Libero dopo 12 anni trascorsi in carcere: era innocente
Ruben Martinez, 49 anni, potrà finalmente partire per la sua luna di miele. Dodici anni fa, cinque mesi dopo il suo matrimonio, è stato arrestato per una serie di rapine a mano armata che, in realtà, non aveva mai commesso. La verità è venuta alla luce solo adesso, dopo 12 anni trascorsi ingiustamente in carcere: era stato condannato a 47 anni di prigione, e per più di un decennio, insieme alla moglie Maria, ha combattuto per dimostrare la sua innocenza. I ricorsi non venivano mai accettati, ma la coppia non ha mai perso la speranza: sapeva che sarebbe arrivato il giorno della giustizia.
Martedì l’ufficio del procuratore distrettuale di Los Angeles ha stabilito che Ruben è stato ingiustamente condannato: un giudice lo ha ritenuto formalmente innocente e, dopo oltre 4.500 giorni di detenzione ingiusta, Ruben è tornato libero. «È un miracolo divino», ha detto Ruben al quotidiano inglese The Guardian. «Per tutto questo tempo sono rimasto a piangere nella mia cella: era come se fossi in un tunnel buio. E finalmente Dio ha portato la luce nell’oscurità».
Ruben e Maria sono cresciuti nella contea di Los Angeles e si sono incontrati nel 2003 in una chiesa a East Los Angeles. Sono rimasti amici per anni, poi si sono sposati il 9 dicembre 2006. La mattina del primo giugno 2007, gli agenti del dipartimento di polizia di Los Angeles hanno arrestato Ruben. «Pensavo fosse successo qualcosa di brutto alla mia famiglia», ha detto. «Mi sono seduto sul retro di quella macchina della polizia a pensare che cosa potesse essere successo».
Gli agenti lo portarono in stazione per essere interrogato e un investigatore gli chiese se sapeva perché era stato arrestato. Rispose di no. Martinez fu sospettato di una serie di rapine messe a segno tra dicembre 2005 e maggio 2007 in una carrozzeria. I testimoni oculari lo identificarono come aggressore e, al processo, i suoi alibi non vennero presentati in modo completo: la giuria di 12 persone si convinse della sua colpa. Martinez, tuttavia, continuava ad affermare la propria innocenza. La via più semplice, per lui, sarebbe stato dichiararsi colpevole: i pubblici ministeri gli proposero un patteggiamento che gli avrebbe concesso una pena di soli due anni e il suo avvocato lo aveva invitato a firmare. Invece Ruben non lo fece e, nel corso degli anni, ribadì la propria innocenza attraverso una serie di appelli, che furono respinti.
Dopo aver appreso dell’istituzione di una unità di revisione della condanna, lui e sua moglie Maria contattarono l’ufficio del procuratore distrettuale: gli alibi non erano stati analizzati correttamente, al momento del processo, e i testimoni furono considerati attendibili anche quando non lo erano. Martinez era al lavoro quando due dei crimini furono commessi.
I vice procuratori distrettuali esaminarono attentamente le prove e scoprirono che, in effetti, Martinez poteva avere ragione: le indagini furono riaperte. Vennero rintracciati altri testimoni, più attendibili, e vennero presentati i documenti di lavoro e le buste paga che confermavano che Martinez non avrebbe potuto commettere quelle rapine. All’inizio di novembre, il vice procuratore distrettuale ha chiesto alla corte di liberare Martinez.
Ruben avrà diritto a 140 dollari (circa 126 euro) per ogni giorno di incarcerazione, che potrebbe ammontare a più di 600 mila dollari (oltre 540 mila euro) in totale. Ma il procuratore distrettuale Jackie Lacey ha riconosciuto che nessuna cifra potrà mai compensare la sofferenza patita dalla sua famiglia: «Non riesco nemmeno a immaginare, 11 anni… È difficile persino spiegarlo o pensarci».