricordiamo anche le numerose sfilate di politici alla sua casa di Gemonio. È stato un campione del “politicamente scorretto”, ruppe i galatei istituzionali. Come diceva Giovanni Giolitti, significativamente ripreso da Giulio Andreotti: «All’epoca mangiavamo, ma almeno sapevamo come stare a tavola», ed era proprio vero.
Evidentemente Bossi è stato anche molto di più: ha abilmente e con fine fiuto interpretato lo spirito di protesta del Nord, interpretando per molto tempo lo spartito (poi abbandonato) della secessione. Ha fatto dell’evento di Pontida una manifestazione fondamentale, nota per la difesa della Padania contro “Roma ladrona” e per la sconcertante ritualità della cerimonia dell’ampolla alle sorgenti del Po. Molto prima di Beppe Grillo ha realizzato il sogno di creare dal nulla un nuovo partito e di renderlo protagonista in pochi anni. Nelle elezioni politiche dell’aprile del 1992, pochi mesi dopo l’inizio di “Tangentopoli”, la Lega Nord prese oltre l’8 per cento dei voti a livello nazionale sia alla Camera che al Senato. Un grosso successo per un partito allora inesistente a sud dell’Emilia-Romagna. Alla fine del 1994 ruppe con Berlusconi provocando la caduta del suo governo alla quale seguì la nascita del governo di Lamberto Dini. Nel 1996 la Lega Nord si presentò alle elezioni senza una coalizione e i suoi consensi crebbero ancora (10,1 per cento). Bossi fondò il quotidiano La Padania e le emittenti Radio Padania e TelePadania.
Bossi è ricordato per la cosiddetta “legge Bossi-Fini” (dal nome di Bossi e di Gianfranco Fini, all’epoca leader del partito di destra Alleanza Nazionale), che modificò le norme già esistenti in materia di immigrazione e asilo con l’obiettivo di ridurre drasticamente l’immigrazione irregolare verso l’Italia. Legge non apprezzata dalle organizzazioni che operano nell’accoglienza dei migranti e tra le diverse misure prevedeva quella che limitava l’ingresso in Italia soltanto alle persone migranti già in possesso di un contratto di lavoro.
A causa delle sue condizioni fisiche nel 2012 la leadership del partito è passata a Roberto Maroni e successivamente a Matteo Salvini che nel 2017 chiuse formalmente con la vecchia Lega, anche per via di un grosso scandalo sulle finanze del partito (nel luglio del 2017 il tribunale di Genova aveva condannato per truffa ai danni dello Stato il fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, e l’ex tesoriere del partito, Francesco Belsito, oltre a tre dipendenti del partito e due imprenditori e aveva deciso di procedere alla confisca al partito di circa 49 milioni di euro, a titolo di risarcimento per i rimborsi ingiustamente utilizzati).
Salvini fondò un nuovo partito nazionale, la “Lega per Salvini premier”. Da partito indipendentista del nord la Lega è diventata negli anni sotto la guida di Salvini un partito nazionalista e sovranista vicino ai pericolosi movimenti di estrema destra locali e stranieri.
Tornando alla domanda di Ceccarelli, dopo questa succinta disamina, potremmo dire che non occorre rifugiarsi nell’ardua sentenza dei posteri. Possediamo molti elementi per non sfuggire ad una valutazione storicamente inquadrata. I parlamentari che Bossi si portò nella capitale negli anni Novanta erano personaggi improbabili, senza istruzione né ritegno (uno di loro esibì un cappio sui banchi di Montecitorio).
Sempre negli anni Novanta più volte invocò minacce insurrezionali. Forse per Bossi – come dice Ceccarelli – si troverà un posticino nella storia che non sia legato solo al grottesco. Facciamo fatica a riconoscere nel Senatùr elementi per poterlo definire padre nobile della patria o per insignirlo della nomina di senatore a vita, come qualcuno propose nel 2022. Resta la domanda su quanta gente gli credette. Creò uno stato immaginario inesistente, Pontida. Alcuni acquistarono le zolle del sacro prato di Pontida, altri aprirono supermarket made in Padania, altri rimasero fregati dalla vicenda della Banca Popolare CredieuroNord (con la finanza c’è poco da scherzare). Ma sì, non dobbiamo attendere i posteri.
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