Il tributo di Pavia a Fantozzi tra teatro, cinema e conferenze
Può essere a ragione definito il ragioniere più famoso d'Italia. Per troppo tempo considerato solo un personaggio di cui ridere e basta, a mezzo secolo dal suo esordio cinematografico il ragionier Ugo Fantozzi sta ora finalmente ponendosi come figura in grado anche di accendere una grossa riflessione culturale e linguistica. E il mondo fantozziano è entrato di diritto nel vocabolario sentimentale degli italiani.
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Da qui la scelta del collegio Ghislieri di celebrare questa icona cinematografica. Con il titolo volutamente provocatorio “Una c****a pazzesca!” – Omaggio a Fantozzi", il collegio propone una settimana di eventi che attraversano teatro, talk, proiezione cinematografica e momenti conviviali, tutti costruiti attorno alla figura di Fantozzi e al suo lascito culturale. Il percorso culmina in un pomeriggio di studi, dove linguisti, filologi, sociologi e studiosi del costume e del cinema si confrontano sull’impatto profondo del mondo fantozziano su lingua, società e cultura italiana contemporanea.
A mezzo secolo dall’esordio
Nato come figura ironica e grottesca nella prosa e nei monologhi di Paolo Villaggio, e poi portato sul grande schermo da Luciano Salce nel film cult del 27 marzo 1975 – che proprio l’anno scorso ha festeggiato i cinquanta anni dal suo esordio cinematografico – il mondo fantozziano è entrato di diritto nel vocabolario sentimentale degli italiani.
“Una c****a pazzesca!” – Omaggio a Fantozzi non è la celebrazione nostalgica e la festosa commemorazione di un mito cinematografico, ma un viaggio critico e appassionato, un’occasione per capire quanto la lingua, l’ironia e il costume del nostro Paese debbano al ragionier più famoso d’Italia. L’apertura, venerdì 27 (ore 20.30) al teatro Fraschini di Pavia, è affidata a un gesto teatrale radicale: "Fantozzi, una tragedia", spettacolo diretto da Davide Livermore. La riflessione prosegue sabato alle 18 nell’aula Goldoniana del collegio Ghislieri, con un incontro in cui il teatro si apre al dialogo, trasformando il backstage in spazio di analisi culturale.
Gianni Fantoni e la Compagnia dello spettacolo raccontano il processo creativo che ha portato alla costruzione scenica dello spettacolo, condividendo aneddoti di prova, scelte registiche, interrogativi sul mestiere dell’attore. Da segnalare la presenza di Elisabetta Villaggio, figlia di Paolo. Il percorso si sposta poi sul terreno del cinema martedì 31, alle 18, quando l’Auditorium di San Tommaso dell’Università ospita la proiezione de Il secondo tragico Fantozzi. Il film, introdotto dal regista e docente Filippo Ticozzi, viene riletto come archivio della memoria collettiva.
La giornata di studi
Ma è mercoledì 1° aprile, alle 14.30, che la rassegna raggiunge il suo nucleo più denso e teoricamente ambizioso.
Il pomeriggio di studi "Così parlò Fantozzi: riflessi “fantozziani” in italiano contemporaneo" riunisce nell’Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri linguisti, studiosi di cultura e del cinema in un confronto sistematico sul lascito linguistico del personaggio. L’intervento di Ilaria Fiorentini apre il pomeriggio con una ricognizione sul radicamento delle forme linguistiche fantozziane nell’italiano contemporaneo, tra lessico quotidiano e comunicazione mediatica. A seguire, Lorenzo Coveri – accademico della Crusca e studioso dei rapporti tra lingua e cultura popolare – analizza la trasformazione del linguaggio fantozziano in repertorio condiviso della società di massa. Il contributo di Eleonora Sciubba affronta il tema del turpiloquio come forma espressiva e critica sociale, mostrando come la trasgressione linguistica diventi strumento di costruzione identitaria. Infine, lo scrittore Andrea Pergolari propone una lettura comparatistica che collega Fantozzi alle tradizioni letterarie europee e all’immaginario cinematografico internazionale, restituendo al personaggio una genealogia culturale sorprendentemente ampia. Il pomeriggio si conclude con una conversazione con Emanuele Salce, che riflette sulla ricezione contemporanea dell’universo fantozziano e sul rapporto tra memoria artistica e identità culturale. Conclusione ad hoc con un “tragico aperitivo”.